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Signal for help: il segnale di richiesta d’aiuto per le donne vittime di violenza

SIGNAL FOR HELP,

Improvisation2021 | Shutterstock

Silvia Lucchetti - pubblicato il 06/05/21

Un segnale internazionale salvavita per le donne vittime di violenza: si fa con la mano per lanciare una richiesta d'aiuto quando non si possono usare le parole.

Il Signal for help è un segnale internazionale salvavita per le donne vittime di violenza: si fa con la mano per lanciare una richiesta d’aiuto quando non si possono usare le parole.

Un gesto semplice e silenzioso che, se conosciuto da chi è in pericolo e dalla persona al quale è rivolto, può sottrarre alla morte. L’iniziativa nasce durante il primo lockdown dall’associazione Canadian Women’s Foundation e, in poco tempo, si è diffusa in tutto il mondo. (dilei.it)

Una manoper chiedere aiuto, un sos efficace da rivolgere verso lo schermo se sta effettuando una videochiamata, aprendo la porta di casa al fattorino per ricevere una consegna, o magari alla finestra qualora si riesca ad intercettare lo sguardo attento di qualcuno.

DEPRESSION,

L’obiettivo del Signal for help

L’iniziativa che era stata già lanciata, racconta Romasette.it, ha ripreso vigore dal Regno Unito dopo l’uccisione della 33enne Sarah Everard, aggredita in strada, a Londra, mentre di sera rientrava a casa. L’obiettivo del Signal for help è quello di permettere alle donne costrette tra le mura domestiche dalla pandemia di denunciare senza essere scoperte dai partner violenti.

Signal for help: un gesto da imparare

Si mostra prima la mano aperta, poi si piega il pollice all’interno del palmo e infine si chiudono le dita. In questo video esplicativo una donna chiusa in casa con il marito violento, durante una videochiamata ad una sua amica, con la scusa di parlare di ricette le chiede disperatamente aiuto attraverso il Signal for help.

L’uomo è alle sue spalle, guarda fuori dalla finestra e ascolta tutto ciò che la moglie dice. Ma lei, continuando a parlare con naturalezza, compie con coraggio il gesto che può salvarle la vita, mostrando bene la mano davanti la telecamera.

Un segnale che dobbiamo imparare a riconoscere, tenendo gli occhi bene aperti perché ciascuno di noi è custode dell’altro, e per questo è necessario essere degli attenti osservatori.

Un codice importante, ma non basta

Il Signal for help è stato rilanciato anche in Italia da numerose associazioni che si spendono nel sostenere le donne vittime di violenza. Molte fra queste però hanno voluto giustamente precisare che si tratta di una soluzione nata allo scoppio della pandemia per sostenere fidanzate, mogli, compagne, costrette in casa con uomini violenti, e non può essere considerato un caposaldo nella lotta alla violenza sulle donne.

L’opinione delle associazioni che sostengono le donne vittime di violenza

La vicepresidente di fondazione Pangea Onlus, Simona Lanzoni, ha commentato con queste parole all’agenzia di stampa Dire il “Signal for help”:

Oltre a un segnale di richiesta di aiuto dovrebbero esserci risposte concrete, specializzate, da parte di tutti gli attori in causa come le forze di polizia, la procura, la magistratura, i servizi sociali, le avvocate e gli avvocati specializzati sulla violenza e, naturalmente, i centri antiviolenza e le case rifugio, perché oggi in Italia il “Codice Rosso” troppo spesso non risolve la situazione di violenza.

(dire.it)

E poi:

Va decisamente rivisto. A ogni iniziativa di questo tipo dovrebbero seguire risposte operative da parte di chi lavora specificatamente sul tema della violenza e che, per questo, sia in grado di affrontare tutte quelle dinamiche complesse che si verificano nel percorso a ostacoli di fuoriuscita. Altrimenti ogni iniziativa rischia di rimanere fine a se stessa.

(Ibidem)

La violenza: “non un impulso predatorio improvviso ma un’escalation”

Oria Gargano, presidente di BeFree cooperativa sociale contro tratta, violenze, discriminazioni, ha specificato:

Non è che uno ti rapisce per strada mentre tu cammini nella folla, fai questo gesto con la mano e qualche sconosciuto ti salva. (…) Ancora prevale una narrazione convenzionale della violenza di genere, la visione per cui nell’ambito della coppia sia un impulso predatorio improvviso di un uomo, ma non è mai così: è un’escalation. Per questo, bisogna aiutare le donne a decodificare i segnali e andare contro la cultura che considera alcuni atteggiamenti, come la gelosia o il possesso, come segni dell’amore di lui. Le donne che vivono queste situazioni devono avere accesso a percorsi logici, adeguati.

(dire.it)

“Vorrei ordinare una pizza margherita”

Eppure in alcuni casi questi espedienti possono essere davvero fondamentali. A marzo scorso a Milano, una donna di 32 anni si è salvata dalle violenze dell’ex compagno fingendo di chiamare una pizzeria per ordinare da mangiare ma contattando in realtà la Polizia: “vorrei ordinare una pizza margherita”. Le forze dell’ordine hanno colto immediatamente la richiesta di aiuto e hanno inviato sul posto una volante che ha soccorso la donna.

Un falso sito di prodotti di bellezza per aiutare chi è vittima di violenza

Sempre su Romasette veniamo a conoscenza dell’iniziativa di Krystyna Paszko, una 17enne polacca che ha creato un falso sito di e-commerce per vendere prodotti di bellezza, dietro cui si cela un sistema che permette alle vittime di violenza di chiedere aiuto. Ispirandosi ad un progetto francese, ha raccontato, «in cui le persone vanno in farmacia e chiedono una mascherina speciale e così fanno capire al farmacista di essere vittime di violenza domestica», ha dato vita a “Camomiles and Pansies”.

Sul sito è presente una chat nella quale quando le donne chiedono consigli sul tipo di prodotto da acquistare, risponde dall’altra parte uno psicologo o un operatore sociale che acquisisce semplici informazioni per indicare immediatamente quali comportamenti attuare per sottrarsi alle violenze. 

Tags:
aiutoviolenza contro le donne
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