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Come correggere chi sbaglia? Un video divertente per scoprirlo

WEB-CORRECTION PEN-MISTAKE-shutterstock_491560780-By William Potter-AI

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Catholic Link - pubblicato il 08/04/21

Pretendere che gli altri accolgano bene le nostre correzione implica anche il fatto di saperci autocorreggere, e di essere disposti a ricevere correzioni

di Blanca Sarres

Quando ero piccola, mio padre mi ricordava opportunamente la frase “Se parlando non devi dire niente di piacevole, è meglio tacere”. È la stessa cosa che il coniglietto del film di Bambi, Tippete, si sentiva dire da suo padre.

Devo riconoscere che quando mio padre me lo ricordava era per qualche ragione, e io analizzavo minuto per minuto ciò che avevo detto e fatto, per capire chi poteva essersi sentito offeso.

Non era un esercizio facile. Quando capivo cosa poteva essere stato inopportuno, non ero sempre d’accordo con lui. Mi dava fastidio essere corretta.

Col passare del tempo, però, ho capito che se lui mi consigliava con tanto amore era perché si aspettava il meglio da me, perché sapeva che potevo fare di meglio.

Ho anche scoperto che mio padre effettuava con insistenza una delle opere spirituali di misericordia: correggere chi è in errore. Non solo riguardo al dire o fare qualcosa di scorretto, ma anche su come farlo o dirlo.

Se discutevo il suo apprezzamento, mi difendevo appellandomi alla ragione, e lui mi faceva vedere che la ragione senza il cuore non serve a niente.

La nostra è una fede comunitaria

Questo, a volte, implica il fatto di riconoscere le debolezze del gruppo, della comunità, le cose giuste e gli errori delle decisioni congiunte e anche i punti di forza e di debolezza di ciascuno.

Lavoriamo per avvicinarci e avvicinare gli altri alla Buona Novella del Vangelo, ma a volte, quasi senza rendercene conto, otteniamo tutto il contrario.

Questo si può verificare per vari motivi: le nostre azioni non corrispondono alle nostre parole, ci esprimiamo in modo inesatto, ci manca formazione, ci perdiamo nella forma o perdiamo l’umanità.

È possibile che a volte nel nostro gruppo (di catechisti, animatori…) notiamo che qualcuno non rema nella stessa direzione degli altri, che il suo modo di esprimersi non è corretto o possiede conoscenze superficiali su qualche tema e ha bisogno di maggiore dominio.

Non è una cosa da niente: il nostro servizio è a nome di Dio, e la responsabilità è grande. Per questo, è importante pensare come Dio si rende presente attraverso i nostri atteggiamenti e le nostre parole.

Il nostro linguaggio, verbale e non verbale, avvicina o allontana di Dio. La vita in Cristo è un continuo apprendimento, ed essere discepolo missionario implica il fatto di fuggire dall’ignoranza.

E altrimenti, lo si dica al protagonista di questo divertente video di «Casi Creativo» che condivido con voi:

L’ignoranza è pericolosa, e spesso non siamo consapevoli del fatto che si è insediata in casa nostra. Come dire a qualcuno che c’è qualcosa che deve migliorare? Chi si azzarda a correggere un’altra persona?

Non è un compito facile, né comodo. Per questo, forse dovremmo ricordare come correggeva Gesù, come aiutava gli altri ad essere ogni giorno migliori.

La tenerezza di Gesù nel correggere

Uno dei parroci della mia comunità era solito usare la parola “deviazione” per riferirsi al peccato, e riconosceva in Gesù un’ammirevole capacità di separare l’errore dal soggetto che sbaglia.

Per questo, Gesù si sedeva a mangiare con chi peccava, e si mostrava tenero e misericordioso con loro. Condivideva con loro, e si coinvolgeva nella loro vita.

Questo faceva capire loro che erano amati, che erano importanti, e che per il loro peso nella storia dell’umanità ci si aspettava da loro che fossero migliori ogni giorno, come nel caso di Zaccheo (Lc, 19, 1-10).

Quando si viene corretti isolatamente, senza amore, senza accompagnamento, ci si sente invece spesso come se si venisse colpiti alle spalle, cosa che fa sprofondare nella delusione, nella tristezza e nella frustrazione.

Correggere richiede tempo, tatto e orecchie

Avvicinarci a qualcuno per correggere un atteggiamento o una carenza richiede molto tatto. Gesù aspettava il momento opportuno, perché sapeva che ciascuno ha un ritmo e una storia alle spalle.

È bene guardare l’altra persona con tutti i suoi doni e i suoi talenti, riconoscendola preziosa e imprescindibile per la missione affidata.

In primo luogo, dobbiamo scoprire il tesoro prezioso che custodisce dentro di sé perché Dio l’abbia messa a lavorare con noi. A volte la fretta ci obbliga ad essere pratici e a risolvere i problemi in poco tempo, ma correggere qualcuno richiede tempo per conoscere la persona, le circostanze in cui vive e il concetto che ha di sé.

È bene poi avvicinarsi con atteggiamento aperto, perché nel processo si può scoprire che siamo noi a sbagliare o a non vedere la situazione con l’empatia e la prospettiva sufficienti.

Le nostre orecchie devono essere grandi e attente, come quelle di Tippete, e il nostro cuore umile.

Correggere presuppone il fatto di correggersi

Pretendere che gli altri accolgano bene le nostre correzione implica anche il fatto di saperci autocorreggere, e di essere disposti a ricevere correzioni.

Correggerci tra tutti ci aiuta a lavorare meglio alla nostra missione. Da questo punto di vista, dobbiamo accogliere gli apprezzamenti dei nostri compagni nel cammino verso la santità con pace e meditarli nel silenzio della preghiera.

Per questo, è bene includere spazi per il dialogo e la formazione in modo regolare nel nostro calendario. Oggi è più facile che mai accedere a risorse e formazioni di ogni tipo.

Nessuno è troppo grande per imparare cose nuove. Osserveremo sicuramente come in questo modo ci correggeremo a poco a poco l’un l’altro senza quasi rendercene conto, e con i doni e i talenti di tutti risolveremo le nostre carenze.

E soprattutto, non ci stressiamo!

Anche se Gesù ha sempre cercato con amore gli uomini, e anche se molti si sono aperti alla Sua luce, le cose non hanno avuto sempre un epilogo felice.

Con molti ha fallito perché si sono chiusi al Suo amore, al Suo perdono. Egli stesso lo lamenta di fronte alla Sua amata Gerusalemme: “Quando fu vicino, alla vista della città, pianse su di essa, dicendo:«Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace»” (Lc 19, 41-44).

Lasciamo il resto nelle mani di Dio. Egli conosce meglio di chiunque altro il frutto delle nostre azioni, anche se noi non riusciamo a vederlo.

Il rapporto tra un padre e una figlia è speciale, e così può essere anche il nostro rapporto con Cristo. È più facile ricevere i consigli e le correzioni di una persona che sappiamo che ci vuole bene.

Per questo, assicuratevi che quando correggete l’altra persona sappia e senta che la amate.

Qui l’articolo originale pubblicato su Catholic Link.

Tags:
correzione fraterna
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