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Firenze: lo straordinario ritrovamento di una medaglia di San Giuseppe. “Un segno di conforto e di speranza”

Miguel Cuartero Samperi / Aleteia

Medaglia di San Giuseppe

Miguel Cuartero Samperi - pubblicato il 28/03/21

Lo scorso 19 marzo, festa di San Giuseppe, è stata rinvenuta una medaglia del settecento raffigurante il santo con in braccio Gesù. Il fatto è successo a Scandicci (Firenze) nell’Abbazia di San Salvatore e San Lorenzo. Comunemente conosciuta come Badia a Settimo, le origini dell’Abbazia risalgono al decimo secolo ed è considerata uno degli edifici monastici più preziosi della Toscana e tra i più importanti del patrimonio nazionale. La lunga e travagliata storia dell’Abbazia, che raggiunse il suo massimo splendore nei secoli XIII-XVII, si intreccia con quella Repubblica di Firenze (si disse che “L’Abbazia creò Firenze”); una storia fatta di alternanza tra momenti di decadenza e di splendore, di avvicendamenti tra gli ordini benedettini e cistercensi, influenze politiche ed ecclesiastiche, opere sociali e culturali, saccheggi, incidenti, demolizioni e ricostruzioni.

Qui si svolse, il 13 febbraio del 1068, la celebre leggenda dell’ordalia (giudizio di Dio) meglio conosciuta come “la prova del fuoco” che, davanti a una grande folla di fiorentini, vide confrontarsi i monaci vallombrosiani, guidati dall’abate Giovanni Gualberto, e il vescovo Pietro Mezzabarba accusato di simonia. Il beato Pietro Igneo si offrì volontariamente per la prova: quella di camminare su una distesa di carboni ardenti restando miracolosamente indenne e dimostrando la veridicità della tesi del suo abate.

Il complesso monumentale, costruito in stile romanico e fortificato da mura e torri, comprende diversi edifici molti dei quali rimasero per molto tempo abbandonati al progressivo degrado: il chiostro, la Chiesa, diverse cappelle, ambienti per la vita comune come il granaio, il refettorio, la sala capitolare, la sala dei conversi, la cripta.

Nel 1783 per volere del Granduca di Toscana Pietro Leopoldo il complesso fu smembrato in due proprietà e venduto parzialmente ai privati mentre i monaci vennero allontanati.

In questi ultimi anni l’attuale priore, don Carlo Maurizi, ha portato avanti un faticoso lavoro di recupero e restauro di tutta la parte di proprietà ecclesiastica al fine di riscoprire e rivivere i valori spirituali del monachesimo che segnò la storia di questo edificio e della città di Firenze rappresentano un altissimo valore storico, artistico e culturale. Nel 2019 si è portato a termine la riunificazione della Badia con la speranza di rivitalizzare la struttura creando un luogo vivo, capace di ospitare una nuova comunità monastica.

E’ in questo luogo storico che il 19 marzo del 2021 è stata ritrovata in uno dei giardini una antichissima medaglia di San Giuseppe con in braccio il bambino Gesùe sul retro la Madonna del Carmine. Un ritrovamento affatto casuale secondo don Carlo Maurizi che ha rilasciato la sua preziosa testimonianza sull’accaduto. Il ritrovamento avvenuto proprio nella festa di San Giuseppe dell’Anno a lui dedicato da papa Francesco, rappresenta per don Maurizi un «segno di conforto e speranza in questo tempo di estrema prova nella Fede per la Santa Chiesa tutta e per ogni cristiano». In questa strana epoca in cui il mondo è governato in modo ingiusto «con gravi disordini fisici e morali» – continua il sacerdote – San Giuseppe ci mostra «il Bambino vero Sovrano, Signore dei Signori, unico Re dell’Universo, perché adesso abbiamo ancora più bisogno di guardare verso di Lui». Con questo straordinario ritrovamento «San Giuseppe mostra l’urgenza che la Chiesa ritrovi lo spirito e la forte determinazione dei Monaci Benedettini […] e indica alla Sede di Pietro e ai Vescovi, di chiamare a raccolta tanti giovani dispersi e persi dal mondo per ripopolare i monasteri a ogni latitudine, senza i quali il nostro futuro sarà certamente molto misero».

Nella sua Lettera Apostolica Patris Corde, papa Francesco ha ricordato che «tutti possono trovare in San Giuseppe un intercessore, un sostegno e una guida nei momenti di difficoltà». È in questo senso che questo straordinario ritrovamento può leggersi come un gesto di tenerezza di Dio in un tempo di grande difficoltà e di smarrimento per il mondo intero e come un incoraggiamento a «accrescere l’amore verso questo grande Santo, per essere spinti a implorare la sua intercessione e per imitare le sue virtù e il suo slancio» (Papa Francesco), la sua profonda devozione e la sua ferma decisione di mettere Dio al primo posto.

Segue la testimonianza completa dell’abate don Carlo Maurizi in esclusiva per Aleteia:

Testimonianza

Il 19 Marzo A.D. 2021 in un giardino dell’Abbazia di S. Salvatore a Settimo di Firenze, da poco riunificata dopo 240 anni, è stata rinvenuta una medaglia votiva del ‘700 recante l’immagine di S. Giuseppe che tiene in braccio Gesù fanciullo reggente il Mondo. Sul retro la Madonna del Carmine. E’ da rilevare la maestria e la mano esperta di quel cesellatore, appartenente certo a una nobile tradizione e con tratti simili a quelli dei primi artisti dei secoli cristiani.

Ma soprattutto splende il significato di questo rinvenimento non casuale, avvenuto proprio nella Festa del Santo custode della Casa del Signore, colui che veglia sulla Chiesa e sulla Famiglia. E’ un segno di conforto e speranza in questo tempo di estrema prova nella Fede per la Santa Chiesa tutta, per le famiglie e per ogni cristiano e persona di sincera ricerca che vive in una società dove spesso dominano pensieri e dipendenze totalizzanti e dove la Terra è governata in modo non giusto, con gravi disordini fisici e morali, un pianeta esposto al rischio di un letale avvelenamento insieme alle anime, del quale la Pandemia è solo la punta emergente. S. Giuseppe ci mostra ancora una volta il Bambino vero Sovrano, Signore dei Signori, unico Re dell’Universo, perché adesso abbiamo ancora più bisogno di guardare verso di Lui in questa difficile e strana epoca. S. Giuseppe ci promette che avrà ancora più premura nel custodire la Chiesa ma invitando tutti, come ci ha ricordato anche il Santo Padre Francesco, ad abbandonare decisamente i progetti di dominio e di morte e le leggi inique contro la Vita, come quelle approvate recentemente in Spagna.

Il luogo del ritrovamento è anch’esso emblematico: una antica Abbazia nella Diocesi fiorentina, perduta e poi ritrovata per decreto della Provvidenza, che con tanta fatica sta riemergendo dal caos di una periferia in frantumi per rinascere come oasi dell’anima. Con ciò San Giuseppe mostra l’urgenza che la Chiesa ritrovi lo spirito e la forte determinazione dei Monaci Benedettini, ai quali ogni nostra nazione d’Europa deve quasi tutto il meglio della propria civiltà; e indica alla Sede di Pietro e ai Vescovi ,di chiamare a raccolta tanti giovani dispersi e persi dal mondo per ripopolare i monasteri a ogni latitudine, senza i quali il nostro futuro sarà certamente molto misero. S. Giuseppe prega per noi.

Don Carlo Maurizi- Abb. Sancti Salvatoris de Septimo-Florentiae 23 Marzo – Anno Domini 2021

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san giuseppe
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