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Quel giorno che Spiderman venne in ospedale a salutarmi dalla finestra

Laboratorio Fotografico Istituto Gaslini | Laboratorio Fotografico Istituto Gaslini

Annalisa Teggi - pubblicato il 23/03/21

All'ospedale Gaslini di Genova i piccoli pazienti ricoverati in Oncologia hanno ricevuto una visita a sorpresa: il Covid non ha fermato dei campioni di motocross e Spiderman ... perché vedere la felicità negli occhi dei bambini non ha prezzo.

Una stanza affacciata sul mare

L’ospedale Gaslini di Genova è a due passi dal mare. Molti piccoli pazienti ricoverati hanno una vista strepitosa dalle loro stanze: combattono malattie pesanti guardando l’azzurro dell’acqua che incontra quello del cielo. Un avamposto di dolore, ma anche un grido di libertà. La malattia di cosa non può privarci? Proprio di quell’ardore infinito che spinse Ulisse a prendere il mare per andare a incontrare Chi ha fatto il mondo intero.

Ma oggi, a causa della pandemia, le stanze di ospedale sembrano ancora più chiuse e soffocanti di prima. Come rompere la morsa dell’isolamento senza infrangere i protocolli? A qualche “spericolato” è venuta una bella idea.

Voglio una vita spericolata

Non si può far vista all’interno degli ospedali. E allora come si fa? Si prende una gru e si sale davanti a ogni finestra! Questa stupenda e “pazza” idea l’ha avuta Vanni Oddera, l’ideatore della mototerapia, ed è stata messa in pratica nella giornata di ieri all’istituto Giannina Gaslini di Genova insieme ai motociclisti Maurizio Gerini e Francesca Gasperi e allo Spiderman savonese Mattia Villardita

Da Imperia Post

Vanni Oddera è un gran campione con la moto, compie acrobazie da far venire i brividi. Però, il suo salto più sorprendente si chiama “mototerapia“, un’idea nata per offrire un respiro di libertà ai malati e ai disabili. Tutto nasce da un senso di insoddisfazione che capiamo bene: la felicità è tale solo se condivisa, e anche un grande campione di motocross non si sente del tutto soddisfatto se quelle accelerate, quei voli e quei salti restano solo un momento di gloria personale.

E se potessi dare uno sprint di vita a chi non può più salire su una moto? E così è nata la “mototerapia” grazie a cui Vanni Oddera ha portato un piccolo assaggio di vita spericolata anche tra le corsie degli ospedali.

Io mi allenavo, saltavo, rombavo, facevo cose spettacolari da solo. Perché non condividerle e offrire una giornata diversa ai ragazzi? Mi sarei sentito meglio. Avrei dato un senso ai miei pensieri.

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I tentativi più spericolati sono proprio questi, abbracciare la fragilità e scommette che c’è uno spettacolo di meraviglia dentro ogni anima.

Un supereroe tra i veri supereroi

Se non si può più entrare negli ospedali a far compagnia ai bambini ricoverati come si fa? Si cerca di raggiungerli dalle finestre, grazie a una gru. Al Gaslini di Genova è andato in scena questo spettacolo per offrire qualche momento di svago a chi combatte una brutta malattia anche in mezzo alla pandemia.

Sono foto bellissime quelle che condivise all’indomani dell’evento. Oltre a Oddera hanno partecipato altri due campioni di motocross e lo ‘Spiderman ligure’ Mattia Villardita.

E proprio Villardita è stato di recente insignito del titolo di Cavaliere dal Presidente Matarella per la sua attività di solidarietà negli ospedali. A causa di una malattia congenita ha dovuto affrontare diverse operazioni fino all’età di 14 anni. Da tre anni, travestito da Spiderman fa visita ai piccoli pazienti dei reparti pediatrici della Liguria.

E per ultimo tengo sempre la cosa più importante, loro, queste anime che con i loro sguardi e le loro risate ci rendono la vita a colori. Fate tutto il bene che potete, con tutti i mezzi che potete, in tutti i modi che potete, in tutti i luoghi che potete, tutte le volte che potete, a tutti quelli che potete, sempre, finché potrete – Mattia Villardita

Spiderman è il più atipico dei superoi, e Stan Lee lo volle proprio così: un adolescente pieno di problemi. Giovane, non maturo. Vulnerabile, non intoccabile. Con Peter Parker il mondo dei superpoteri resta molto attaccato alla gravità terrestre, il suo costume non nasconde del tutto le ferite. Ci assomiglia tanto. Magari avere il dono dell’invisibilità in certi momenti, magari poter avere una vista fulminante che distrugge i nemici, magari poter essere capaci di trasformarsi come Hulk in bestie dalla forza spropositata. Ma a volte non c’è niente di più straordinario che riuscire a tessere una ragnatela, offrire una rete alle nostre tante cadute.

Il vero supereroe da ospedale è proprio Spiderman, ma non tanto perché è ferito. Piuttosto perché non se lo dimentica. Eroico è non mentire sul fatto che questo mondo è zoppo e malandato e la rete per non sprofondare è tessuta dalle nostre mani che tremano.

Penso che Spiderman abbia avuto un effetto così forte perché, fra tutti i supereroi, è forse il più realisticamente umano. Non ha mai abbastanza soldi, è costantemente afflitto da problemi personali e il mondo non sembra propriamente approvare le sue azioni. Anzi, la maggior parte delle persone di solito sospetta e diffida di lui. In poche parole, assomiglia molto a voi e a me.

Stan Lee

Una spinta dal basso verso l’alto

Nelle tragedie greche ci si appellava al deus ex machina. Quando le vicende umane si facevano troppo complicate da risolvere, si giocava la carta della divinità che calava dall’alto e sistemava le cose. Ed è un’illusione che ancora ci attanaglia, quella di un tocco magico che piove dall’alto e puff toglie le obiezioni e le fatiche.

Quando ho visto la gru sollevarsi per portare Spiderman & Co davanti alle finestre dei bambini ricoverati al Gaslini, ho pensato che fosse un’immagine mille volte più piena di speranza del sogno di un deus ex machina.

(L’Incarnazione – si può dire – non è una faccenda leggera come calare un dio dall’alto. Il nostro Dio è sceso, ma ha portato il peso della Croce)

I nostri piedi sono pesantemente piantati a terra, sollevarsi è fatica. Ma non apparteniamo solo al regno finito e sofferto della carne, e lo sforzo per strapparci alla tentazione della disperazione è molto simile a quello della gru. La gru non ha la presunzione di raggiungere il cielo, non può. Tutto il suo lavoro è protendersi, piano piano, un po’ di più. Precipitare è facile e veloce, salire chiede pazienza e fatica.

Forse sarebbe stato molto più scenografico e sorprendente se Oddera e Villardita si fossero calati dall’alto per fare una sorpresa ai piccoli pazienti del Gaslini. Ma non sarebbe stato così pieno di senso come invece lo è vederli salire con la gru. Tutto il peso del dolore e della sofferenza c’è, ci resta addosso. Non si vola leggeri come aquiloni.

Il nostro posto non è quello di chi si illude che il cielo possa essere conquistato, come Icaro o come i costruttori di Babele – tutti rovinosamente precipitati. Guardando le nostre reciproche parti esposte e dolenti, il compito più ardito è proprio quello di rimanere a terra senza precipitare in basso. Sollevare qualcuno che soffre non è fargli dimenticare per qualche ora il suo dolore, ma essere compagno di una una certezza da riconquistare ogni giorno: il Cielo ci tiene già tra le sue mani proprio dentro l’afflizione che pesa.

Vedere la felicità negli occhi dei bambini non ha prezzo – Maurizio Gerini (campione di motocross)

Tags:
bambinicronacaospedale
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