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Coppia e religione: quando la “mescolanza” non è sana

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Orfa Astorga - pubblicato il 07/04/21

A Dio ciò che è di Dio, all'altro ciò che è dell'altro. Insegnamenti da un caso pratico

Mio marito ed io credevamo che una vita molto legata all’elemento religioso avrebbe trasformato il nostro matrimonio in un progetto magicamente felice. Per noi, nell’amore coniugale l’aspetto spirituale prevaleva su tutto il resto.

Eravamo stati educati in un errato zelo religioso, per il quale ci reprimevamo nell’intimità, vedendo il piacere sessuale come qualcosa di peccaminoso.

Nel nostro rapporto avevamo però un’assenza di speranza e di gioia che ci ha spinti a chiedere un aiuto specializzato.

Siamo stati aiutati a comprendere che mescolavamo concetti errati sulla natura della persona, del matrimonio e della religione, che ci stavano danneggiando.

Dovevamo imparare a dare a Dio ciò che è di Dio e alla nostra relazione quello che spettava all’aspetto coniugale… ma come?

Imparando a non trasferire sul piano religioso ciò che spetta solo al piano coniugale.

Alcuni dei nostri errori

Di fronte ai problemi nel nostro rapporto coniugale, pregavamo perché Dio intervenisse a favore, senza proporci di riconoscere le difficoltà e di superarle nella loro origine, né coinvolgendoci in modo personale.

Consultavamo chi ritenevamo avesse più ascendenza spirituale su tutti i nostri progetti familiari, ottenendo opinioni e consigli, ma questi, più di una volta, limitavano la nostra libertà di pensare e di agire.

Osservavamo un rigoroso progetto quotidiano di letture bibliche, preghiere e inni religiosi, ma non lasciavamo spazio alla condivisione o a colloqui basati sull’intimità e la confidenza, tanto naturali quanto necessari tra gli sposi.

In ogni angolo della nostra casa c’erano immagini religiose a profusione, senza il senso di una decorazione gradevole che mostrasse un vero spirito e il calore della casa.

Inconsapevolmente cercavamo di far sì che ciascuno occupasse il ruolo di Dio nella nostra vita, in una forma di idolatria assurda.

L’orientamento ricevuto:

Un amore integrale

Nella natura umana esistono attributi disposti da Dio che fanno sì che l’uomo e la donna si coniughino, trasformandosi nel proprio essere in una sola carne e in un solo spirito.

Nell’amore coniugale, questi attributi sono corporali, come quello biochimico, emotivo e psicologico, e sono uniti alle qualità spirituali dell’intelligenza e della volontà, avendo tutti la stessa importanza.

L’amore coniugale non può quindi basarsi solo sull’elemento corporeo, o solo su quello spirituale, ma deve fondarsi sull’unità di corpo e spirito, come totalità della persona.

Un amore integrato

Gli attributi del corpo e dello spirito assumono posizioni diverse a livello di importanza in base alle circostanze di vita dei coniugi, per contribuire al loro bene.

Ciò spiega il fatto che quando le circostanze richiedono abnegazione e sacrificio prevalgano le forze dello spirito, e che per un amore integrale e integrato gli sposi si amino nella loro totalità, potendo essere felici.

Obiettivo della terapia:

Rieducarci a una sana affettività e sessualità, comprendendo e assimilando quattro tappe che si devono affrontare con naturalezza, ovvero senza complessi né dubbi:

  • Nella nostra solitudine originaria, in cui impariamo a riconoscerci e ad amarci nel nostro corpo sessuato in unità con il nostro spirito.
  • Nella nostra inclinazione naturale all’unione nel matrimonio.
  • Nell’amore coniugale, mediante il quale la donazione e l’accettazione del corpo sessuato è al contempo una grande donazione e l’accettazione dell’intima umanità della propria persona.
  • Nel passaggio dal provare amore per la nostra corporeità e spiritualità a sentirlo allo stesso modo per la corporeità e spiritualità della persona amata.

La terapia ci ha permesso di vivere un amore integrale e integrato risolvendo carenze a livello di educazione che ci impedivano di vivere pienamente il nostro amore nelle sue dimensioni affettiva e sessuale, rendendo queste compatibili con la vita di fede.

Consultateci scrivendo a: consultorio@aleteia.org

Tags:
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