Aleteia logoAleteia logo
Aleteia
martedì 15 Giugno |
Beato Clemente Vismara
home iconFor Her
line break icon

Tragedia sulla funivia Stresa-Mottarone: distrutte 5 famiglie

ITALY ACCIDENT

Handout / Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico / AFP

Annalisa Teggi - pubblicato il 24/05/21

Mamme e papà, nonni e bambini, fidanzati. Sulla cabina precipitata nel vuoto c'eravamo tutti noi, famiglie e giovani impegnati nello studio e sul lavoro.

È tragico il bilancio dell’incidente capitato ieri sulla funivia Stresa-Mottarone: 14 vittime e un bimbo sopravvissuto in gravi condizioni.

Un volo di 20 metri

L’incidente è accaduto nella mattina di domenica 23 maggio, poco prima delle 13. Per tutte le vittime l’idea era quella di fare una gita nella cornice di un paesaggio da sogno: la funivia del Mottarone, partendo dalla frazione di Carciano di Stresa, sale fino a 1491 metri sul versante piemontese del lago Maggiore. La cabina che è precipitata nel vuoto era a capienza dimezzata a causa delle restrizioni Covid, e dunque a bordo c’erano “solo” 15 persone. Un padre e suo figlio sono salvi proprio perché è stato detto loro che sarebbero saliti con la successiva.

Cosa è accaduto? Il procuratore di Verbania Olimpia Bossi ha disposto il sequestro dell’impianto della funivia del Mottarone. La procura indaga per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose

Il tragitto della funivia dura circa 20 minuti, la tragedia è capitata a poche centinaia di metri dall’arrivo in corrispondenza dell’ultimo pilone: un cavo si è spezzato e la cabina ha fatto un volo nel vuoto di 20 metri, si è schiantata al suolo e ha iniziato a rotolare verso valle, finendo la sua corsa contro alcuni alberi. Ai soccorritori e alle forze dell’ordine giunti sul luogo si è presentata una scena raccapricciante. E noi, attoniti spettatori, siamo muti di fronte all’immagine che circola su ogni mezzo d’informazione: lamiere accartocciate e lo sfondo di un panorama dalla bellezza disarmante.

View this post on Instagram

A post shared by Tiscali (@tiscali.it)

Tredici persone sono morte sul colpo, tra cui un bimbo di due anni, mentre un altro di 5 è morto all’ospedale infantile Regina Margherita di Torino, dove è ancora ricoverato in prognosi riservata l’unico superstite, un piccolo di 5 anni di nome Eitan.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il capo del Governo Mario Draghi hanno mandato il loro personale messaggio di cordoglio alle famiglie coinvolte.

Anche la CEI prega per le vittime. I Vescovi italiani, riuniti a Roma per la 74ª Assemblea Generale che verrà aperta oggi pomeriggio da Papa Francesco, hanno affidato la loro vicinanza alle famiglie alla voce del Cardinal Bassetti:

Si tratta di un evento che tocca nel profondo la sensibilità di tutti, soprattutto in considerazione del contesto di serenità e di svago nel quale si è consumata la tragedia. Il profondo dolore si fa adesso preghiera d’intercessione per i componenti delle cinque famiglie, di conforto per i loro cari e di sostegno per il bambino sopravvissuto e ricoverato in gravi condizioni presso l’ospedale di Torino

Da CEI

Un solo sopravvissuto, Eitan lotta in ospedale

Resta in condizioni gravi il bimbo di 5 anni, unico superstite di una famiglia israeliana. E’ al momento ricoverato nel reparto rianimazione dell’ospedale Regina Margherita di Torino. E’ intubato e sedato. Ieri e’ stato sottoposto ad un intervento chirurgico per la riduzione delle fratture. Non ce l’ha fatta, invece, l’altro bambino, che era stato trasportato d’urgenza nello stesso ospedale.  

Da Agi

Aya Biran è la zia di Eitan, il bimbo sopravvissuto che lotta per la vita in ospedale. E’ arrivata ieri nella tarda serata a Torino da Pavia, dove lavora come medico in carcere. Sarà lei a prednersi cura di questo piccolo che ha perso i genitori e il fratello Tom di appena 2 anni.

Erano tre i bimbi nella cabina precipitata e viene da pensare al loro entusiasmo per quella gita affacciati sul Lago Maggiore dall’alto. Avranno fatto amicizia mentre salivano? Tom è morto sul colpo, Mattia è morto all’arrivo in ospedale e solo Eitan è sopravvissuto, anche se le sue condizioni restano critiche e i medici non si sbilanciano nel fare prognosi rincuoranti. Tutti noi ci aggrappiamo alla speranza che possa salvarsi, e tremiamo al pensiero di come ricomincerà a vivere col peso di questo orribile incidente sulle spalle.

Le vittime, 5 famiglie distrutte

Si sono ritrovati insieme senza volerlo: 15 persone nella cabina di una funivia. Si fa amicizia in fretta in questi casi, proprio perché – anche se per poco tempo – si condividere un’esperienza che è piacevole ma anche vertiginosa. Anche chi non ha paura di salire su una funivia, in fondo un po’ ce l’ha. Si è sospesi sul vuoto, insieme. E insieme questo gruppo casuale di persone ha affrontato l’incomprensibile destino di morire in una domenica di pieno sole e gioia.

A noi che leggiamo la cronaca di questa tragedia pare che non sia poi così casuale quel gruppo. Si assomigliavano molto. 5 famiglie sono state distrutte, dietro ciascuna un’ipotesi di vita fondata su valori semplici e buoni: i figli, studi e lavori orientati al bene comune, una vita fatta di relazioni affettive forti.

1 Roberta e Angelo, gli sposi piacentini

Roberta Pistolato compiva 40 anni proprio ieri e aveva deciso di festaggiare con suo marito Angelo Vito Gasparro concedendosi una gita sul lago Maggiore. Roberta ha mandato l’ultimo messaggio alla sorella: “Stiamo salendo in funivia”.

Erano originari di Bari, ma vivevano nel Piacentino. Angelo era guardia giurata, mentre Roberta lavorava come guardia medica. Dopo l’arrivo del Covid aveva scelto di essere in prima linea, forse anche in seguito alla perdita di una delle sorelle proprio a causa del virus. Era perciò impegnata nelle vaccinazioni, sia negli hub sul territorio, sia a domicilio delle persone impossibilitate a muoversi di casa.

2 Silvia e Alessandro, i fidanzati di Varese

Silvia Malnati aveva 27 anni e il suo fidanzato Alessandro Merlo ne aveva 29. Si era laureata lo scorso 23 marzo e aveva scelto questa frase per festeggiare il traguardo su Instagram:

Qualunque cosa tu possa fare, qualunque sogno tu possa sognare, comincia. L’audacia reca in sé genialità, magia e forza. Comincia ora.

Aveva cominciato. E lavorava come commessa in un punto vendita della Kiko a Milano. Lei e il fidanzato avevano deciso di trascorrere un weekend al lago, in uno dei primi momenti in cui le restrizioni del Covid lasciavano maggior flessibilità di movimento.

3 Serena e Mohammadreza, i fidanzati di Cosenza

Aveva 27 anni anche Serena Cosentino, sulla cabina insieme al fidanzato iraniano Mohammadreza Shahaisavandi di 23 anni. Entrambi originari della provincia di Cosenza, si erano trasferiti per studiare. Serena aveva vinto un concorso a Verbania come borsista di ricerca al Cnr Istituto di Ricerca sulle Acque e aveva preso servizio il 15 marzo. Il fidanzato studiava a Roma, ma si era recato a Verbania per trascorrere il fine settimana insieme all’amata.

4 La famiglia israeliana

Un’intera famiglia di origini israeliane è stata quasi completamente distrutta nell’incidente. I giovani genitori Amit Biran, 30 anni, e sua moglie Tal Peleg, 26 anni, vivevano a Pavia coi loro figli, Tom di 2 anni e Eitan che è l’unico sopravvissuto. Anche i bisnonni sono morti, erano arrivati in Italia da Tel Aviv per trovare i loro parenti ed erano andati tutti insieme in Piemonte per una gita al Mottarone.

Da un paio di settimane questa famiglia aveva traslocato per dare una casa più grande ai figli.

5 Elisabetta, Vittoria e Mattia, la famiglia di Varese

C’è anche una famiglia di Vedano Olona (Varese) tra le vittime di questa tragedia: padre, madre e figlio. Vittorio Zorloni e la compagna Elisabetta Persanini sono morti sul colpo, mentre si è sperato per il loro figlio Mattia di 5 anni. All’inizio è stato contato tra i sopravvissuti, ma è morto dopo essere stato trasportato a Torino.

Scampati miracolosamente alla tragedia

C’è anche chi guarda a questo fatto tragico con cuore attonito. Dario e suo figlio di sei anni si ritengono dei miracolati. Erano in fila per salire sulla cabina che saliva sul Mottarone ma al momento di entrare nella cabina non c’era più posto e così sono rimasti a terra. In questo caso le restrizioni imposte dal Covid hanno salvato loro la vita.

«Avevo deciso di portare il mio bambino ad Alpiland dove c’è una pista di bob ma per una serie di miracolose coincidenze quando siamo arrivati a prendere la funivia, la cabina che si è schiantata era già al completo e quindi non siamo potuti salire ma eravamo i prossimi e quindi ci siamo fermati ad aspettare la cabina successiva che non abbiamo mai preso»

Da Leggo

Appesi a un filo di speranza

Come è potuto accadere? Ci lasceranno appena una manciata di ore per stare in silenzio davanti a questa tragedia prima di inondarci di ipotesi, ricostruzioni, presunti colpevoli.

E come per il ponte Morandi le giuste indagini sul caso non ci toglieranno la vertigine che preme sullo stomaco. Sospesi su un ponte, appesi a una funivia: cadere nel vuoto inerti e all’improvviso. E’ un incubo che si fa realtà, ma la verità è che siamo sospesi e appesi in ogni istante. E non c’è coscienza più realista di quella che dice “siamo appesi a un filo”. Ho visto che qualcuno ci ha fatto già una vignetta.

Quando diciamo che la speranza è appesa a un filo, intediamo dire che è fragilissima … che c’è ben poco a cui aggrapparsi davvero. Ma forse bisognerebbe avere il coraggio di pensare il contrario. Anche coi piedi terra, avendo per alleata la forza di gravità, non siamo un briciolo più al sicuro di chi era appeso a un filo sulla funivia del Mottarone.

Io ho la fobia di ogni mezzo sospeso e so bene perché. Non è sfiducia nelle capacità tecniche dell’uomo. E’ proprio il terrore di guardare come stanno le cose. Perché noi siamo sempre su un ponte o su una funivia. Siamo sospesi e appesi a un mistero che toglie il fiato. Di un uomo consapevole si dice che ha i piedi per terra, e questo la dice lunga sull’illusione che teniamo sullo sfondo della vita: ci convinciamo di stare in piedi da soli ancorati a forze che possiamo gestire.

Ben più consapevole è lo sguardo di chi sa che siamo appesi in ogni istante, come la cabina di quella funivia. Significa che siamo fragili e in pericolo, la forza di gravità non ci mette in salvo da nulla. Ma questo non significa essere disperati e pessimisti. E’ a questo punto che possiamo decidere se la speranza è davvero appesa al filo del Cielo o solo appesa alle nostre piccole corde di umana tenacia. Le corde umane non tengono – per fragilità connaturata o per dolo – e oggi piangiamo chi è morto precipitando nel vuoto.

Ma proprio oggi, con quella vertigine nello stomaco che morde forte, è il tempo giusto per ricordarci che solo rimanendo appesi al filo di speranza che è il nostro cordone ombelicale col Cielo possiamo stare lì dove siamo, proprio perché siamo sempre esposti e sospesi sul vuoto.

Tags:
cronacafamigliamorte
Sostieni Aleteia

Se state leggendo questo articolo, è grazie alla vostra generosità e a quella di molte altre persone come voi che rendono possibile il progetto evangelizzatore di Aleteia. Ecco qualche dato:

  • 20 milioni di utenti in tutto il mondo leggono Aleteia.org ogni mese.
  • Aleteia viene pubblicato quotidianamente in sette lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese, polacco e sloveno.
  • Ogni mese, i nostri lettori visionano più di 50 milioni di pagine.
  • Quasi 4 milioni di persone seguono le pagine di Aleteia sui social media.
  • Ogni mese pubblichiamo 2.450 articoli e circa 40 video.
  • Tutto questo lavoro è svolto da 60 persone che lavorano full-time e da altri circa 400 collaboratori (autori, giornalisti, traduttori, fotografi...).

Come potete immaginare, dietro questi numeri c'è un grande sforzo. Abbiamo bisogno del vostro sostegno per poter continuare a offrire questo servizio di evangelizzazione a tutti, ovunque vivano e indipendentemente da quello che possono permettersi di pagare.

Sostenete Aleteia anche solo con un dollaro – ci vuole un minuto. Grazie!

Preghiera del giorno
Oggi festeggiamo anche...





Top 10
1
Landen Hoffman
Sarah Robsdotter
“Gli angeli mi hanno preso e Gesù mi vuole bene”: un bimbo di 5 a...
2
don Marcello Stanzione
Le confessioni di Mamma Natuzza: “Ho visto i morti, ecco co...
3
nun
Larry Peterson
Gesù ha donato a questa suora una preghiera di 8 parole per esser...
4
Lucía Chamat
La curiosa fotografia di “Gesù” che sta commuovendo la Colombia
5
MOTHER AND LITTLE DAUGHTER,
Silvia Lucchetti
Lui si suicida dopo aver ucciso le figlie: Giulia torna a vivere ...
6
Silvia Lucchetti
Matteo si è ucciso “in diretta” su un forum online. E...
7
Catholic Link
Non mi piaceva Santa Teresa di Lisieux finché non ho imparato que...
Vedi di più
Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni