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Celebrare in casa la Domenica delle Palme

Roman Catholic Arch Diocese of Boston/Flickr

Aleteia - pubblicato il 26/03/21

Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.

Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.

℣.: Parola di Dio 

℟.: Rendiamo grazie a Dio

Il salmista (se c’è chi intoni e che dunque sia distinto dal primo lettore) si alza, gli altri restano seduti.

SALMO RESPONSORIALE
Dal Salmo 21

℣.: Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato? ℟.

Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,
lo porti in salvo, se davvero lo ama!». ℟.

Un branco di cani mi circonda,
mi accerchia una banda di malfattori;
hanno scavato le mie mani e i miei piedi.
Posso contare tutte le mie ossa. ℟.

Si dividono le mie vesti,
sulla mia tunica gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, vieni presto in mio aiuto. ℟.

Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all’assemblea.
Lodate il Signore, voi suoi fedeli,
gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,
lo tema tutta la discendenza d’Israele. ℟.

CANTO AL VANGELO (Mc 14,1-15,47 [forma breve: Mc 14,12-17;22-72;15,1-39])

Tutti si alzano in piedi per l’acclamazione (quaresimale) alla lezione evangelica

Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!

Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome. [cf. Fil 2,8-9]
.

Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!

Per la lettura del Passio, si adottano le disposizioni prese in anticipo (per la legenda delle sigle cf. supra). La forma breve sarà da preferirsi nel caso in cui la presenza di bambini molto piccoli renda difficoltoso il mantenimento dell’attenzione (ad ogni modo i bambini potranno sedere, data la lunghezza della lettura). Il lettoreL introduce con semplicità:

Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco

E prosegue:

L Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero:

D «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».

L Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro::

X «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi».

L I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.

Venuta la sera, egli arrivò con i Dodici. […] E, mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo:

X «Prendete: questo è il mio corpo».

L Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro:

X «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».

L Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Gesù disse loro:

X «Tutti rimarrete scandalizzati, perché sta scritto: “Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse”. Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea».

L Pietro gli disse:

D «Anche se tutti si scandalizzeranno, io no!».

L Gesù gli disse:

X «In verità io ti dico: proprio tu, oggi, questa notte, prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai».

L Ma egli, con grande insistenza, diceva:

D «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò».

L Lo stesso dissero pure tutti gli altri.
Giunsero a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli:

X «Sedetevi qui, mentre io prego».

L Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Disse loro:

X «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate».

L Poi, andato un po’ innanzi, cadde a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse via da lui quell’ora. E diceva:

X «Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu».

L Poi venne, li trovò addormentati e disse a Pietro:

X «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare una sola ora? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole».

L Si allontanò di nuovo e pregò dicendo le stesse parole. Poi venne di nuovo e li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti, e non sapevano che cosa rispondergli. Venne per la terza volta e disse loro:

X «Dormite pure e riposatevi! Basta! È venuta l’ora: ecco, il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».

L E subito, mentre ancora egli parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. Il traditore aveva dato loro un segno convenuto, dicendo:

D «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta».

L Appena giunto, gli si avvicinò e disse:

D «Rabbì».

L E lo baciò. Quelli gli misero le mani addosso e lo arrestarono. Uno dei presenti estrasse la spada, percosse il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio. Allora Gesù disse loro:

X «Come se fossi un brigante siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno ero in mezzo a voi nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Si compiano dunque le Scritture!».

L Allora tutti lo abbandonarono e fuggirono. Lo seguiva però un ragazzo, che aveva addosso soltanto un lenzuolo, e lo afferrarono. Ma egli, lasciato cadere il lenzuolo, fuggì via nudo
Condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi. Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del palazzo del sommo sacerdote, e se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco. I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. Molti infatti testimoniavano il falso contro di lui e le loro testimonianze non erano concordi. Alcuni si alzarono a testimoniare il falso contro di lui, dicendo:

A «Lo abbiamo udito mentre diceva: “Io distruggerò questo tempio, fatto da mani d’uomo, e in tre giorni ne costruirò un altro, non fatto da mani d’uomo”».

L Ma nemmeno così la loro testimonianza era concorde. Il sommo sacerdote, alzatosi in mezzo all’assemblea, interrogò Gesù dicendo:

A «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?».

L Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli:

A «Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?».

L Gesù rispose:

X «Io lo sono!
E vedrete il Figlio dell’uomo
seduto alla destra della Potenza
e venire con le nubi del cielo».

L Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse:

A «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?».

L Tutti sentenziarono che era reo di morte. Alcuni si misero a sputargli addosso, a bendargli il volto, a percuoterlo e a dirgli:

A «Fa’ il profeta!».

L E i servi lo schiaffeggiavano.
Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una delle giovani serve del sommo sacerdote e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo guardò in faccia e gli disse:

A «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù».

L Ma egli negò, dicendo:

D «Non so e non capisco che cosa dici».

L Poi uscì fuori verso l’ingresso e un gallo cantò. E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti:

A «Costui è uno di loro».

L Ma egli negò di nuovo, giurando:

D «Non conosco quell’uomo!».

L Ma egli di nuovo negava. Poco dopo i presenti dicevano di nuovo a Pietro:

A «È vero, tu certo sei uno di loro; infatti sei Galileo».

L Ma egli cominciò a imprecare e a giurare:

D «Non conosco quest’uomo di cui parlate».

L E subito, per la seconda volta, un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». E scoppiò in pianto.
E subito, [al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò: 

A «Tu sei il re dei Giudei?».

L Ed egli rispose:

X «Tu lo dici».

L I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo:

A «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!».

L Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito.
A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. Pilato rispose loro:

A «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?».

L Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo:

A «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?».

L Ed essi di nuovo gridarono:

A «Crocifiggilo!».

L Pilato diceva loro:

A «Che male ha fatto?».

L Ma essi gridarono più forte:

A «Crocifiggilo!».

L Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. 
Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo:

A «Salve, re dei Giudei!».

L E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.
Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese.
Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra.
Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo:

A «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!».

L Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: 

A «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!».

L E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.
Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce:

X «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?»,

L che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».
Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano:

A «Ecco, chiama Elia!».

L Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo:

A «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere».

L Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.

(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse:

A «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!».

Nessuna acclamazione conclude la lettura.
Tutti si siedono e colui che guida ripete lentamente, riproponendo all’attenzione dei presenti la clausola:

«Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!»

Si osservano alcuni minuti di silenzio per una meditazione personale e silenziosa. 

Poi tutti si alzano e professano la fede della Chiesa recitando il simbolo apostolico:

Io credo in Dio, Padre onnipotente,
Creatore del cielo e della terra.
E in Gesù Cristo, Suo unico Figlio, nostro Signore,
il quale fu concepito di Spirito Santo,
nacque da Maria Vergine,
patì sotto Ponzio Pilato,
fu crocifisso,
morì e fu sepolto; discese agli inferi;
il terzo giorno risuscitò da morte;
salì al cielo,
siede alla destra di Dio Padre onnipotente:
di là verrà a giudicare i vivi e i morti.

Credo nello Spirito Santo,
la santa Chiesa cattolica,
la comunione dei santi,
la remissione dei peccati,
la risurrezione della carne,
la vita eterna.

Amen.

Tutti restano in piedi e si svolge la Preghiera Universale, secondo lo schema approntato [in alternativa si possono utilizzare le parole che proponiamo di seguito].
Colui che guida la preghiera dice:

Gesù, re dei secoli, entra a Gerusalemme e cammina verso la propria morte. Imploriamolo:

℣.: Dimentica il nostro peccato e abbi pietà di noi. ℟.

Gesù, figlio di Davide, ti ammanetteranno come un ladro. ℟.

Gesù, figlio di Davide, ti butteranno fuori dalla città come un profeta. ℟.

Gesù, figlio di Davide, sarai immolato come un agnello. ℟.

Gesù, Salvatore, hai voluto soffrire per i colpevoli laddove eri innocente. ℟.

Gesù, Salvatore, tu che sei venuto facendo il bene, vieni a guarire quelli che soffrono negli ospedali. ℟.

Gesù, Salvatore, tu che hai consolato Marta e Maria, vieni a sostenere quanti sono nel lutto senza poter accompagnare i loro cari. ℟.

Gesù, Figlio dell’uomo e Figlio di Dio, fa’ entrare nella Gerusalemme celeste quanti sono stati strappati a questa vita. ℟.

A seguire, ciascuno può far seguire intenzioni proprie e spontanee, alle quali si risponde con la medesima acclamazione finora usata. Alla fine, colui che guida introduce alla preghiera del Signore: 

Uniti nello Spirito e nella comunione della Chiesa, osiamo pregare come il Signore Gesù stesso ci ha insegnato:

Padre Nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome.

Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà,
come in cielo, così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano
e rimetti a noi i nostri debiti,
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non ci abbandonare alla tentazione,
ma liberaci dal male.

[aggiungendo immediatamente (ossia senza l’embolismo della celebrazione eucaristica)]

Perché tuo è il regno,
tua la potenza e la gloria
nei secoli.

Colui che guida invita allora gli altri alla condivisione di un gesto di riconciliazione e di pace: 

Abbiamo appena unito le nostre voci a quella del Signore Gesù per rivolgerci al Padre. Siamo figli nel Figlio.
Nella carità che ci unisce gli uni agli altri, rinnovati dalla parola di Dio, possiamo scambiarci un gesto di pace, segno della comunione che riceviamo dal Signore.

A questo punto tutti si scambiano (a distanza!) un gesto di pace: un inchino profondo o anche (se si sta soli in famiglia) un bacio. 
Se è impossibile partecipare alla messa, si può praticare la comunione spirituale secondo il rituale facoltativo proposto di seguito tra due righe orizzontali. 


Ci si siede

COMUNIONE SPIRITUALE

Colui che guida dice:

Poiché non possiamo ricevere la comunione sacramentale, dal momento che non è stata celebrate l’eucaristia, seguiamo l’invito di Papa Francesco a praticare la comunione spirituale, chiamata anche “comunione di desiderio”.

Il Concilio Tridentino ci ricorda che essa «consiste in un ardente desiderio di nutrirsi del Pane celeste, con una fede viva che agisce mediante la carità e che ci rende partecipi dei frutti e delle grazie del Sacramento».

Il valore della nostra comunione spirituale dipende quindi dalla nostra fede in Gesù nostro salvatore e redentore e sul nostro desiderio di unirci a lui per mai da lui essere separati.

In questo spirito, vi invito adesso a inchinare il capo, a chiudere gli occhi e a raccogliervi. 

Silenzio

Ai tuoi piedi, o mio Gesù, mi prostro e ti offro il pentimento del mio cuore contrito che si abissa nel suo nulla e nella Tua santa presenza. Ti adoro nel Sacramento del Tuo amore, desidero riceverti nella povera dimora che ti offre il mio cuore. In attesa della felicità della comunione sacramentale, voglio possederti in spirito. Vieni a me, o mio Gesù, che io venga da Te. Possa il Tuo amore infiammare tutto il mio essere, per la vita e per la morte. Credo in Te, spero in Te, Ti amo. Così sia.

Si serba il silenzio per altri cinque minuti.

Quindi si intona un cantico per rendere grazie.

Ci si mette in piedi e colui che guida recita, a nome di tutti, la formula di benedizione:

Per l’intercessione di san N. [patrono/a della comunità parrocchiale], di tutte le sante e i santi di Dio,
il Signore della perseveranza e del coraggio ci dia di manifestare con tutta la nostra vita lo spirito di sacrificio, di compassione e di amore di Cristo Gesù.
E così, nella comunione dello Spirito Santo, renderemo gloria a Dio, padre del nostro Signore Gesù Cristo, per tutti i secoli dei secoli.

℟.: Amen.

BENEDIZIONE FINALE

Tutti insieme, rivolti verso la Croce e a mani giunte, invochiamo la benedizione del Signore:

Ci benedica il Signore
e ci protegga.

Il Signore faccia brillare il suo volto su di noi
e ci sia propizio.

Il Signore rivolga su di noi il suo volto
e ci conceda pace (cf. Nm 6,24-26)

Tutti si segnano. Poi i genitori possono tracciare il segno della croce sulle fronti dei figli.

Si può chiudere la celebrazione cantando un’antifona mariana

Ave, Regina cælorum
Ave, Domina Angelorum,
Salve radix, salve, porta, Ex qua mundo lux est orta.
Gaude, Vírgo gloriosa, Super omnes speciosa;
Vale, o valde decora
Et pro nobis Christum exora.

Per continuare la santificazione della festa, sarà cosa buona rinnovare la venerabile tradizione dei vespri domenicali celebrando, verso la fine del pomeriggio, la Liturgia delle Ore che si troverà a questo link.

Per la Settimana Santa, vi proporremo formulari sempre più ricchi per aiutarvi a celebrare, malgrado tutto, i tempi forti della nostra vita cristiana, per la gloria di Dio e la salvezza del mondo.

[traduzione dal francese e adattamento a cura di Giovanni Marcotullio]

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