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Adozione internazionale: la storia della famiglia Valocchia

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Di Andres Virviescas|Shutterstock

Martha, Mary and Me - pubblicato il 18/03/21

Rendersi disponibili all'adozione significa già fare spazio al figlio che verrà. Una storia di adozione internazionale: non solo fatiche burocratiche e attese incerte ma tempo prezioso per allargare il cuore.

Cari Eugenia e Sauro, vi va di raccontarci un po’ com’è nata la vostra famiglia, quando è sorto il desiderio di diventare genitori adottivi e cosa vi ha portato all’adozione internazionale?

Il nostro desiderio di avere una famiglia è nato con il nostro matrimonio, abbiamo sempre voluto dei figli, anche più di uno e quando abbiamo visto che questi figli tanto desiderati non arrivavano ci siamo interrogati su cosa potevamo fare per realizzare il nostro desiderio di essere genitori.

Prima abbiamo cercato di capire se c’era qualcosa che non andava dal punto di vista biologico, quindi controlli ed esami. Poi visto che la situazione non cambiava abbiamo iniziato a interrogarci sulla possibilità di intraprendere la strada dell’adozione, che ci è stato chiaro fin da subito, era l’unica strada percorribile per noi per poter diventare genitori, quella che la nostra fede ci indicava.

Ciò non vuol dire che la riflessione sia stata veloce, anzi è stata lunga e ponderata, spesso in una coppia i tempi di maturazione di una decisione non sono gli stessi, perciò ci si deve aspettare, parlare, confrontarsi.

Non era una decisione da prendere a cuor leggero o sull’onda dell’emozione e dopo anni di pensa e ripensa, il 1° giugno 2014, abbiamo detto il nostro sì e ci siamo incamminati.

Dopo quella data ci “capitava” di conoscere famiglie adottive, trovare articoli sul giornale che parlavano del tema, film in tv, venivamo così quasi incoraggiati e confortati sul fatto che la strada era quella giusta.

In precedenza avete avuto esperienza di affido di minore? Avevate fatto anche domanda di adozione nazionale? Ci spiegate in breve la differenza tra l’adozione nazionale e l’internazionale in termini di percorso da intraprendere?

Noi non abbiamo avuto esperienze di affido. Però c’è stata una lunga esperienza di servizio in parrocchia con gli adolescenti delle medie che sicuramente ha contribuito a preparare il nostro cuore.

In tribunale abbiamo presentato istanza di disponibilità all’adozione sia nazionale che internazionale. Ci si dichiara disponibili e da lì inizia tutto un percorso.

Inizialmente il percorso è lo stesso per entrambe le adozioni dopo aver presentato l’istanza al Tribunale per i minorenni della propria zona di residenza, si viene presi in carico dai servizi sociali che hanno il compito di scrivere una relazione psicosociale sulla coppia.

Poi ci sono incontri di gruppo con altre famiglie che sono “in cammino”, e incontri singoli per la coppia con assistenti sociali e psicologi.

Una volta che la relazione è stata predisposta e inviata al tribunale, si viene convocati per un’udienza e infine se dichiarati idonei, viene emesso il decreto di idoneità all’adozione.

Questo è un documento fondamentale, contiene le informazioni utili (numero figli, fascia d’età approssimativa dei bambini) che serviranno per tutto l’iter adottivo. Noi abbiamo intrapreso entrambe le procedure, per la nazionale una volta ottenuta l’idoneità inizia l’attesa di una chiamata per un possibile abbinamento.

Per quanto riguarda l’internazionale invece si ha a disposizione un anno per trovare un Ente autorizzato dalla Commissione Adozioni Internazionali, che aiuterà la coppia in tutte le fasi dell’iter adottivo sia in Italia che all’estero, quindi vanno predisposti tutta una serie di documenti che il Paese estero richiede sia medici, che relativi alla coppia, foto.

Una volta che il dossier viene spedito all’estero inizia la vera e propria attesa. Ovviamente in nessuno dei due casi è quantificabile il tempo di attesa, se ne ha un’idea approssimativa. 

Nel nostro caso è arrivato prima l’abbinamento in adozione internazionale, in quel momento accettandolo si fa rinuncia formale all’adozione nazionale.

Una volta individuato l’Ente con cui avviare le pratiche di adozione internazionale, come mai avete scelto di presentare la vostra domanda in Colombia?

Diciamo che l’Ente a cui affidarci l’avevamo individuato quasi subito, la scelta del Paese è stata più dibattuta e oggetto anche stavolta di lunga riflessione. Ci sono tante cose da valutare, legate alla durata della permanenza all’estero, al numero dei viaggi, ai permessi di lavoro. Alla fine scegliemmo di legare il nostro cuore alla Colombia.

Siamo molto curiose di sapere com’è stato il soggiorno in Colombia, le emozioni provate durante il primo incontro con la bambina, i ricordi che avete della vostra permanenza, come avete trascorso questo tempo in un paese straniero.

Il nostro viaggio in Colombia è durato 42 giorni, in quei giorni oltre alla parte legale e burocratica del processo di adozione (incontri con psicologi, documenti, visti) durante il quale siamo sempre stati accompagnati e aiutati dalla referente del nostro ente, che è diventata una zia acquisita, abbiamo iniziato a costruire la nostra famiglia.

Abbiamo avuto la possibilità di passare dei giorni al mare in attesa della sentenza di adozione e di visitare alcune bellezze della Colombia, ma soprattutto eravamo impegnati a stare insieme alla nostra bambina, giocare, conoscerci, quindi nel tempo libero facevamo quello che fanno tutte le famiglie parco giochi, passeggiate, zoo, piscina.

Sono momenti preziosi, carichi di emozioni e sensazioni che difficilmente si riesce a descrivere a parole. Il momento più emozionante è stato guardare negli occhi la nostra bimba e poterla finalmente abbracciare. Di quel momento ricordiamo ogni minuscolo particolare, suoni, profumi, gesti, ma allo stesso tempo è stato come se ci fossimo solo noi al mondo.

All’inizio parlava poco, considerando anche la barriera linguistica, ma con gli occhi ci diceva tutto ciò che c’era da sapere.Sicuramente un altro momento molto emozionante è stato quando dopo qualche giorno ci ha chiamato “mami e papi”.

Di quei giorni abbiamo tenuto un diario, come per tutte le tappe significative del percorso adottivo, che quando sarà grande potrà leggere per ricordare come le nostre storie si sono intrecciate indissolubilmente.

Com’è stato il rientro in Italia? Cosa avete provato e come ha reagito Sofia? Che cosa o chi vi è stato maggiormente di aiuto nel percorso di ambientamento della piccola nella sua nuova casa?

Il ritorno in Italia è stato bellissimo, siamo stati sommersi dall’affetto di familiari, amici, tutte le persone che avevano atteso con noi nostra figlia.

Lei poi è una bambina socievole e solare perciò si è inserita bene nelle nostre relazioni, arricchendole.

Ovviamente c’era tutta una serie di difficoltà legate al grande cambiamento che la bimba ha dovuto affrontare, lingua, cultura, clima, abitudini, tante persone nuove da conoscere, oltre a regole da imparare.

L’affetto e il supporto di tutti ci è stato d’aiuto, oltre alla disponibilità sia dei servizi sociali del territorio sia dell’Ente, che erano sempre pronti per un consiglio, un confronto, un suggerimento.

Qual è stata per voi la parte più difficile del percorso di adozione, quella che vi ha messi più a dura prova?

Uno dei momenti difficili è stato quello in cui dovevamo scegliere il Paese, avevamo sentito anche altri Enti e quando ci si è chiusa qualche porta lo sconforto si è fatto sentire. Oggi guardandoci indietro sappiamo che tutte le traversie ci hanno portato a scegliere la Colombia perché è proprio là che ci aspettava nostra figlia.

Un periodo che può essere pieno di difficoltà è il periodo dell’attesa, perché in alcuni momenti può sembrare interminabile. Vorresti subito incontrare tuo figlio e non riesci a comprendere perché debba passare tanto tempo.

Con il senno di poi ti rendi conto che quel tempo serve alla coppia per prepararsi, per allargare il cuore e fare spazio per accogliere la vita di tuo figlio che si intreccia alla tua. E poi ci sono le domande che ti si moltiplicano nella testa “Sarò un bravo genitore? Saprò accogliere in tutto e per tutto lui/lei e la sua storia? Lui/lei mi accetterà? Mi vorrà bene?” E mille altre.

Riguardo alle origini colombiane di Sofia, parlate mai con lei del suo Paese? Avete mai pensato di fare un viaggio in Colombia con vostra figlia, quando sarà più grande?

Con la nostra bimba parliamo quotidianamente della sua storia e delle sue origini, anche perché è lei stessa a chiedercelo. Vuole sapere dei nostri primi momenti insieme, ma anche del prima di quando l’aspettavamo, di come ci siamo preparati, delle valigie fatte.

Poi chiede di lei, di quando ancora non eravamo insieme. Noi rispondiamo con semplicità e sincerità sulla base di ciò che sappiamo, per renderla consapevole della sua storia, perché tutto sia sempre chiaro e fare in modo che un giorno quando sarà più grande, lei stessa potrà rispondere serenamente a queste domande.

Per quanto riguarda il viaggio in Colombia speriamo di partire presto, perché siamo in attesa della seconda adozione e quindi torneremo per accogliere un fratellino o una sorellina che lei tanto desidera e attende con gioia e ansia insieme a noi.

Che consiglio sentite di dare a quelle coppie che vorrebbero adottare ma non sanno da dove iniziare o sono ancora incerte?

Alle coppie che vorrebbero adottare ci sentiamo di dire di lasciar maturare nel cuore questo desiderio, di informarsi il più possibile sul mondo dell’adozione, rivolgendosi agli Enti autorizzati, ai servizi sociali del territorio, alle associazioni di famiglie adottive. All’inizio ci si può spaventare perché davvero i dubbi sono molti e spesso le difficoltà, i lunghi tempi sono le sole cose che vengono messe in evidenza.

Invece quello che si deve sempre aver presente e che ci può spronare quando siamo presi dallo sconforto è la meta. Ne vale sempre la pena. Questo non vuol dire che tutto sia semplice, facile e veloce, ma nella vita anche per altre situazioni è così.

Cosa sentite di dire invece a chi è perso nella trafila burocratica e non vede la luce in fondo al tunnel?

Alle coppie che sono perse nella trafila burocratica diciamo che la luce in fondo al tunnel c’è ed è quel figlio tanto desiderato che li aspetta. È vero ci sono lungaggini, attese, imprevisti, ma tutto si affronta perché la meta è veramente meravigliosa.

Infine, ci sono delle domande a cui avete timore di rispondere o che vi spaventano, che un giorno Sofia potrà porvi?

Già ora nostra figlia ci pone domande serie e precise, sicuramente quelle che potrebbero sembrare più difficili sono quelle alle quali una risposta non c’è, o perché non la conosciamo o perché davvero non c’è. Per tutte le altre proveremo a cercare insieme le risposte con semplicità e sincerità.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA MARTHA MARY AND ME

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