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Esperienze di Morte Imminente: che cosa pensarne

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Mons. André-Joseph Léonard - pubblicato il 21/05/21

Lo spirito sembra restare attivo senza l’ausilio del corpo 

Pamela Reynolds, un’americana di 35 anni, ha vissuto nel 1991 una EMI mentre veniva operata a un aneurisma gigante. Il neurochirurgo Robert F. Spetzler ha utilizzato la tecnica dell’“arresto ipotermico”, nella quale è un rinomato pioniere: essa consiste nell’abbassare la temperatura corporea a 15,5°C e attivare una circolazione sanguigna extracorporea. Pamela è stata dunque mantenuta per 45 minuti con un elettroencefalogramma piatto. Se ne può dunque dedurre che il suo sistema cerebrale fosse privo di qualsivoglia attività. Eppure l’EMI di Pamela si è svolto – a quanto lei ha raccontato – proprio in questo lasso di tempo di arresto cardiaco isotermico. 

Avrebbe vissuto una decorporazione al momento dell’arresto ipotermico, tanto che si è rivelata in grado di raccontare l’operazione nei suoi minimi dettagli, riportando – con massimo stupore dell’équipe medica – le esatte conversazioni svoltesi tra i chirurghi. È stata pure capace di descrivere gli strumenti utilizzati durante l’intervento, e con dovizia di dettagli tale che non sempre i medici ne hanno una simile. L’esperienza di Pamela ha comportato la caratteristica visione del tunnel e della luce. La sua testimonianza è stata molto mediatizzata, ma molti altri riportano i medesimi elementi, in particolare la visione  o l’ascolto di cose che i testimoni non avrebbero potuto materialmente apprendere lì dove/come si trovavano. Sono testimonianze che rimettono in causa profondamente la dipendenza della coscienza in rapporto al corpo. Le spiegazioni scientifiche immaginate non sono compatibili con le testimonianze concrete, che anzi invalidano le prime: non è possibile spiegare in modo completamente razionale il fenomeno delle EMI, che si mostra refrattario alla riduzione a semplici interazioni cerebrali. 

Lo stallo della scienza 

La scienza non può che vacillare, su questa materia, perché i suoi metodi e i suoi strumenti sono legati alle leggi fisiche di questo mondo, e non sappiamo se e come essi valgano nell’aldilà. Erwin Schrödinger scriveva già nel 1945, a tal proposito, in Nature and the Greeks

Sono sbalordito dal constatare fino a che punto l’immagine scientifica del mondo reale attorno a noi sia deficitaria: essa ci fornisce gran quantità di informazioni fattuali, ordina tutte le nostre esperienze in modo magnificamente coerente, eppure è orrendamente silenziosa quanto a tutta quella disparata massa di cose che ci stanno effettivamente a cuore e che realmente c’importano. Essa non può dirci nulla del rosso e del blu, dell’amaro e del dolce, del dolore e del piacere fisici; non sa nulla del bello e del brutto, del buono o del cattivo, di Dio e dell’eternità. La scienza pretende talvolta di rispondere ad alcune domande in questi campi, ma le risposte sono spesso tanto ridicole che non siamo inclini a prenderle sul serio. 

Convergenza con la dottrina cristiana sulla morte 

Le EMI, che si collocano “sulla soglia” della morte e non “oltre”, non dicono tutto del nostro destino al di là della vita presente. Esse parlano di un limite al di là del quale ogni ritorno è compreso come impossibile. Tutte le testimonianze che abbiamo non possono che evocare, evidentemente, ciò che si situa oltre quel limite compreso come decisivo e irrevocabile, e dunque restano “sulla soglia” della morte, non oltre. 

Tali elementi relativizzano la possibilità di parlare della morte in modo completo: le EMI non evocano che una parte del nostro destino al di là della vita presente. Non possiamo tuttavia trattenerci dal constatare la sorprendente convergenza tra questi fenomeni e ciò che insegna la dottrina cristiana sulla morte e quanto la segue. Per i cristiani, infatti, il passaggio dalla vita terrena alla vita eterna mediante la tappa della morte suppone anche certi elementi che possono essere facilmente messi in corrispondenza con le peculiarità delle EMI: 

  • separazione dell’anima (spirituale e immortale) dal corpo (materiale e mortale) alla morte; 
  • esistenza di un altro mondo (fluttuazione nello spazio nuovo); 
  • esistenza di una vita oltre la morte (molteplici esseri percepiti nel nuovo spazio); 
  • niente reincarnazione (tunnel e passaggio attraverso avvertiti come irreversibili); 
  • possibilità dell’inferno (EMI negative); 
  • giudizio della vita e possibilità del purgatorio (bruciante revisione di vita che invita a conversione); 
  • possibilità del paradiso (luce in fondo al tunnel); 
  • comunione dei santi (riconoscimento dei cari trapassati); 
  • compagnia degli angeli (esseri spirituali); 
  • incontro con Cristo Luce del mondo (l’essere di luce in fondo al tunnel); 
  • vita eterna molto attraente (forte attrazione per la realtà luminosa). 

Le EMI riprendono in maniera precisa e dettagliata l’insieme dei temi tradizionali che sono presenti nella dottrina cristiana, al centro della quale si afferma che “Dio è amore”. Cristo è, secondo l’Evangelo, la Vita, la Luce che illumina ogni uomo in mezzo alle tenebre, e che conduce alla vita eterna. 

Le persone che hanno vissuto delle EMI restano generalmente molto segnate: l’esperienza viene descritta da tutti come indimenticabile, forte, e introduce un cambiamento nella visione del mondo e nella comprensione della natura e dell’universo. Gli studi mostrano che i loro testimoni rimettono totalmente in questione il loro sistema valoriale; alcuni rompono vecchie relazioni in corso, certe volte anche con la loro famiglia se vi sussistono dinamiche disfunzionali. 

Nel 1988 il cardiologo Più Sam Lommel, insieme con gli psicologi Ruud Van Wees e Vincent Mejers, ha effettuato uno studio retrospettivo nei Paesi Bassi. Questo studio è frutto di quattro anni di ricerche ed è stato seguito da un altro studio, longitudinale, che ha seguito i testimoni nel seguito delle loro vite. I pazienti testimoni di EMI sono stati seguiti per un periodo oscillante fra i due e gli otto anni dall’esperienza: ne è emerso che la maggior parte di loro ha cambiato attitudine riguardo a quanti li circondano, alla morte, alla religione, e in sintesi hanno visto crescere la fiducia nella vita e in loro stessi. 

L’EMI porta a cambiamenti di vita 

Le esperienze di morte imminente hanno quasi sempre un impatto profondo sull’individuo, che si traduce in un cambiamento di vita. Questo impatto è riconosciuto dagli psicologi che hanno studiato i casi di EMI. Le attitudini materialiste e la ricerca di riuscita sociale e finanziaria si trasformano spesso in un bisogno di aiutare gli altri. Anzi, nella maggior parte dei casi la persona diventa intimamente persuasa di una realtà spirituale talvolta indipendente da ogni pratica religiosa. La maggio parte delle persone testimoni di EMI si “converte” nelle settimane o nei mesi seguenti; la loro attrazione per le cose materiali e per i traguardi mondani scema, mentre cresce il gusto per la spiritualità, per l’invisibile e per l’eterno. 

Tutti si convincono di una forma di vita dopo la morte. Benché nessun legame sia stato travato tra l’orientamento religioso e la possibilità di vivere un’EMI, numerosi altri studi riportano una crescita del sentimento religioso dopo l’EMI e un maggiorato interesse per la spiritualità e la preghiera. Dopo questa “sbirciatina al Cielo” o la “visione del Signore” quasi tutti si convincono assolutamente di una forma di vita dopo la morte. 

Distinguere bene tra fede ed EMI 

E tuttavia bisogna ben guardarsi dall’assimilare le EMI alla genuina esperienza di fede, che non ha affatto bisogno di esperienze straordinarie per essere forte, grande e vera. Assimilare indiscriminatamente la fede e queste esperienze rischierebbe di turbare gli spiriti e i cuori, piuttosto che rischiararli. 

Anzitutto, le EMI non sono certo riservate ai cristiani: ne hanno vissute e ne vivono persone di tutte le religioni e di tutte le culture. Ora, il cuore e lo scopo della vita cristiana sono Cristo e il suo messaggio, il che suppone che essi siano noti. D’altra parte, la qualità della vita cristiana non si misura col numero o con l’intensità delle esperienze straordinarie: si può essere grandi credenti senza mai aver “visto” coi propri occhi corporali Cristo o la Vergine o gli angeli. Si può diventare santi senza aver vissuto estasi. 

Il punto di riferimento assoluto per i cristiani – Cristo e l’Evangelo – non è cosa di estasi, di decorporazione o di luci sconosciute. Solo un atto di fede – dunque di fiducia nel Risorto – dà la certezza di essere sulla buona strada verso l’incontro eterno. 

La fede cristiana non passa, ordinariamente, mediante esperienze mistiche sensibili (cioè sostenute da percezioni): l’Evangelo dà priorità ai credenti e non ai veggenti. Credere in Cristo consiste non nel desiderare di vederlo materialmente, ma nell’accordare una fiducia totale, assoluta, alle sue parole trasmesse dagli apostoli e conservate dalla Chiesa. 

EMI ed estasi dicono del cuore umano in superficie, come la spuma sulla riva dice qualcosa del mare; ma solo la parola di Cristo, luce che sorge dall’alto, ne rischiara le profondità. 

I rimpianti più comuni sul letto di morte

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio] 

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aldilàinfernomortemorte cerebraleparadisopurgatorio
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