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Guida etica per vaccinarsi come cattolici

Daniel Schludi (Unsplash)

Brett Salkeld - pubblicato il 22/04/21

Permettetemi però di aggiungere un’avvertenza. L’esistenza e la disponibilità di vaccini sicuri ed efficaci meno problematici dal punto di vista morale, ovvero che hanno usato le linee cellulari compromesse solo nella fase di testing, alza l’asticella etica per altri vaccini. In altri termini, le ragioni proporzionate necessarie per usare alternative meno etiche sono, di conseguenza, maggiori quando esistono opzioni più etiche. Vista l’opportunità di scegliere (anche se ricordiamo che spesso i poveri hanno meno libertà in questo campo), si dovrebbe decidere per l’opzione meno compromessa, anche se non del tutto “eticamente irreprensibile”, e i cattolici dovrebbero essere molto grati per il fatto che i primi vaccini usciti siano molto meno problematici di quello che avrebbero potuto essere.

Ma quanto sono compromessi? Ovvero, quanto è remota la cooperazione con il male in questione? Il sacerdote ed esperto di etica Matthew Schneider scrive:

“Parlando di questa lontananza, dobbiamo guardare i passi eliminati. In primo luogo, l’aborto o l’aborto spontaneo [esiste un certo dibattito sull’ipotesi che il feto dal cui tessuto si è prodotta la linea cellulare in questione sia stato di fatto abortito] non si è realizzato per la linea cellulare, ma stava accadendo ad ogni modo. Secondo, le cellule non sono state create per questo esperimento, ma esistevano già. In terzo luogo, si trattava di un test del vaccino, non della sua produzione. In quarto luogo, in qualche caso la prova non ha neanche usato la HEK293 [la linea cellulare in questione] direttamente, ma topi discendenti da un topo modificato con HEK293 per produrre proteine di rivestimento polmonare di esseri umani anziché di topi. E allora, un altro passo eliminato”.

Tenete conto del fatto che i primi due passi che menziona si applicherebbero anche ai vaccini che usano queste linee cellulari nella produzione. Sono i passi tre e quattro che distinguono gli uni dagli altri.

Tutto questo dovrebbe aiutarci a capire perché la Congregazione per la Dottrina della Fede arriva a dire che “si possano usare tutte le vaccinazioni riconosciute come clinicamente sicure ed efficaci con coscienza certa che il ricorso a tali vaccini non significhi una cooperazione formale all’aborto” (§3). Non è che non ci sia alcun livello di cooperazione con il male, ma il grado estremamente remoto di quella che la Congregazione definisce in questo caso “cooperazione materiale passiva” (§3), come sostiene padre Schneider, ovvero ricevere il vaccino, è una cooperazione più remota con il male che comprare prodotti di imprese che offrono donazioni a Planned Parenthood. Dall’altro lato, le ragioni proporzionate per farlo sono molto superiori.

Quando comprendiamo sia i processi scientifici reali in questione (rappresentati in modo molto povero da frasi esagerate e incendiarie come “fatto con parti del corpo di bambini abortiti”) che il contesto etico che la Chiesa usa per valutare questioni del genere, è chiaro perché il coro degli esperti cattolici sia così unanime. Il grado di lontananza è talmente alto, e l’asticella relativa alle ragioni proporzionate corrispondentemente bassa, che sarebbe facilmente giustificato per malattie molto meno devastanti del Covid-19.

Nonostante questo, è indubbio che esista un alto potenziale di malintesi su questo e su vari punti, e spetta a chi ha autorità ed esperienza insegnare e offrire la maggiore chiarezza possibile su questi aspetti. Analizziamo questi pericoli di malintesi.

Pericoli di malintesi: “L’aborto non è una gran cosa”

Alcuni cattolici hanno espresso preoccupazione per l’approvazione di questi vaccini da parte della Chiesa. Anche se si concede il calcolo morale, può avere l’effetto involontario di dare l’impressione che l’aborto non sia in realtà così gravemente immorale come la Chiesa ha sempre sostenuto. Non sbagliano. È per questo che la Congregazione per la Dottrina della Fede ha avuto l’accortezza di indicare che “l’uso lecito di tali vaccini non comporta e non deve comportare in alcun modo un’approvazione morale dell’utilizzo di linee cellulari procedenti da feti abortiti” (§4).

C’è chi pensa che la Chiesa abbia dovuto manipolare le sue convinzioni sull’aborto per giungere alla conclusione politicamente necessaria che questi vaccini siano accettabili. È forse rivelatore che questo gruppo includa persone che pensano che sia positivo che la Chiesa abbia manipolato i suoi insegnamenti sulla vita e altre che lo ritengono un abominio. Questo gruppo così particolare ha bisogno di ascoltare, viste le sue differenze, che la Chiesa continua a insegnare quello che ha sempre insegnato sull’aborto, e che l’approvazione di questi vaccini è perfettamente coerente con la tradizione di riflessione etica della Chiesa su tali questioni.

La grande ironia è che il linguaggio preferito da coloro che esprimono la propria preoccupazione per il fatto che l’approvazione dei vaccini significhi che la Chiesa ha abbandonato la sua difesa dei bambini non nati contribuisce spesso allo stesso problema che percepiscono a ragione. Visto che tendono ad essere scettici nei confronti di questi vaccini, si sentono tentati a usare un linguaggio grafico nelle loro descrizioni dei test e della produzione di vaccini per far sì che la cooperazione sembri molto più vicina di quello che è in realtà, magari anche tecnicamente prossima, e quindi inammissibile.

Parlare di vaccini fatti con parti del corpo o della presenza del DNA di bambini abortiti (impossibile con i vaccini a mRNA, che non contengono il DNA come Pfizer e Moderna) fa paradossalmente sì che l’approvazione di questi vaccini da parte della Chiesa ignori in realtà la gravità dell’aborto. Non possiamo negare i risultati di un ragionamento etico solido per via dei pericoli che comporta la mancanza di comprensione di questo ragionamento.

Dobbiamo però essere molto cauti nel mondo in cui comunichiamo su questo tema. Ciò di cui c’è più bisogno per mitigare l’impressione che la Chiesa stia trascurando il suo dovere di parlare a nome dei non nati non è un linguaggio disonesto e incendiario, ma un linguaggio chiaro, misurato e preciso. Chi sceglie una retorica esagerata e inesatta nei suoi tentativi di enfatizzare la gravità dell’aborto sta contribuendo alla confusione che sta apparentemente cercando di chiarire.

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