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I profumi che emanano i corpi incorrotti dei santi (FOTO)

PADRE PIO

ROLF HAID I Picture Alliance I DPA

The dissected corpse of Saint Padre Pio is constantly exhibited in a glassy coffin in the Church San Pio da Pietrelcina in San Giovanni Rotondo (Apulia/Italy). | usage worldwide

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 06/04/21

Fragranze gradevoli e persistenti. I critici dicono che si può trattare di un odore prodotto da balsami che furono utilizzati per la conservazione della salma. Ma questa tesi non regge

I profumi emanati dai corpi incorrotti delle persone morte in fama di santità. Ne parla il libro “Profumi divini” (Mimep Docete) di Don Marcello Stanzione, citando una serie di casi che non riescono a trovare spiegazioni scientifiche. 

Basti pensare ai corpi incorrotti di Sant’Alberto magno (morto nel 1280), fragrante a 200 anni di distanza dal trapasso. Beato Angelo da Sansepolcro (morto nel 1306), profumatissimo dopo 176 anni.  Quello di Santa Teresa d’Avila (morta nel 1582), dopo 330 anni o ancora quello di Santa Rita da Cascia (morta nel 1447) fragrante ancora oggi. 

Le foto dei santi che tuttora hanno il corpo profumato

Le prove testimoniali

La principale obiezione dei critici è che si possa trattare di un odore prodotto da balsami che furono utilizzati per la conservazione della salma.

Tuttavia, diversi elementi concorrono a smentire tale ipotesi. In primo luogo le prove testimoniali, che, oltre ad escludere il ricorso a sostanze conservative, dimostrano come solitamente il profumo cominci immediatamente dopo il decesso (vedasi San Vincenzo Pallotti, Beato Giuseppe di sant’Agnese, San Pacifico da Sanseverino, Santa Teresa Margherita Redi, Sant’Egidio Maria di San Giuseppe, e tanti altri).

Perchè è esclusa l’applicazioni dei balsami

In secondo luogo: le circostanze della morte o della sepoltura consentono di escludere l’applicazione di balsami (vedasi Santa Margherita Clitherow Middleton, Beato Bernardo Scamacca, Beato Giorgio Baldassare Oppezzi, ecc.).

E in terzo luogo: le ricognizioni necrospiche dei corpi durante le quali non fu mai riscontrata l’applicazione di trattamenti (vedasi Serva di Dio Maria Van Valckenissen, San Gaspare Del Bufalo ecc.). Per di più, in certi casi il miracolo non si limita alla salma.

Aromi presenti sugli oggetti venuti a contatto con la salma

La fragranza presente sul corpo di Santa Teresa Margherita del Sacro Cuore (morta nel 1770), fu riscontrata pure negli oggetti che ella aveva usato durante la sua vita. L’aroma sulla salma di Santa Lucia da Narni (morta nel 1544) si trasmise a tutti gli oggetti con cui la reliquia venne a contatto durante la sua esposizione.

Profumo che resta nella stanza

Nel caso di San Vincenzo Pallotti (morto nel 1850), il profumo esalato dal cadavere persistette per un mese nella stanza in cui era deceduto, malgrado la finestra aperta. Simile è il caso di San Giovanni di Dio (morto nel 1550) eccetto che la fragranza rimase nella stanza solo per alcuni giorni. Salvo poi ritornare periodicamente nello stesso luogo ogni sabato (giorno del trapasso) e per molti anni a seguire.

Il caso della Beata Maria della Passione

Alla morte della Beata Maria della Passione (1912), il suo padre spirituale testimoniò: “Nonostante la stagione fosse caldissima, essendosi al 27, 28, 29 luglio, nell’Italia meridionale, in Chiesa piccolissima e con numeroso concordo di popolo, tuttavia il corpo ancora flessibilissimo”.

“E sebbene maltrattato dal continuo toccare delle persone che si avvicinavano, con meraviglia di tutti, rimase sempre incorrotto e senza tramandare il benché minimo cattivo odore; anzi si osservò che il volto divenisse sempre più bello e profilato” (don Luigi Fontana).

La copertina del libro.
Tags:
profumosanti e beati

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