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Margaret: una mamma contro le mutilazioni genitali femminili

Di Adam Jan Figel|Shutterstock

Paola Belletti - pubblicato il 19/05/21

Con la forza di una madre che vuole difendere le figlie questa giovane madre ugandese sta combattendo contro la ostinata diffusione delle crudeli pratiche di mutilazione genitale femminile: clitoridectomia, escissione, infibulazione.

Margaret è una madre, ha due bambine di 7 e 8 anni; vive in Uganda e per questo incombre su di loro come su migliaia di altre bambine una terribile scadenza: prima che entrino nella pubertà, secondo un’usanza crudele, devono essere mutilate nell’espressione genitale della loro femminilità. Il tutto in vista dell’uomo che da loro dovrà trarre piacere e figli.

Margaret Chepoteltel non è affatto d’accordo e vuole far saltare l’agenda, per le sue piccole e per le altre future donne.

Su Greenme è riportata la sua storia che, grazie a Dio, si unisce a quella di molte altre donne, uomini e istituzioni che con sempre più forza e meno ambiguità si oppongono a queste pratiche lesive del corpo e dell’anima di migliaia di donne.

No alle mutilazioni genitali femminili

Le mutilazioni genitali femminili, che includono un insieme di pratiche tradizionali di origine antica (clitoridectomia, escissione, infibulazione) consistenti nella rimozione parziale o totale dei genitali esterni femminili o altre lesioni agli organi genitali femminili non motivate da alcuna esigenza terapeutica, sono infatti oggetto di una vasta campagna di denuncia internazionale.

Greenme

La voce e la forza di Margaret sono infatti parte di una campagna internazionale promossa da CDFU (Communication for Development Foundation Uganda) contro le Mgf. Make Happiness Not Violence.

Grazie al sostegno congiunto della Spotlight Initiative e di UN Women, la suddetta campagna mira ad eliminare ogni forma di violenza contro le donne in Uganda e nel resto del mondo.

ibidem

L’azione di Margaret è concentrata nel suo villaggio ma il respiro della sua impresa è universale, come solo lo sguardo di una mamma riesce ad essere: tanto più è volontariamente condizionata dall’amore per i propri figli tanto più è capace di estenderlo per immediata analogia ai figli altrui. Ogni nostro figlio va amato anche come non fosse nostro e ogni figlio altrui quasi come l’avessimo partorito noi. Il villaggio da cui Margaret porta avanti la sua battaglia è Luchengenge, nell’Uganda orientale. Lo fa per

(…) testimoniare la sua drammatica esperienza e confrontarsi con tutti i membri della sua comunità (non solo bambine, ragazze e donne, ma anche uomini) per convincerli ad aderire alla campagna di “tolleranza zero” nei confronti delle Mgf.

Con il male non si scende a patti, non c’è nulla da mediare: le nostre figlie non si toccano, il loro corpo è qualcosa di sacro ed esige riverenza e rispetto. Per noi cristiani esso è tempio dello Spirito Santo, ovvero il sito più esclusivo e prezioso al mondo. Ma anche per chi viene da altre fedi è possibile riconoscere nella propria e altrui corporeità una potenza misteriosa che allude allo spirito, una forma che può essergli data solo da qualcosa che non è solo materia eppure in essa si esprime.

Per combattere le Mgf serve educazione

Poiché sono pratiche radicate nella cultura di certe popolazioni significa che bisogna intervenire proprio sulla trasmissione di tali convinzioni e lo si può fare solo con l’educazione, l’informazione e la formazione delle persone.

Uomini, padri, madri, figlie e figli: sapete quali rischi comportano queste orribili vivisezioni sui corpi delle vostre figlie? sapete quale trauma perenne sia vedersi deprivate di una parte così intima e propria? sapete che sottoporre una bambina a tali sevizie è come giocare alla roulette russa con una pistola quasi tutta carica? la morte è una seria eventualità, il dolore, le infezioni ricorrenti, lo choc psicologico un’amara certezza.

Margaret sa quel che dice, purtroppo

Aveva solo 13 anni quando ha subito come quasi tutte le sue coetanee ha subito mutilazioni genitali. E per questo ha pagato subito e paga ancora un pesante salario di dolori fisici e psicologici

Dopo due anni è stata costretta a sposare un uomo e a vivere con la famiglia del marito. A due anni dal matrimonio, è rimasta incinta, ma la mutilazione le ha creato seri problemi al momento del parto, aggravati dal fatto che a causa della mutilazione le hanno dovuto praticare tagli ulteriori per far passare il neonato nel canale del parto, con atroci dolori e sanguinamenti. Lei è sopravvissuta al parto, ma il neonato, purtroppo, non ce l’ha fatta.

Ibidem

Violenza contra la donna perché donna

Se c’è una violenza che si accanisce sulla donna proprio in quanto donna, oltre agli aborti selettivi in base al sesso della nascitura, è proprio quella delle mutilazioni genitali. A dire il vero il campionario di orrori è ancora più ampio e tragico; prostituzione, sfruttamento in varie forme, persino in quella dell’utero in affitto che, pur vantando grandi sponsorizzazioni, è una forma inaudita di violenza e schiavizzazione della donna: soggiogata in nome della sua femminilità e capacità generativa e umiliata ancora nella stessa dimensione.

Queste bambine, poco prima che sbocci la loro futura forma di donna, sono seviziate e mutilate, con la grave complicità dei familiari succubi, spesso, di una cultura di cui non vedono ancora le ingiustizie. O forse non hanno forza per opporvisi? Non così per Margaret che sta trovando la forza per sé e per gli altri.

Gli effetti disastrosi delle Mgf

Le Mgf sono considerate come strumenti di oppressione e di violazione dei diritti delle donne. È ormai noto quanto siano fortemente invalidanti: oltre a provocare dolori cronici, sanguinamenti, infezioni urinarie e vaginali ricorrenti e incontinenza, privano la donna del piacere sessuale, possono portare a infertilità, a gravi complicazioni nel parto e, nei casi più gravi, alla morte neonatale, e favoriscono patologie come la fistola e altri disturbi ginecologici.

Ibidem

Diffusione

La loro diffusione è purtroppo globale ma insiste maggiormente in molti paesi del continente africano: Eritrea, Guinea, Egitto, Mali; e asiatico, India e Pakistan.

Organismi internazionali di primordine, Onu, UE, Unione africana e singoli paesi, hanno già espresso ferma condanna contro le Mgf ma l’effetto di questa messa al bando ufficiale è ancora troppo blando.

Stigma sociale ed esclusione

Purtroppo ciò che le popolazioni che continuano a perpetrare le Mgf non vogliono perdere, con la loro abolizione, il senso di rito di passaggio e ingresso nell’età adulta per le bambine che, senza essere sottoposte a tali pratiche, potrebbero non essere prese in spose. Chi si sottrae a questa tradizione viene infatti discriminato e stigmatizzato; per questo l’azione fondamentale è di ordine educativo e culturale.

Si stima che nel 2021, ben 4 milioni 160mila ragazze siano a rischio di subire la stessa sorte delle 200 milioni di donne che, in 30 paesi del mondo, hanno già subìto mutilazioni genitali.

Ibidem

Il fenomeno dell’immigrazione ha purtroppo portato anche in Italia il fenomeno: nel nostro paese sono tra 60 e 80 mila le donne che hanno subito mutilazioni. Dal 2006 esse sono espressamente vietate dalla legge italiana (l 6/2006 e art. 583-bis del codice penale)

Tags:
mutilazioni genitaliviolenza contro le donne
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