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Il valore della scuola nello sviluppo emotivo e relazionale

EDUCATION

Jacob Lund - Shutterstock

Ospedale Bambino Gesù - pubblicato il 01/06/21

L'esperienza della scuola va ben oltre il “semplice” imparare. La scuola non è solo un luogo di istruzione, ma è anche luogo di relazioni, emozioni, curiosità, sfide, frustrazioni e soddisfazioni.

Di Francesca Bevilacqua

La scuola è l’ambiente in cui bambini e ragazzi passano la maggior
parte del loro tempo. Definisce i ritmi della vita di un bambino dai primi anni fino all’adolescenza. Per tutti questi motivi è molto importante proteggere l’esperienza emotiva del bambino a scuola, ponendo attenzione a tutti quei segnali che possono indicare un malessere o una difficoltà.

Il nido

Il nido (dai 6 mesi ai 3 anni) è una scuola nata dai cambiamenti nell’organizzazione delle famiglie e della società. Spesso, infatti, entrambi i genitori lavorano e non ci
sono altre figure della famiglia a cui poter affidare i bambini piccoli.

Per quanto i nidi siano organizzati per rispettare il più possibile i bisogni dei bambini anche molto piccoli, nei primi 12 mesi di vita può essere un’esperienza faticosa stare
tante ore lontani dalle figure di riferimento in un ambiente in cui c’è un adulto ogni 5-6 bambini.

Nel primo anno di vita i bambini beneficiano infatti molto del rapporto uno a
uno. Non bisogna stupirsi dunque se un bambino mostra difficoltà nel separarsi dai genitori.

I bambini possono manifestare stress a questa età modificando la qualità del sonno, dell’alimentazione o mostrando nervosismo. Se si notano segnali di stress e la famiglia non ha alternative rispetto al nido, può essere utile una consulenza psicologica che metta i genitori nelle condizioni di poter aiutare meglio i propri bambini ad affrontare questa esperienza.

Alcuni campanelli di allarme

Il bambino ha un livello di stress che modifica la qualità del sonno e dell’alimentazione e lo rende particolarmente nervoso.

La scuola dell’infanzia

La scuola dell’infanzia (dai 3 ai 6 anni) è un ciclo di scuola fondamentale. Il bambino si confronta con i coetanei (“il gruppo dei pari”) e nel gruppo apprende le regole del vivere in società.

L’impegno emotivo

Le attività proposte dalla scuola dell’infanzia passano attraverso il gioco, ma non
dobbiamo scordare che trascorrere tante ore in un grande gruppo con pochi adulti di riferimento comporta, per un bambino di quella età, anche impegno e fatica.

La fatica e la bellezza delle relazioni con i pari

Le relazioni con i compagni sono stimolanti e preziose: i bambini imparano a confrontarsi, a discutere e fare pace, a rispettare gli altri e dunque a rispettare sé stessi.
A volte, anche in bambini così piccoli, le relazioni con i compagni possono essere caratterizzate da momenti di inclusione e di esclusione emotivamente faticosi.

L’ascolto

È importante che il genitore ascolti con partecipazione le avventure scolastiche in questo periodo, dando il giusto peso e non sminuendo ciò che il bambino fa a scuola.

Alcuni bambini possono avere difficoltà nel separarsi dai genitori e, in particolare in questo periodo, le regole legate alla pandemia non permettono sempre, all’ingresso a
scuola, un passaggio graduale dalle braccia dei genitori al gruppo classe.

Queste difficoltà sono comuni e normali all’inizio dell’anno o al rientro da periodi di vacanze. Se si protraggono oltre le prime settimane è bene confrontarsi con il pediatra e lo psicologo.

Il dialogo con gli insegnanti

È utile poter avere un confronto anche con le insegnanti, che hanno la possibilità di osservare come il bambino interagisce nel gruppo, considerando che a volte i bambini hanno comportamenti diversi a casa e a scuola.

Se le insegnanti segnalano difficoltà nella relazione con gli altri bambini, tendenza all’isolamento, facile distraibilità o mancanza di interesse nei confronti delle attività proposte, è bene confrontarsi con il pediatra e lo psicologo.

La scuola elementare

L’inizio della scuola primaria è un cambiamento importante, emozionante e stimolante nella vita di un bambino e della sua famiglia. La scuola primaria pone il bambino di fronte ad una serie di sfide emotive spesso anche più complesse rispetto alla richiesta di imparare a leggere, a scrivere, a far di conto.

I bambini si trovano infatti immersi in un ambiente che ha ritmi, regole e richieste diverse da quelli a cui sono abituati. La didattica scolastica richiede delle prestazioni sulle quali i bambini vengono valutati.

I bambini, più o meno spontaneamente, si mettono in confronto e in competizione sui loro risultati scolastici. La relazione con le maestre, per quanto accogliente e attenta, è diversa dalla relazione “materna” che i bambini ricevevano nella scuola dell’infanzia.

I tempi in cui i bambini devono stare fermi e attenti sono molto più lunghi rispetto ai tempi di gioco libero. Nel corso del primo anno è importante controllare come il
bambino si avvia ad apprendere la lettura, la scrittura e la conoscenza dei numeri.

Una diagnosi di “disturbo specifico di apprendimento” non è possibile prima del secondo anno delle scuole elementari, ma alcuni segnali si possono individuare anche nel corso del primo anno e una presa in carico tempestiva è fondamentale per la riabilitazione e per mantenere alta la motivazione del bambino.

Un bambino che si rifiuta di fare i compiti, che si stanca facilmente, che mostra frustrazione nel confronto con i compagni, che non vuole andare a scuola può nascondere una fatica nell’apprendimento che deve essere approfondita.

È importante porre attenzione anche ai segnali di stress legati a tematiche come l’ansia da prestazione (per un approfondimento vedi articolo su Somatizzazioni).

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Tags:
emozionirelazionisviluppo
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