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“L’amore ha le gambe”. E porta in parti del mondo in cui altri temono di entrare

BARONESS COX

UK Parliament | CC BY 3.0

Ewa Rejman - pubblicato il 10/05/21

E si è subito messa all’opera con la sua missione umanitaria, che si è svolta in Polonia, il mio Paese d’origine.

Erano giorni di legge marziale, e l’organizzazione Fondo di Aiuto Medico per la Polonia mi ha chiesto se volevo essere una patrocinatrice. Ho detto che sarebbe stato un onore accettare, ma che non volevo essere solo un nome, e quindi ho iniziato a viaggiare sui camion verso il tuo Paese con forniture mediche per poter garantire che l’aiuto arrivasse ai più bisognosi e non rimanesse nelle mani dei funzionari governativi, ma tornavo anche alla Camera dei Lords e informavo della realtà che avevo visto: la sofferenza delle persone dietro la Cortina di Ferro in quei giorni terribili. Ho saputo di padre Jerzy Popiełuszko e ho assistito a una Messa nella sua chiesa due settimane prima che venisse assassinato. Ogni volta che tornavo in Polonia mi sentivo ispirata e ricevevo una lezione di umiltà grazie alla sua gente, al suo coraggio, alla sua fede, alla sua generosità e anche al senso dell’umorismo. Adoro la Polonia, e il popolo polacco è meraviglioso. Permettimi di mostrarti qualosa [la baronessa Cox stacca dalla parete un diploma incorniciato. È un documento di riconoscenza per il suo aiuto, un Podziękowanie, che le hanno dedicato i combattenti dell’Esercito Nazionale Polacco a Kielce]. Questa è una delle cose più preziose che ho.

Non poteva andare a una persona migliore. Devo ammettere di sentirmi molto onorata per le sue parole sulla Polonia.

Ricordo che una volta, un’estate, abbiamo visitato un seminario e ci hanno dato delle fragole. Mi sono ricordata delle code nei negozi polacchi, e allora ho cercato di mangiarne il meno possibile per lasciarle a loro. Mentre ci stavamo dirigendo al camion per andare via, ho trovato sotto il sedile una borsa piena del resto delle fragole. Volevo che le avessero loro, e invece le hanno date tutte a noi. Ho detto a Tony, il mio autista: “Che persone speciali, i Polacchi!” E Tony si è tolto il suo spesso cappotto e lo ha regalato, perché voleva anche lui dare qualcosa.

Lei è una persona molto speciale! In Azerbaigian hanno messo una taglia sulla sua testa e in Sudan l’hanno condannata al carcere, ed è sfuggita per un pelo a un’imboscata in Nigeria. E nonostante tutto torna.

Credo che sia importante stare con persone che altrimenti sarebbero sole. A volte mi sento molto impotente, perché le loro necessità sono enormi. Non dimenticherò mai la prima volta in cui sono stata in Birmania, una ventina di anni fa, e l’esercito birmano stava attaccando il popolo Karen. Bruciavano villaggi, sembrava l’inferno sulla Terra. La notte prima che ce ne andassimo siamo rimasti vicino alla frontiera in Thailandia. La sensazione era di enorme disagio e tristezza. Ho pensato che le necessità di quelle persone fossero enormi, e temevo che stessimo creando aspettative che non avremmo potuto soddisfare. Abbiamo dovuto salire una montagna molto ripida e aggrapparci agli arbusti della giungla, è stato molto difficile. Mi sono detto: Caroline Cox, sei nonna di sei nipoti (ora sono dieci), non credi che sia ora di crescere e di smettere di venire a fare queste missioni ridicole? Ad ogni modo, abbiamo scalato la montagna fino in cima, e poi dovevamo continuare sulla costa chinati perché c’era una postazione dell’esercito birmano sull’altro monte. Alla fine siamo arrivati in un villaggio remoto. Il popolo Karen si è avvicinato con le lacrime che scorrevano sul volto. Ci hanno detto: “Grazie a Dio siete venuti. Sapevamo che non ci avevate dimenticati. Questo fa veramente la differenza. Non sarebbe importato se non aveste portato nulla. Il fatto che siate qui è tutto ciò che conta”.

Che grande dignità devono avere… Ci sono così tante persone che parlano di diritti umani che è facile avere l’impressione che qualcuno, Governi o istituzioni internazionali, se ne preoccupi davvero e intervenga quando è necessario. Ma non è così. L’ONU o grandi organizzazioni umanitarie spesso non entrano in zone che invece lei visita perché è troppo pericoloso, o perché Governi oppressivi non danno il permesso.

Assolutamente. Parlo ora della Gran Bretagna, ma vado fuori dai gangheri quando so che ci sono persone che vengono torturate o assassinate e il Governo britannico magari parla della questione ma non fa nulla. Ricordo la prima guerra nel Nagorno-Karabakh, in cui si usavano armi illegali, incluse bombe a grappolo, contro gli Armeni. Ho scattato una foto lacerante di un bambino fatto a pezzi da una bomba a grappolo, l’ho mostrata a un alto funzionario governativo e gli ho chiesto quali misure concrete avrebbe preso il Governo britannnico. La risposta? “Nessun Paese ha interesse per altri Paesi, solo interessi. E noi abbiamo interessi petroliferi in Azerbaigian. Buongiorno”.

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Tags:
aiuti umanitari
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