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Sant’Agostino o San Benedetto: due scuole per imparare ad amare

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Marzena Wilkanowicz-Devoud - pubblicato il 13/04/21

Come crescere nella scuola dell’amore evangelico? Sant’Agostino e San Benedetto hanno dato nelle loro Regole delle indicazioni sorprendentemente attuali per una vera conversione del cuore. Che voi siate più tipi d’azione o contemplativi puri, ispiratevi a dritte che corrispondono alla vostra personalità.

«Il XXI secolo sarà monastico o non sarà», dice dom Guillaume Jedrzejczak, abate emerito della Trappa di Mont-des-Cats e autore di un commento della Regola di San Benedetto, parafrasando la celebre frase di André Malraux. La sua convinzione potrebbe forse sorprendere qualcuno, ma è piuttosto sorprendente vedere fino a che punto le due regole maggiori della vita monastica occidentale rispondono alla ricerca contemporanea di spiritualità e di arte del vivere, perseguita da molti cercatori di senso. 

Sant’Agostino prima, e poi San Benedetto, hanno voluto dare delle indicazioni per camminare con Cristo verso la santità, e se i due condividono fondamentalmente il medesimo progetto – vivere l’Evangelo –, ciascuno vi si dedica a modo suo. 

Due santi, due modi diversi di vivere l’Evangelo 

Per François-Marie Human, padre abate dell’abbazia di Mondaye (Calvados) e autore de “Regle de Saint Augustin”, le due regole sono fondamentalmente due maniere di vivere l’Evangelo: 

Seguendo quella di Sant’Agostino, la più antica (scritta nel 397), si va verso Dio con gli altri e per mezzo degli altri. Per San Benedetto, che avrebbe scritto la sua Regola due secoli più tardi, il cammino verso Dio è molto più personale. Per Sant’Agostino la santità passa dalla vita comune in «un cuor solo e un’anima sola», mentre per San Benedetto essa è una faccenda più individuale, un “cuore a cuore con Dio”. Per via più relazionale o più personale, i due adempiono il medesimo duplice comandamento, quello dell’amore di Dio e del prossimo, che sono inseparabili l’uno dall’altro. 

E allora, voi siete più uomini d’azione o più tipi contemplativi? V’impegnate maggiormente in comunità o personalmente? Scegliete il compagno di strada che meglio vi si addice per apprendere ad amare di più. 

1San Benedetto per chi cerca la solitudine

Amate la solitudine e i momenti di contemplazione, lontano dal frastuono del mondo quotidiano? Quei momenti sono per voi occasione di un incontro con voi stessi e un’apertura su tutte le vostre possibilità? Essere soli vi permette di riconnettervi all’esenzione per poi aprirvi pienamente agli altri? La Regola di San Benedetto può ispirarvi: uomo di contemplazione per eccellenza, egli fu costantemente alla ricerca di Dio, in gran parte nella solitudine dell’eremo. La sua vita è immersa in un’atmosfera di preghiera che costituisce il centro della sua esistenza. Per lui, senza la preghiera non esiste esperienza di Dio. 

La spiritualità di Benedetto, come spiegava Benedetto XVI

non era un’interiorità fuori dalla realtà. Nell’inquietudine e nella confusione del suo tempo, egli viveva sotto lo sguardo di Dio e proprio così non perse mai di vista i doveri della vita quotidiana e l’uomo con i suoi bisogni concreti.

A cominciare dal consiglio essenziale, essere in ascolto: «Ascolta, figlio» sono le prime due parole della Regola. Per ascoltare, bisogna anzitutto fare silenzio. All’epoca di San Benedetto, parlare senza aver qualcosa da dire era comportamento che invocava l’irrogazione di punizioni… Il silenzio permette di ricentrarsi su di sé e ci aiuta ad essere più attenti agli altri; aiuta a crescere in serenità e, anzitutto, ci mette alla presenza di Dio. Staccarsi da sé per porsi in ascolto di Dio – e dunque dell’altro – è per San Benedetto il mezzo più semplice di lasciarsi trasformare e di impegnarsi sulla via dell’Evangelo. Avendo sempre la medesima attitudine davanti a Dio come davanti agli uomini – è ciò che il monaco chiama anche “umiltà”. 

2Sant’Agostino per quelli che amano la vita attiva

Amate la vita attiva ed essere circondati dagli altri? Avete bisogno di confrontarvi con gli altri per trovare ispirazione? In famiglia, con degli amici o con i colleghi, essere con gli altri vi aiuta a migliorarvi, a correggervi, a rinforzare la vostra voglia di andare oltre, di fare meglio? Sant’Agostino, uomo di azione alla ricerca costante della Verità, può darvi qualche buona pista. 

Breve, semplice e pratica, la sua Regola propone un modello di vita ispirato a quello della prima comunità cristiana di Gerusalemme così come ci viene descritta negli Atti degli Apostoli (cap. 4). Queste tre parole la riassumono in estrema sintesi: unità, comunità, carità. 

Anzitutto, vivete unanimi in casa, abbiate una sola anima e un solo cuore, sempre rivolti verso Dio. E poi, tra voi non si senta parlare di beni materiali, ma al contrario tra voi tutto sia comune. 

Regola, I,2-3

La ricerca di Sant’Agostino non è stata facile: s’era illuso di trovare la sua via nel prestigio, nella carriera, nel possesso delle cose. Ha commesso errori e attraversato momenti di tristezza; ha affrontato fallimenti, eppure non si è mai fermato nella sua ricerca della Verità. Come fare per perseverare con lui in questa ricerca? Se ci fosse un solo consiglio da ritenere, di tutta la sua saggezza, sarebbe forse questo essenziale – vedi nell’altro il tempio di Dio. 

Per Sant’Agostino, tutto comincia con lo sforzo di essere nell’unità dei cuori, necessaria in ogni relazione fraterna quotidiana: tra i frati monaci e con il loro superiore, ma pure tra i genitori e con i figli, tra sposi, amici o colleghi… L’unita dei cuori esige l’accordatura diuturna degli uni agli altri: perché ciò avvenga realmente, bisogna che ciascuno si veda e veda l’altro come tempio di Dio.

Vivete dunque tutti nell’unità dei cuori e delle anime, e onorate gli uni negli altri il Dio di cui siete divenuti tempio. 

Mostrarsi attenti verso l’altro, compatire le sue pene o rallegrarsi per le sue riuscite, significa praticare l’ospitalità reciproca che conduce all’unità dei cuori. Per Sant’Agostino vivere felici significa vivere insieme l’amicizia con Dio. 

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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