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Il parroco non vedente di Pachino: “Io del mio gregge sento l’odore”

Facebook | Don Matteo Buggea

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 05/05/21

La commovente storia di Don Matteo Buggea, siciliano, che evangelizza tra giovani e non vedenti come lui

Come fa un parroco non vedente ad amministrare una parrocchia? La risposta a questa domanda è nell’operato che ogni giorno don Matteo Buggea, parroco del Sacro Cuore a Pachino (SR), dedica alla sua comunità. 

“Dentro di me vedo chiaro e luminoso”

La disabilità è un limite con cui fare i conti ogni giorno, ma anche uno spazio di opportunità. Don Matteo, non vedente dalla nascita, ne è la dimostrazione.

«Io del gregge sento l’odore. Dentro di me lo vedo bello, chiaro, luminoso. Lo sento piangente, come se cercasse le mie mani per un abbraccio», dice don Matteo Buggea a Insieme per i sacerdoti. E in queste parole c’è il senso stesso della sua missione.

“Dopo di noi”

La parrocchia del Sacro Cuore a Pachino ha visto crescere il parroco non vedente. E l’ha accolto nei suoi primi passi da seminarista prima e prete poi. Qui, grazie all’impegno di Giuseppe Vassalli, che è anche diacono permanente della comunità, è sorto il progetto “Dopo di noi”, dedicato ad alcuni adulti con disabilità che hanno perso i genitori. L’obiettivo è prendersene cura ospitandoli in una casa sorta nei locali limitrofi alla chiesa. 

Il cuore della vita parrocchiale

Gli ospiti della struttura sono il cuore della vita parrocchiale. Hanno bisogno di essere accompagnati, visitati, o più semplicemente – come dice don Matteo – di essere visti. Di ricevere una preghiera.

Don Matteo e i giovani

L’esperienza non ha solo bisogno di progettualità, ma anche di spirito. Condividere, stare con l’altro, facilita tutto.

E l’attenzione di don Matteo Buggea si rivolge ai giovani, che «devono essere educati a diventare cacciatori di perle, per trovare le perle buone tra tanta bigiotteria».

Il sorriso trascinante 

Don Matteo non lascerà mai la sua periferia. Perché, come ci dice con il suo sorriso trascinante, lì l’odore del gregge si sente meglio. Una perfetta definizione di umanità.

La periferia, luogo dove sorge la parrocchia, è sempre stata preferita dal parroco non vedente perché lì ti senti più libero, c’è più spazio e poi… «si pascola meglio!» (Sovvenire).

Tags:
disabilitàparroco
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