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Emma Torre: “Mio padre ha vinto questo premio anche se non c’è più”

© raiplay.it

Annalisa Teggi - pubblicato il 12/05/21

La figlia di Mattia Torre (scomparso nel 2019) ha ritirato il David di Donatello vinto da suo padre per la sceneggiatura del film "Figli". Ha commosso tutti la gratitudine sincera di Emma che ha ringraziato i medici "che si impegnano a non far volar via le persone".

Si è svolta ieri sera la 66ima edizione della cerimonia dei David di Donatello, kermesse che celebra il meglio del cinema italiano. Uno dei momenti più commoventi della serata è stato quando la giovanissima Emma Torre è salita sul palco per ritirare il premio al posto del papà, lo sceneggiatore Mattia Torre, morto nel 2019.

Un premio postumo ai Figli di Mattia Torre

È salita sul palco emozionata, ma decisa. Al fianco della mamma, Emma Torre ha ricevuto dalle mani del conduttore Carlo Conti il premio assegnato a suo papà: miglior sceneggiatura per il film Figli.

Mattia Torre, autore dell’omonimo monologo da cui è stato tratto il film, è morto prima che le riprese del lungometraggio cominciassero. La sua lunga malattia lo ha strappato alla vita troppo presto, e lui stesso ne aveva parlato in un libro intitolato La linea verticale. Aveva usato la cifra disarmante e potente dell’ironia, immaginando innanzitutto il suo funerale.

Perché il funerale perfetto è importante che sia devastante anche fisicamente, devi uscire col mal di testa e la voglia di vomitare. Non devi quasi più avere voglia di vivere dopo un funerale veramente riuscito. Ti deve passare la voglia di stare con gli altri, la fiducia nel futuro, l’inclinazione al lavoro, l’appetito. – Mattia Torre

Anche questa storia era approdata sullo schermo, interpretata da Valerio Mastrandrea. Torre e Mastrandrea erano legati da una profonda amicizia, non stupisce quindi che l’attore romano sia diventato anche interprete del monologo Figli e poi protagonista del film tratto dallo stesso testo.

I figli, quando vengono al mondo, mettono fine con violenza inaudita a quella stagione di aperitivi, feste e possibilità che ti sembravano il senso stesso della vita.

È una delle battute folgoranti del monologo scritto da Mattia Torre. Potrebbe sembrare una lettura agrodolce dell’essere genitori, ma tra le pieghe di questa confessione si trova, oltre a un’ironica lettura della quotidianità più autentica, il seme stesso della novità che esplode con l’arrivo dei figli: una caduta a precipizio nel mondo della solida realtà, e un arrivederci senza nostalgia alle frizzanti idee di felicità campate per aria.

E ieri sera sul palco dei David è stata proprio una figlia a mettere un ulteriore tassello nella trama di questa storia: suo padre, in fondo, le aveva detto grazie scrivendo quel monologo e lei è stata forte abbastanza da ringraziarlo a sua volta, ora che non c’è più.

Emma Torre, sul palco per dire grazie ai medici

Innanzitutto volevo fare i complimenti a mio padre, che è riuscito a vincere questo premio anche se non c’è più.

Ci sono carezze di una tenerezza infinita che si riescono a fare solo con l’ironia. Esordendo con questa frase, la giovanissima Emma ha conquistato tutti, ieri sera su quel palco prestigioso. Non ha ceduto alla facile logica del melodrammatico, con spontaneità leggera – quasi seguendo le orme dell’umorismo paterno – ha detto: bravo papà, hai vinto anche se ci guardi dal cielo.

Perché è vero che c’è qualcosa che resta di noi, quando ce ne saremo andati. Lasciamo segni e tracce per gli altri, quello che ci ha sconfitto può essere per altri una testimonianza di coraggio. Tieni con te questa ironia delicata, cara Emma, è un bellissimo paio d’occhiali che papà Mattia ti ha lasciato.

In un discorso di appena due minuti c’è stato tempo anche per una dedica:

Figli parla di famiglie sole e bambini che nascono, per questo ringrazio anche le ostetriche che ogni giorno si impegnano per far nascere i bambini e i medici e le infermiere che si impegnano a non far volar via le persone.

Ci sarebbe da imparare da questa sintesi efficace, la mano del medico è lì dove la vita inizia e dove finisce. Compagna discreta, non strumento di potere invasivo. L’ospedale è il luogo che accoglie il bambino che nasce ed è anche accanto a chi muore. Ancora una volta sono le voci più giovani a guardare con purezza e sincerità quei dati di realtà che spesso si finisce per camuffare con altre menzogne ideologiche.

Nulla sappiamo, e nulla dobbiamo sapere, di come questa giovanissima ragazza sia stata accanto a un padre che l’ha lasciata troppo presto. Eppure sentiamo una voce che non è stata spezzata da una prova così grande. E forse questo non è altro che è un capitolo nuovo del monologo di Mattia Torre. «I figli ti invecchiano» era il suo esordio potente, ma i figli sanno anche ringiovanirti. Emma ha ritirato il premio e si può quasi dire che abbia preso in mano la staffetta: ora è la sua voce di figlia a dare vita nuova ai copioni in cui suo papà aveva annotato tutte le domande, le ipotesi, le battute, le amarezze su quel mistero che è la vita.

Il paradosso: i figli ti invecchiano

Il monologo di Mattia Torre sui figli ci aveva colpito da quando Valerio Mastrandea lo interpretò qualche anno fa, ospite di Alessandro Cattelan nel suo programma EPCC.

I figli si insinuano nella tua mente in modo subdolo e perverso: se sei con loro ti soffocano, se non ci sono ti mancano. C’è successo di voler scappare dopo troppe ore trascorse insieme a loro e poi trascorre la serata in un ristorante a guardare le loro foto sul telefonino, straziati da una nostalgia senza senso, perché li avresti rivisti dopo un’ora.

Si ride e si piange di fronte a queste parole. Sembra la voce di chi risponde in tribunale, giurando di dire la verità, tutta la verità. Di fronte a una vita che nasce e cresce, un padre e una madre invecchiano. Paradosso. Il tempo, con l’arrivo dei figli, cambia e, da categoria aerea e immateriale, si fa quasi di cemento … pesante, immobile, sfiancante. Non è vero che il tempo insieme a loro, ai piccoli, vola; si fa presente e perciò enorme. 

E dunque il tempo non si misura in minuti e ore. Il peso di uno sguardo, forse regala secoli di gioia a un padre che sa che la malattia gli lascerà troppe poche ore da trascorrere con chi ama.

Il gin tonic e l’eterno

Quando diventi padre (e madre) i progetti vanno tutti a monte, eppure il cuore non è mai stato così spalancato. Ecco il passo più commovente del monologo scritto da Mattia Torre:

La vita stessa che credevi di aver incasellato in categorie discutibili, ma tutto sommato valide, o comunque tue, sfugge via. Sei una piccola parte di un tutto più complesso e i gin tonic hanno smesso di darti l’illusione dell’eternità. Sei un pezzo di un grande ingranaggio, […] d’altra parte il tuo cuore non è mai stato così grande.

Non è male essere pezzi di un ingranaggio, essere parte di qualcosa di più grande delle nostre private ambizioni su cui rovesciamo solo rabbia e vanità. Il vero premio che ieri sera ha ricevuto dal cielo Mattia Torre è stata la voce commossa e lieta di sua figlia Emma.

Noi mamme e papà scriviamo delle bozze – a volte ci sembrano copioni meravigliosi, a volte delle vere schifezze – e poi i nostri figli le trasformano in storie nuove, resta nel loro tono di voce il nostro… ma molto lontano. E va benissimo così, è proprio la freschezza del loro entusiasmo che ci conferma che non siamo fatti per una trama che finisce.

Tags:
cinema italianofiglimattia torre
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