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Emozioni e “trucchetti da santi” (4/5): combattere la pigrizia con Girolamo di Stridone

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Mary Long I Shutterstock

Mathilde De Robien - pubblicato il 09/05/21

Come i santi più grandi hanno gestito le loro emozioni? Sulla scia di Edwige Billot (autrice in Francia di “Et si les saints nous coachaient sur nos émotions ?” [Téqui]), Aleteia vi propone di scoprire ogni giorno per cinque giorni un “trucchetto da santo” per orientare un’emozione secondo il cuore di Dio.

«Ho compreso che non potevamo andare a messa lasciando sul sagrato la nostra collera o la nostra tristezza. No. Il Signore ci chiede di andare verso di Lui con tutto il nostro essere», riflette Edwige Billot, sposata e madre di tre figli, impegnata da un decennio nel campo delle Risorse Umane e autrice di “Et si les saints nous coachaient sur nos émotions ?”, comparso in gennaio per le edizioni Téqui. 

Appassionata dalla dimensione psicologica dell’uomo e dalle testimonianze agiografiche, si è convinta che proprio i santi hanno colto meglio fino a che punto Dio desideri raggiungerci nel fondo delle nostre emozioni. Emozioni e relazione con Dio: due facce della medaglia della vita che possono essere unificate. Non si tratta di ignorare le emozioni (reazioni fisiologiche del nostro corpo a un evento), ma di accoglierle, di comprenderle per rivolgerle verso una buona direzione. Se le emozioni possono farci traballare, esse possono anche – se guardiamo alle vite dei santi – permettere di crescere, di progredire e di prendere buone decisioni. 

L’ozio è il padre dei vizi 

Procrastinazione, flemma, pigrizia… tutte emozioni che ci soni familiari e che richiedono di essere combattute. Per San Paolo, infatti, la pigrizia è un vizio che corrode la carità: 

Non facendo quel che ci si può attendere da noi – precisa Edwige Billot –, feriamo gli altri e mi stessi, poiché non traffichiamo quelli che sono i nostri talenti. 

Inoltre l’ozio è pericoloso nella misura in cui facilita le tentazioni. 

“L’ozio è il padre dei vizi”, apprendiamo dalla saggezza popolare: e non è la sola autorità che metta in guardia contro l’indolenza. Anche le Scritture non ci vanno giù leggere: 

Il pigro è simile a una pietra insudiciata, 
tutti gli fischiano in segno di disprezzo. 

Il pigro è simile a una palla di sterco, 
chi la raccoglie scuote la mano. 

Sir 22,1-2 

I desideri del pigro uccidono, 
perché le sue mani rifiutano di passare all’atto. 

Prov 21,22 

E sempre nei Proverbi si loderà la donna «che non mangia il pane della pigrizia» (Prov 31,27). 

San Paolo – lo si accennava – non è più tenero, coi pigri che fuggono i loro doveri adducendo pretesti: 

Se qualcuno non vuol lavorare, neppure mangi. Abbiamo saputo che alcuni tra voi – sfaccendati e inconcludenti – conducono una vita sregolata: a costoro ordiniamo, nel Signore Gesù Cristo, di lavorare con costanza e di mangiare del loro lavoro.  

2Ts 3,10-12

San Girolamo – il Padre e Dottore della Chiesa a cui si deve la più nota e importante delle traduzioni bibliche antiche in latino – all’inizio del V secolo dava all’amico Rusticus un rimedio infallibile per non cadere nelle tentazioni legate alla pigrizia: restare attivi, così che il demonio ci trovi sempre occupati. 

Vivi in modo che il demonio ti trovi sempre impegnato. 

Lettera 4

Se infatti siamo occupati nel fare il bene, allora logicamente siamo meno disponibili alle sollecitazioni del male. 

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio] 

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