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100 anni fa la lettura di Teresa d’Avila convertiva Edith Stein

LA SEPTIMA MORADA LA VIDA DE EDITH STEIN

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Denis Lensel - pubblicato il 26/04/21

Una sera della primavera del 1921, dunque un secolo fa, la giovane filosofa ebrea Edith Stein si dava alla lettura dell’autobiografia di Santa Teresa d’Avila. Per lei fu il tornante decisivo di un cammino di conversione che l’avrebbe portata al Carmelo, luogo di unione dell’anima a Dio, prima del martirio subito ad Auschwitz.

Edith Stein si è avvicinata alla fede cattolica per gradi, lungo un non immediato itinerario. Anzitutto, nel corso dei suoi studi all’università di Göttingen, seguì le conferenze serali del filosofo Max Scheler su questioni spirituali: uomo dalla vita personale tormentata (era un divorziato risposato), si era appena convertito dal giudaismo al cattolicesimo. Il fervore del suo insegnamento conduceva alcuni studenti a imitarlo. 

Altro tornante: nella cattedrale di Francoforte Edith intravide una donna che entrava per fare una breve preghiera, una visita personale: le si aprì in quell’incontro fugace uno sguardo nuovo sulla fede stessa, che per lei fino a quel momento non significava altro che gli uffici sinagogali. Quando nel 1915 il suo professore e amico Reinach morì in guerra, Edith fu molto segnata dall’accettazione eroica che dell’evento fece la vedova, Anna, attingendo alla propria fede cristiana. Dal 1916 al 1921, nel corso di una lunga ricerca, Edith studiò gli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio di Loyola, la Scuola del cristianesimo di Kierkegård e Le Confessioni di Sant’Agostino. 

Il dottorato in Filosofia 

Nata a Breslau il giorno dello Yôm Kippûr in una famiglia giudea molto praticante, ultima di otto figli, Edith Stein perse la fede nell’adolescenza, pur rispettando la pietà della madre (la quale avrebbe fatto molta fatica nell’accettare la sua conversione al cristianesimo). Impegnata in un movimento femminista, militò per il diritto di voto alle donne e per la loro presenza nella vita professionale. Da studentessa, divenne la migliore allieva di Husserl, il fondatore della Fenomenologia, e presto ne sarebbe diventata la principale collaboratrice. Nel 1916 sarebbe stata la sola donna, in Germania, a ottenere un dottorato in Filosofia, sul tema dell’empatia. Le fu conferita la votazione più alta: summa cum laude. Il suo Paese, però, si stava avviando sulla china del fermentante nazismo e non avrebbe mai ottenuto l’abilitazione alla docenza universitaria. 

Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) (1891-1942). 9 agosto.
Filosofa e teologa tedesca di origine giudaica divenuta religiosa carmelitana, deportata e condannata a morte ad Auschwitz. «Il nostro amore per l’umanità è la misura del nostro amore per Dio… per il cristiano non esiste lo straniero. Colui che sta davanti a noi – ecco il prossimo».

Davanti a una fiamma interiore 

Una sera del maggio 1921 Edith scelse di leggere l’autobiografia di Teresa d’Avila, la riformatrice del Carmelo. La divorò immergendovisi in una sola nottata: all’alba affermò che in quelle pagine si trovava la verità, e si accese in lei una fiamma che mai più si sarebbe estinta. 

Edith Stein avrebbe chiesto il battesimo alla Chiesa Cattolica il 1º gennaio 1922, anche se scelse dal proprio circolo filosofico una madrina protestante p – Hedwige Conrad-Martius (il vescovo acconsentì). 

Ricevette la Confermazione nella festa della Presentazione al Tempio di Gesù – sotto il segno della profezia di Simeone a María circa la salvezza dell’umanità –, e da allora avrebbe fatto la comunione tutti i giorni. 

Fece esperienza di una intensa vita di preghiera: 

Incontro nel mio essere un altro Essere, che non è il mio ma che del mio – in sé inconsistente e instabile – è supporto e fondamento. 

Per dieci anni avrebbe insegnato dai domenicani: apprezzata da tutti per la sua grande prossimità con gli alunni, fu incaricata della formazione delle novizie e le fu richiesto di preparare il discorso di saluto per il nunzio Pacelli, il futuro Pio XII. 

Tradusse le opere del cardinale Newman e poi si diede allo studio di San Tommaso d’Aquino: vi trovò una formazione complementare rispetto a quella della fenomenologia, come vent’anni dopo di lei avrebbe fatto anche il futuro Giovanni Paolo II… sempre come Karol Wojtyla, Edith Stein si sarebbe posta a considerare i rapporti tra fede e ragione alla luce di San Giovanni della Croce, del quale tradusse l’opera teologica e poetica. 

Scopri dieci intuizioni di san Giovanni della Croce

In offerta a Dio per Israele 

Sopra la sua scrivania guarda sovente il Crocifisso. Un giorno la si sentì mormorare “Oh, quanto dovrà soffrire il mio popolo, prima che si converta!”; ma si era già offerta a Dio per la conversione di Israele. Nel 1933 incontrò Jacques e Raïssa Maritain durante un convegno in Francia. Il 14 ottobre di quell’anno sarebbe finalmente entrata nel Carmelo di Colonia, all’età di 42 anni: vi ricevette l’abito col nome di Teresa Benedetta della Croce. Dal 1934 al 1936 scrisse il suo trattato Essere finito e Essere eterno

Sulle soglie del 1939, Edith Stein dovette fuggire dalla Germania nazista, e trovò rifugio nel Carmelo di Echt, in Olanda. La sorella Rosa l’avrebbe raggiunta lì. Tra il 1941 e il 1942, in Scientia crucis, scrisse queste parole: 

L’uomo nuovo conserva una dolorosa nostalgia della pienezza di vita, fino a quando gli sia permesso di accedere, per la porta di una vera morte corporale, alla luce senza ombre. 

Il 2 agosto 1942, arrestata dalla Gestapo nelle retate di rappresaglia dopo le vibranti dichiarazioni dei vescovi contro le persecuzioni antisemite, Edith Stein e la sorella Rosa furono deportate ad Auschwitz, dove furono gasate il 9 agosto. 

Edith Stein fu canonizzata da Giovanni Paolo II nell’ottobre del 1998, e proclamata compatrona d’Europa l’anno successivo. 

Dieci scatti inusuali di santa Teresa Benedetta della Croce

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

Tags:
conversionedialogo ebraico cristianoebreiedith stein
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