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Soldi in cambio della beatificazione di Aldo Moro? La smentita

ALDO MORO

Public Domain

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 13/04/21

La Congregazione per le Cause dei Santi replica al presunto postulatore Nicola Giampaolo, protagonista di un servizio della trasmissione "Report": non è aperta alcuna causa di beatificazione

Soldi per facilitare l’iter di beatificazione di Aldo Moro: la trasmissione Report di Rai 3 monta il caso, basandosi sulla ricostruzione del presunto postulatore Nicola Giampaolo

La Congregazione per le Cause dei Santi replica con un comunicato in cui spiega perchè l’uomo ha mentito. Peraltro, evidenzia il Dicastero vaticano, non è in programma alcuna causa di beatificazione dell’ex presidente del Consiglio, assassinato dalle Brigate Rosse nel 1978.

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Un incontro tra Aldo Moro e Papa Paolo VI.

Le tre bugie

Nella nota della Congregazione per le cause dei santi, scrive Avvenire (13 aprile), si fanno notare tre circostanze che contraddicono quanto sostenuto da Nicola Giampaolo. Quest’ultimo aveva asserito di aver ricevuto una “tangente” da girare alla Congregazione per accelerare le pratiche. 

In primo primo luogo, si legge nel comunicato, «presso la Congregazione non è in corso alcuna causa per la beatificazione di Aldo Moro. Pertanto Giampaolo non è mai stato ratificato dal dicastero come postulatore della causa stessa».

Secondo: «Nel mese di aprile del 2018 la Congregazione è stata informata dai promotori della causa che avevano revocato autonomamente l’incarico di postulatore a Giampaolo, nominandone uno nuovo. Va notato pertanto, che nel giugno del 2018, quando egli afferma di aver ricevuto la richiesta di denaro, non era più nell’incarico».

Terzo: «Si precisa che presso la Congregazione per le Cause dei Santi non esiste alcuna forma di accreditamento dei postulatori, come Giampaolo scrive nel suo curriculum».

La verità di Turek

Sul caso dell’iter di beatificazione di Aldo Moro, è intervenuto anche monsignor Boguslaw Turek, sottosegretario della Congregazione stessa. Turek è stato accusato nel servizio di Report di aver chiesto la “tangente”. 

«Quanto affermato non è vero – taglia corto il sottosegretario della Congregazione -. Ho incontrato il Sig. Nicola Giampaolo negli uffici della Congregazione per parlare della sua nomina a postulatore in fase romana di due Cause, non riguardanti quella dell’Onorevole Aldo Moro». 

“Mancanza di requisiti”

In quell’occasione, ricorda Turek, «come è il mio dovere di sottosegretario, gli ho presentato e spiegato con cortesia i motivi che hanno portato il Congresso Ordinario del Dicastero (un organo collegiale che delibera sulle questioni riguardanti le Cause) a non ratificare la nomina per le menzionate due Cause a motivo della mancanza dei requisiti richiesti dalle norme canoniche».

«Non ho mai trattato o avuto a che fare con la Causa di Aldo Moro – conclude monsignor Turek – anche perché nel Dicastero non è stata finora presentata. Infatti, il Vicariato di Roma, al quale (nel 2012 ndr) è stata fatta domanda di aprire il relativo processo diocesano, non si è rivolto al Dicastero per chiedere l’autorizzazione ad iniziare la Causa».

La denuncia della figlia di Moro

Già in passato la figlia di Aldo Moro aveva chiesto al Papa di interrompere l’iter per la beatificazione del padre «perchè era diventato una guerra tra bande». Puntando l’indice contro i presunti postulatori (tra cui Nicola Giampaolo) che si contendevano la primogenitura dell’iter.

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