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Una famiglia di 11 figli all’opera per aiutare quelle in difficoltà

ANTONELLO CRUCITTI

Associazione Fede Speranza Carità | Facebook

Annalisa Teggi - pubblicato il 12/04/21

Centinaia di pacchi alimentari distribuiti dall'Associazione Fede Speranza e Carità fondata dal bresciano Antonello Crucitti, padre di 11 figli. L'impegno nella solidarietà di tutta la sua famiglia è mosso dalla certezza che essenziale come il cibo sia la condivisione di un sostegno cristiano fondato sulla speranza.

Sono molto concreti i bisogni di tantissime famiglie e persone stremate dalla crisi economica che la pandemia ha aggravato. Eppure, magari non espressa esplicitamente, si sente l’urgenza di un sostegno non solo materiale.

L’altro giorno un signore di 80 anni mi ha detto: “Sono arrivato al capolinea”. Ho recitato una preghiera insieme a lui e mi ha risposto: “Mi ha dato sollievo, sono un uomo solo e non ho nessuno con cui parlare.

Da Brescia oggi

A raccontare questo episodio è Antonello Crucitti, un papà bresciano che insieme alla moglie Angela Malara ha fondato l’Associazione Fede Speranza e Carità, per rispondere a chi è nel bisogno. La consegna di un pacco di viveri diventa occasione per offrire un altro genere di prima necessità: la certezza di una compagnia umana nutrita di amore cristiano. E al fianco di questi due genitori c’è una vera e propria “squadra di famiglia”.

Squadra che vince non si cambia

Antonello Crucitti è stato a lungo Presidente dell’Associazione nazionale famiglie numerose, spendendosi per dare voce a quella bella e strana avventura che è una famiglia sovrabbondante, di sfide e presenze. Sono 11 i figli della famiglia Crucitti e le metafore calcistiche si sprecano. Vanno dai 24 ai 5 anni di età, il più piccolo è affetto da una malattia rara. Sicuramente sacrificio e collaborazione sono esercizi di ginnastica quotidiana e non vuoti contenitori intellettuali.

C’è da scommettere che siano abituati a sentirsi additati e a sentire battute sarcastiche nei loro confronti. Ma, a quanto pare, sono più allegramente impegnati a prendere sul serio l’ipotesi che la famiglia sia la cellula fondativa della comunità umana. Chi più di un gruppo vario ma legato da vincoli parentali può capire che essere sulla stessa barca non è sempre rose e fiori eppure è la vera alternativa al fare una difficile traversata in mare aperto da soli?

Domenico, Giovanni, Daniele, Annamaria, Chiara, Elisa, Debora, Simona, Elena, Francesco e Paolo. Questa la formazione di famiglia dei Crucitti e sono tutti impegnati nell’Associazione Fede Speranza e Carità. L’evidenza che li ha accompagnati negli anni è che la Provvidenza è operosa alleata di chi scommette sul bene, anche oltre quello che sembra ragionevolmente affrontabile. Questa certezza, vissuta tra le pareti di casa, si é spontaneamente rivolta all’esterno come iniziativa di sostegno a chi vive momenti di prova e sofferenza.

Anche le reti Mediaset hanno dato spazio all’intraprendenza di questa squadra bresciana.

Una Pasqua felice

A marzo erano stati circa 250 i pacchi alimentari distribuiti dall’Associazione. L’ultimo impegno a cui hanno prestato braccia ed energia i membri della famiglia Crucitti è stato quello di far trascorrere una Pasqua serena a molte famiglie indigenti della zona di Monza. E anche rispettando le norme vigenti la consegna di viveri può diventare spunto di una vicinanza spirituale, oltre che materiale. Si mangia un pane davvero amaro quando la disperazione cova nel cuore; non meno urgente è “bussare alla porta” dei nostri vicini per portare l’abbraccio di una speranza che si fa compagna di strada, anche nel buio.

Per 36 famiglie duramente colpite dalla crisi economica e dalla pandemia è stata una Pasqua più lieta del previsto:

“Abbiamo immediatamente riempito gli scatoloni con pasta, riso, passata di pomodoro, legumi, zucchero, olio, formaggio, latte, biscotti e brioche. Tutti prodotti di primissima qualità”. Insomma, un vero e proprio carrello della spesa dalla colazione alla cena per famiglie che, certamente meno numerose di quelle di Antonello, stanno attraversando un momento di difficoltà. A distribuire i grandi pacchi Davide, Daniele Crucitti e la sorella Annamaria.

Da Monza Today

Proprio la figlia Annamaria, appena ventenne, è vicepresidente dell’Associazione fondata da papà Antonello, segno che contraddice – benedettamente – una tendenza triste. Sui giovani gravano mille incognite e anche il peso di tanta negatività degli adulti. Rovesciando coraggiosamente lo sguardo, fa bene chi scommette sulla vivacità anche sfrontata dei nostri figli. Sono meno schiavi degli adulti di remore e preconcetti, e inoltre – dandogliene l’occasione – sentono immediatamente che bellezza c’è nello spendersi per gli altri.

L’altruismo è la missione che io e mia moglie abbiamo trasferito ai nostri figli, insieme alla fede lo riteniamo un patrimonio inestimabile. – Antonello Crucitti

Saper correre dei rischi

Ma chi glielo fa fare? Due genitori che lavorano e una famiglia così numerosa a cui badare. Sarebbe già abbastanza, no? Quando queste obiezioni fanno capolino, è bene rendersi conto che stiamo separando qualcosa che in realtà è unito. Fare, badare, provvedere sono verbi che tendiamo a vivere a porte chiuse. Prima viene quello che sono tenuto a fare per le persone a me care e vicine, se poi resta tempo posso fare volontariato – è questo il ragionamento che facciamo più o meno tutti.

Se, davvero, la famiglia è la cellula fondamentale della società, allora la logica delle porte chiuse è scardinata. Famiglia significa usare un criterio invadente per stare dentro il mondo. Invadente come il fratello che prende l’ultima porzione di polpettone, e invadente come la suocera che mette becco su come si lavano i piatti. Può essere fastidioso, ma è una spinta così opposta alla tragedia dell’isolamento da essere benedetta proprio nella sua esagerata eccedenza. La speranza della famiglia è proprio nel non chiudere le porte … e nel trovarsi un paio di figli i bagno a presidiare anche l’ultimo baluardo di privacy.

La tavola e la cesta della roba sporca sono la cartina al tornasole di cosa si vive dentro le pareti domestiche: i veri bisogni sono condivisi. E cosa accade quando questa specie azzardata di sguardo umano oltrepassa la porta di casa? Frantuma le aspettative.

Ieri Antonello Cruciani ha condiviso un post su Facebook che potrebbe essere triste e invece è pieno di una gioia commovente: è stato assalito da un cane mentre consegnava un pacco alimentare.

Si corrono dei rischi quando si osa uno sguardo fraterno oltre le mura di casa. Ma è proprio in famiglia che abbiamo imparato che “fraterno” non è sinonimo di dolce e perfetto, bensì anche di aggressivo e poco cordiale. Antonello ha combattuto per 10 minuti con un grosso cane e ha subìto la subamputazione dell’orecchio. In qualunque altro contesto si parlerebbe di denunce e di rabbia. In questo caso, niente lascia presagire che il proprietario disabile del cane sarà privato dell’amicizia e della solidarietà portate da Antonello.

Fede, speranza e carità: più concreti di così!

Inscatoliamo fino a sera tardi, a volte anche fino a mezzanotte, poi la mattina presto si parte. – Antonello Crucitti

Quando vuoi fare un complimento all’uomo contemporaneo gli devi dire che è pratico ed efficiente. Dà un senso di grande orgoglio, questa sindrome da Amazon. Consegna in un giorno. Problema risolto. Progetto lanciato. Feedback raccolti. Potrei aggiungere mille altri esempi di criteri a cui chiediamo briciole di autostima quotidiana.

La solidarietà non fa eccezione, perché si può ridurre allo schema domanda-risposta. A qualcuno manca il cibo? Gli porto il cibo. Ed è già moltissimo. Ma c’è qualcosa che viene ancora prima del necessario, ed è l’essenziale. Una domanda che scorga da una fragilità umana non presuppone solo il bisogno di una risposta, ma soprattutto di una compagnia.

“Si parte di mattina presto”, dice Antonello. Ma non è la frenesia di un corriere che ha una tabella di consegne a cui non può sgarrare. E’ invece la baldanza di chi sa che anche dentro il buio della vita il mattino sorge. La solerzia ispirata dalle virtù cristiane di Fede Speranza e Carità batte a tavolino la frenesia isterica moderna, che corre dappertutto senza guardare in faccia nessuno. Darsi una mossa non è buono di per sé, anche applicato a un contesto di altruismo. Chi mi muove? Ecco la domanda che fa la differenza.

Buon viaggio dunque alla famiglia Crucitti che ha messo nero su bianco nel nome dell’Associazione il coraggio di una vera sfida umana, quella che ha le sue radici nell’Amore di Dio.

Per chi voglia sostenere o ricevere informazioni sull’Associazione Fede Speranza e carità: info@fedesperanzacarita.com

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