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Le suore che illuminano l’oscurità a Cuba

CUBA

siervasdesanjose.org

Macky Arenas - pubblicato il 28/04/21

Neanche con un petalo di rosa!

Servono in villaggi e città di Villa Clara e Sancti Spíritus. La gente nutre per loro una grande riconoscenza per la loro dedizione generosa e il lavoro encomiabile che svolgono. Aleteia è riuscita a sapere da un testimone d’eccezione residente in Venezuela che le conosce e le apprezza quello che il dittatore cubano Fidel Castro pensava di loro, del loro operato e della loro presenza a Cuba, cosa che pensava di tutti coloro che si dedicavano a gestire ospizi per anziani.

Lo ha riassunto in una frase: “A questa gente, neanche con un petalo di rosa”, avrebbe detto in un’occasione riferendosi in particolare alle suore di Santovenia, che gestiscono un ospizio per anziani molto noto situato nella Calzada del Cerro all’Avana. Il motivo era semplice: quello che facevano loro non l’avrebbe fatto nessuno. Il nostro informatore ci ha chiesto di rimanere anonimo visto che si reca a Cuba con una certa frequenza.

Multa all’abnegazione

Le Ancelle di San Giuseppe avevano ragioni reali e concrete che le hanno portate a pronunciarsi qualche giorno fa con una lettera pubblica contro una misura arbitraria che sarebbe stata applicata loro. Suor Ana Elena Lima, Ancella di San Giuseppe e direttrice di una casa per anziani della Chiesa cattolica all’Avana, ha scritto perché è stata imposta loro una multa di 2.000 pesos per non aver rispettato le “misure igieniche” all’interno dell’istituzione. Non era vero, e quello che si stava multando in realtà era l’abnegazione di queste donne laboriose. Le religiose hanno dovuto pagare la multa, nonostante sulle reti sociali ci si mobilitasse per dire che non era giusto e l’accusa non rispondeva a verità.

La questione si è diffusa rapidamente sui social media, visto che nella zona interna di Cuba le piattaforme digitali hanno acquisito sempre più versatilità e si sono trasformate in forum pubblici di dibattito e discussione.

“All’interno del dibattito sulla loro denuncia – ha affermato Julio Pernús, un laico attivo nel giornalismo ecclesiale dall’Avana – c’è un tema che non dobbiamo perdere di vista, ed è il fatto di sapere che che quando una religiosa ricorre a questa via comunicativa pubblica attraverso la sua pagina personale su Facebook, cercando di canalizzare quella che ritiene un’ingiustizia, ci dà un livello di allarme sul grande deterioramento delle istituzioni ufficiali, incaricate di rispondere a questo tipo di richieste”. Pernús ha anche richiamato l’attenzione su quanto è accaduto con la lettera della religiosa: “Dimostra che continuano a unirsi voci dalla Chiesa per dare un apporto al necessario dialogo nazionale che contribuisca a democratizzare le istituzioni esistenti”.

Qualcosa si muove a Cuba

Anche se è comprensibile che vecchie paure possano abitare lo spirito e il DNA di molti Cubani, è certo che qualcosa si sta muovendo nel Paese, cosa che oggi si esprime nel coraggio di tanti che espongono la propria libertà e perfino la propria vita per far sì che le cose cambino. I giovani di oggi vogliono orizzonti e sanno di avere il diritto di averli, e quindi non sono disposti a rimanere impassibili vedendo come un’altra generazione viene privata del futuro. Le religiose non sono un’eccezione, ma le animatrici della partecipazione e dell’impegno. Protestano anche quando sanno di essere vittime di ingiustizie, soprattutto quando queste colpiscono quanti beneficiano del loro lavoro – poveri, bisognosi, coloro che attraverso di loro vedono il volto di Cristo.

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anzianicubasuore
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