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Un prete psicologo sottolinea il duro effetto della pandemia su sacerdoti e religiose

By Marco Iacobucci Epp | Shutterstock

John Burger - pubblicato il 03/06/21

I laici possono fare molto per aiutare i loro pastori, che come in India sono disposti a offrire la vita per i loro fedeli

In più di un anno di pandemia di Covid-19, molti sacerdoti cattolici hanno riportato senso di perdita di identità, sostiene uno psicologo canadese.

Dover predicare a banchi vuoti e limitare l’ingresso dei fedeli nelle chiese, essere impossibilitati a visitare i malati o chi è costretto a casa, dover cancellare gli eventi e non sentir cantare la propria congregazione sono tutte situazioni che sono risultate “particolarmente difficili” per i sacerdoti, ha affermato padre Stephan Kappler, presidente e psicologo responsabile di Southdown, un’organizzazione con base nell’Ontario che si prende cura della salute mentale di clero e religiosi.

“Molti mi hanno detto ‘Non avremmo mai pensato di dover diventare dei poliziotti in parrocchia’”, ha dichiarato p. Kappler alB.C. Catholic, dell’arcidiocesi di Vancouver (British Columbia). “Anziché prendersi personalmente cura del proprio gregge, tutto quello che fanno è dire ‘No, mi dispiace, dovete registrarvi’”.

“Altri hanno sentito il peso del fatto di essere criticati da entrambe le parti, da alcuni parrocchiani per il fatto di essere troppo rigidi e da altri per esserlo stato troppo poco. Oltre a questo, l’adattamento per usare le nuove tecnologie per trasmettere in diretta e gestire le comunicazioni dal marzo 2020 ha pesato molto su alcuni pastori”.

“Mi sono reso conto che il sostegno sociale è molto importante”, ha detto p. Kappler. “In altri termini, bisogna compiere uno sforzo per raggiungere le persone e collegarsi a loro”.

“Isolamento e solitudine per lunghi periodi in genere non favoriscono strategie positive o di adattamento”, portando non di rado a problemi come “l’eccessivo consumo di alcool o altre problematiche”.

Per questo, ha incoraggiato i pastori a “riservare del tempo a conversazioni di qualità con persone di loro fiducia, prendere un giorno alla volta, rimanere saldi in Gesù e cercare aiuto se è necessario”.

“Un’alta percentuale di noi membri del clero è perfezionista”, ha continuato. “Il perfezionismo è da un lato una cosa positiva perché rende efficienti, responsabili, e si vogliono fare le cose con uno standard elevato, ma ha anche un costo elevato, e questo costo consiste nel fatto che non c’è spazio per la debolezza”.

Se la gente in generale ha difficoltà a chiedere aiuto, ha riferito il presbitero al B.C. Catholic, per il clero è ancor più difficile. “L’ho sperimentato con i sacerdoti, ed è estremamente più impegnativo dire ‘Ho bisogno di aiuto’. A volte i sacerdoti vengono messi su un piedistallo, e c’è ancora uno stigma legato al valore mentale”.

I laici possono, ovviamente, aiutare con le preghiere. P. Kappler ha anche suggerito di scrivere una lettera o un biglietto con un semplice messaggio di incoraggiamento, un’assicurazione di preghiere e una possibile offerta di sostegno. “Giusto per sapere che la gente pensa a loro e che non sono soli. Aiuta molto”.

L’altissimo prezzo pagato dalla Chiesa indiana

In India la Chiesa ha pagato un prezzo altissimo per la pandemia di Covid-19, che ha ucciso finora più di 200 sacerdoti, tra cui tre vescovi. Molti di loro sono morti in zone remote in cui le strutture sanitarie sono rare.

Anche tra le religiose le vittime sono state numerose, visto che ne sono morte circa 210.

Il sacerdote cappuccino Suresh Mathew, editor della rivista Indian Currents, gestita dalla Chiesa, ha stilato una lista dei sacerdoti e delle religiose del Paese deceduti, anche se il numero potrebbe essere più alto, visto che alcune vittime non vengono riportate.

“L’elevato numero di vittime tra sacerdoti e suore è dovuto al fatto che lavorano in zone remote in cui le strutture sanitarie sono rare”, ha sottolineato padre Mathew. “La maggior parte di loro ha rischiato la propria vita per servire la Chiesa e la società. La Nazione manca di infrastrutture nel settore sanitario. Hanno vissuto e lavorato nelle zone rurali e sono morti lì”, ha detto padre Mathew a Vatican News.

Nonostante il rischio di infezione, diocesi e congregazioni religiose si sono impegnate per alleviare la sofferenza della popolazione dovuta alla pandemia. Molte diocesi e congregazioni hanno messo a disposizione le proprie strutture per il trattamento dei pazienti affetti di Covid-19, mentre altre hanno iniziato a servire pasti gratuiti a malati di Covid-19 ricoverati, alle loro famiglie e a chi è in quarantena.

P. Mathew ha affermato che il numero di vittime è aumentato per “l’accesso tardivo agli ospedali, che ha portato a diagnosi anch’esse tardive”, e che il tasso di mortalità avrebbe potuto essere molto inferiore se fossero stati messi a disposizione più vaccini.

P. Mathew guarda però a queste morti tragiche alla luce della fede, dicendo che chi è morto “gode la benedizione eterna”.

Il 1° giugno, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, in India erano stati confermati 28.175.044 casi di Covid-19 quest’anno, con 331.895 morti.

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