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Perché la Chiesa non vende le sue ricchezze e pone fine alla povertà?

pixabay

Catholic Link - pubblicato il 03/05/21

Il regalo migliore che si possa fare a una persona bisognosa non è sempre denaro o beni materiali, ma la presenza di Gesù nei sacramenti e la buona novella che porta la libertà

di Joel Gustavo Calderón

Mi è sempre piaciuto molto ascoltare le spiegazioni di fr. Godínez. In questa occasione, la risposta che dà a questa domanda (la fame e la povertà avrebbero davvero fine se la Chiesa vendesse le sue ricchezze?) è straordinaria e ci fa riflettere.

Forse anche noi ci siamo posti questa domanda. Perché non vendere tutto? Perché tanta necessità da parte della Chiesa di difendere le sue opere d’arte? Come può questo aiutare altre persone?

Dobbiamo ricordare che Dio ha voluto che partecipassimo al suo progetto di salvezza, e per questo molte volte siamo il mezzo che usa per arrivare al cuore di persone assetate di Lui, ma che non Lo conoscono.

Esistono vari modi per arrivare a Dio

Dopo averlo ascoltato, ho ricordato una poesia di León Felipe che può aiutarci a meditare su questo tema e a capire che tutti noi incontriamo Dio in modi diversi.

Può essere proprio nell’arte che ci ritroviamo faccia a faccia con la divinità di Dio. La poesia dice così:

“Nessuno è andato ieri,

né va oggi,

né andrà domani

verso Dio

per questa stessa via

che percorro io.

Per ogni uomo, il sole

custodisce un nuovo raggio di luce…

e Dio un cammino vergine”.

Ciò vuol dire che Dio dispone di modi unici per portarci incontro a Lui! Una di queste forme è l’arte, attività trascendentale e soddisfacente.

A chi non piace aspettare la sua canzone preferita, ballare, cantare o dipingere? Ciascuno si basa su un tipo di arte piuttosto che su un altro, ma tutti vi abbiamo trovato consolazione.

Possiamo esprimere l’indescrivibile, sfogarci, soprenderci, metterci in discussione. Quando contempliamo un’opera d’arte, possiamo per un momento collegarci al cuore dell’artista e condividere ciò che prova.

Una bellezza in armonia

In uno dei suoi messaggi, Benedetto XVI ha affermato che il nostro annuncio del Vangelo si deve basare anche sul linguaggio delle immagini e dei simboli.

Pensate a quel quadro perfettamente dipinto che vi ha colpiti. Riportate alla mente il suo impatto sulle vostre emozioni e sui vostri pensieri.

Se vi manca l’ispirazione o non vi viene in mente niente non preoccupatevi, vi raccomando questi tre articoli:

Se nei dipinti si possono trasmettere sentimenti profondi come la felicità o la nostalgia, l’arte non sarà anche in grado di trasmettere la salvezza, di sussurrarci all’orecchio che Dio ci ama?

A volte, senza volerlo, l’arte ci parla di una bellezza superiore, di tutto ciò che è buono e vero. Di cose che solo l’anima può comprendere.

La prossima volta fate attenzione

San Giovanni Paolo II, oltre ad essere un uomo dall’intelligenza brillante, era anche poeta, e comprendeva molto bene l’importanza dell’arte nell’evangelizzazione.

Nella sua Lettera agli Artisti del 1999, ha spiegato che l’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio, è artefice della creazione.

Non può creare dal nulla, ma è artigiano, ovvero capace di manipolare, di dare forma e senso a quello che già esiste.

Se l’uomo è in grado di dare significato e forma, e a questo uniamo il soffio dello Spirito Santo nell’intelletto dell’artista, allora è un fatto che Dio ci parla attraverso l’arte.

La prossima volta che contemplerete un’opera d’arte, vi invito a fare attenzione al bello, al buono e al vero che contiene, perché Dio vi parla proprio lì.

Il regalo migliore

La Chiesa non vende le opere d’arte che ha perché sono un mezzo di conversione e uno strumento di evangelizzazione.

Lavora già con i poveri e gli emarginati attraverso innumerevoli iniziative che riscattano la loro dignità e li aiutano ad andare avanti, sul piano sia materiale che spirituale.

Il regalo migliore che si possa fare a una persona bisognosa non è sempre denaro o beni materiali, ma la presenza di Gesù nei sacramenti e la buona novella che porta la libertà.

Qui l’articolo originale pubblicato su Catholic Link.

Tags:
artechiesa cattolicapovertà
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