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Il Papa che commissionò una “Messa nell’angoscia provocata dalla peste”

NAPOLI

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Dolors Massot - pubblicato il 19/05/21

Nel XVII secolo, il compositore Orazio Benevoli ricevette da Papa Alessandro VII l'incarico di comporre una Messa, e le diede il titolo toccante “Missa in angustia pestilentiae”

La pandemia di Covid-19 ci ha dato grandi lezioni, una delle quali è rappresentata dagli insegnamenti che la storia custodiva per noi per affrontare il momento presente.

La storia del papato offre uno sguardo trascendente di fronte a una malattia mortale. L’anno è il 1656, e il Papa Alessandro VII.

Anche se il batterio della peste non è stato scoperto che nel 1894 dal batteriologo Alexander Yersin, le misure sanitarie di questo Pontefice riuscirono a proteggere la popolazione nel 1656.

La “peste di Napoli” a Roma

Quell’anno, la peste nera raggiunse Roma e lo Stato Vaticano. Proveniva da Napoli, dove aveva decimato la popolazione. I dati fanno rabbrividire: solo nel Regno di Napoli uccise 1.250.000 persone, metà degli abitanti.

Quell’epidemia proveniva a sua volta dalla Spagna. Negli anni Quaranta del Seicento, la città di Siviglia ne era stata devastata. I ricercatori affermano che da lì passò in Sardegna, e dalla Sardegna a Napoli. Era solo questione di tempo prima che si estendesse al sud e al centro della penisola italica, arrivasse alle porte di Roma e… vi entrasse.

Una misura saggia: il confino

Molto saggiamente, Papa Alessandro VII prese una misura poco convenzionale: la chiusura, la quarantena forzata. Ordinò anche che nell’ospedale i contagiati dalla peste venissero separati perché non propagassero l’epidemia.

Il Pontefice pensò anche che si dovesse pregare in modo speciale per la fine della peste. Tra le altre misure, commissionò una Messa a Orazio Benevoli, che la intitolò Missa in angustia pestilentiae, Messa nell’angoscia provocata dalla peste.

Benevoli era direttore del coro della basilica di Santa Maria Maggiore e in seguito della Cappella Giulia della basilica di San Pietro in Vaticano. Venne anche nominato custode della Congregazione di Santa Cecilia in tre occasioni, nel 1654, 1665 e 1667.

A Roma morirono 9.500 persone dei 120.000 abitanti dell’epoca, ovvero circa l’8% – un successo se paragonato al 50% di vittime a Napoli, al 55% in Sardegna e al 60% a Genova.

Oltre alla Messa, la peste nera ebbe molte altre conseguenze nel mondo della cultura e dell’arte. La presenza della morte, del dolore e della malattia fecero breccia in pittori, scultori, scrittori e filosofi, e le arti diedero una risposta a quella situazione complicata.

Un Papa prudente e audace

Quando ad Alessandro VII, è curioso sapere che da piccolo non godesse di buona salute, visto che ebbe vari incidenti cardiovascolari. Pochi anni dopo, però, si riprese, e una volta diventato Papa poté governare la Chiesa con energia. La storia gli ha dato ragione per quanto riguarda la chiusura di Roma, e oggi continua ad essere un esempio di audacia.

Potete ascoltare qui la Missa in angustia pestilentiae, ma prima una curiosità: il brano è concepito perché i cantanti possano mantenere una distanza di sicurezza tra sé, come si può vedere nell’interpretazione in questo video registrato nel 2020, già in piena pandemia di coronavirus:

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