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Dopo l’aborto spontaneo, abbiamo voluto dare degna sepoltura a nostro figlio

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Photo courtesy of Marianna Summa

Silvia Lucchetti - pubblicato il 18/03/21

In che modo avete cercato di realizzare il desiderio di seppellire Pio Maria?

Nei giorni precedenti ci eravamo informati per dare degna sepoltura a Pio Maria, e compilare i documenti necessari per fare richiesta formale all’ospedale attraverso l’avvocato Emiliano Ferri dell’associazione Difendere la vita con Maria, che avevamo contattato proprio per riavere il corpicino di nostro figlio. L’attività dell’associazione è gratuita.

La documentazione fu inoltrata dal legale, e il giorno del mio ricovero, quando mi diedero la stanza, Lucio si occupò soltanto di consegnare la richiesta di sepoltura in direzione sanitaria. Ricordo che arrivò da me la caposala dicendo: “Signora ho visto che avete fatto richiesta di sepoltura, ma io volevo informarla che anche l’ospedale fa questo tipo di servizio, a titolo gratuito. Ovviamente la piccola bara e il resto vengono riservati a feti con un’età gestazionale più avanzata…”. Io restai confusa, la sua spiegazione non era stata chiara, se il posto per la tumulazione veniva dato ai bambini più grandi, per quelli dell’età gestazionale di Pio Maria qual’era la destinazione? Non avrebbe avuto nemmeno garantita una cassettina?

Nel caos e nella stanchezza di quel giorno stavo quasi per cedere, mi stavo per accontentare di questa alternativa che però non era realmente tale. Perché non è l’età dell’essere umano che lo rende più o meno meritevole di sepoltura. Però ammetto che dissi tra me e me: “Se pensano a tutto loro a titolo gratuito, noi stiamo spendendo 300 euro per la sepoltura…”. Il maligno subito mi voleva ingannare con i soldi, ma Lucio mi disse: “Andiamo avanti, lascia perdere la caposala, i soldi non sono un problema”.

La caposala mi propose anche di fare l’esame citogenetico sul feto, ma rifiutai: “noi vogliamo seppellire nostro figlio, forse non ci siamo capiti, non mi interessa questo tipo di studio che andrebbe ad intaccare il suo corpicino”. Lei: “signora, sarebbe utile sapere il motivo di questa morte intrauterina”. Ennesima tentazione, ma riuscii comunque a superarla. Qualche tempo dopo arrivò la ginecologa con la caposala e l’infermiera per parlarmi, io ero stanca e affamata – ero a digiuno da tante ore – non vedevo l’ora finisse tutto presto. La ginecologa mi disse che c’era l’esame istologico che era diverso dal citogenetico, ecc… Allora risposi: “se il bambino non viene intaccato minimamente potete fare ciò che volete, per il resto no, voglio seppellire mio figlio”.

Lucio non è potuto entrare in corsia per via del Covid, ma aspettava fuori e mi sosteneva a distanza. Lo lasciarono stare con me dopo il raschiamento per un’ora, la sera. Quando scesi per l’intervento ero abbastanza serena, una parte di me temeva che non fossero rispettate le mie volontà sul bambino, però avevamo chiarito tutto e consegnato i documenti, perciò a quel punto mi affidai. Dopo alcuni giorni la cassettina chiusa fu consegnata all’agenzia funeraria per la sepoltura, ma noi non vedemmo mai il corpo di Pio Maria.

Chi ti ha dato la forza di affrontare questa prova?

Sperimentai in quei giorni un coraggio e una forza che non mi appartenevano, che non venivano da me. Riuscii a sostenere le donne che dovevano partorire, a partecipare alla gioia delle mamme, ad essere felice per loro, è stato un regalo grande che ho ricevuto dal Signore: quello di non chiudere il cuore. Ricordo il pianto di un neonato la notte che passai lì, e la tenerezza che sentii insieme al desiderio che provai di placare quel pianto. Mandai un messaggio ad una mia amica: “(…) Ho avuto e sento ancora addosso una forza che non mi appartiene. (…) Il Signore ha riempito di amore il silenzio del mio grembo”.

Dopo le dimissioni scrissi queste parole a Pio Maria che poi ho condiviso con Lucio:

Figlio adorato, quanto avrei voluto udire il tuo pianto mentre venivi al mondo, ammirare il tuo volto, perdermi nei tuoi occhi che incontrano per la prima volta i miei, offrirti il latte dei miei seni, tenerti tra le mie braccia, accarezzarti, rassicurarti. Adesso sei tu che rassicuri me e papà dal Cielo e che vegli sulla tua sorellina Miriam. Mi addolora essermi separata da te prima del tempo, ma il silenzio del mio grembo non è vuoto, la morte non ci ha separati davvero, continua a vegliare su di noi, a consolarci, fa’ che rimaniamo aperti alla vita e che non ci lasciamo spaventare dalla morte. Tuoi per sempre, mamma e papà.

Che emozioni avete provato il giorno in cui avete dato sepoltura al vostro bambino?

Il 21 di settembre ho subito il raschiamento e il 5 ottobre abbiamo seppellito Pio Maria al cimitero del Laurentino, dove vengono sepolti i bambini mai nati. C’è un angolo di cimitero dedicato a loro, si chiama Il giardino degli angeli. Eravamo io, Lucio, don Marco, Emiliano dell’associazione che davvero si è fatto in quattro per noi gratuitamente, e Valentina dell’agenzia funeraria, una persona squisita. Don Marco celebrò il rito di benedizione e fu un momento bellissimo. Quel giorno c’era un cielo azzurro straordinario, il sole era splendente. Lì, nel giardino degli angeli, se alzi gli occhi non hai palazzi o altro: solo cielo. Questa è l’immagine che porto a casa quando vado a trovare mio figlio, mi riporto indietro quel cielo.

IL GIARDINO DEGLI ANGELI,

Lucio. Fino al giorno della sepoltura ho avuto il pensiero fisso su Marianna, sul suo benessere, sulla sua salute. Ho cercato di sostenerla e di starle vicino. Il primo ricordo che ho del giorno della tumulazione è mia moglie seduta sul banchetto della cappella del cimitero con in mano questa piccola cassetta bianca. Un momento molto molto forte per me. Quando Marianna me l’ha passata tra le mani, mi è preso un colpo. L’ho un po’ mossa per sentire il bambino, da quel momento per me papà è proprio iniziato il lutto. Ho avvertito la consapevolezza che avevamo perso un figlio e non un grumo di cellule. Per me è molto doloroso recarmi al cimitero, non è un atto banale, spesso piango. E la domanda che mi faccio sempre è: “perché?”.

So che lo avete affidato a Dio con il rito del Battesimo di desiderio

Per Pio Maria abbiamo avuto la grazia di celebrare anche il Battesimo di desiderio il 24 novembre, ed eravamo sempre io, Lucio, don Marco e un seminarista. Grazie ai miei suoceri ho potuto approfondire con Cristina Righi, che ringrazio, questo rito e comprenderne l’importanza. Abbiamo personalizzato la cerimonia con le letture scelte da noi. E’ stata una celebrazione fortissima, sostenuta anche dall’omelia di don Marco. Ricordo benissimo le parole che pronunciò: “bisogna essere due pazzi per andare così fino in fondo alle cose, da dare sepoltura a un bambino di 9 settimane e donargli il Battesimo di desiderio, ma per seguire Gesù Cristo ci vuole un pizzico di follia. Lo Spirito Santo ti porta per strade che tu non avresti mai pensato di percorrere. Fai cose impensabili”. Un’emozione grandissima partecipare a quel rito, io avevo le lacrime agli occhi, la Parola esprimeva a pieno la missione dell’uomo fin dal grembo materno. Anche le preghiere dei fedeli le abbiamo volute scrivere di nostro pugno, ed erano tutte incentrate sul tema della vita: per i bambini abortiti volontariamente e per quelli morti naturalmente, per le famiglie, per i figli senza genitori, per le coppie che sperimentano l’infertilità.

Nel mio cuore è nato il desiderio di aprire un Centro Cav nella nostra zona. Questo è uno dei frutti di Pio Maria, uno dei suoi regali, insieme al desiderio di aprirci alla Vita, che è diventato più profondo e maturo.

Cosa vi sentireste di suggerire ai genitori che vivono la vostra stessa esperienza?

L’aborto spontaneo è un dolore grande. Consigliamo ai genitori di affidarsi ad associazioni che si occupano di sepoltura, e che lo fanno da cristiani, come servizio di volontariato e per le quali questa è una vocazione. Non temete il giudizio degli altri, non dite mai: “chissà cosa pensano se affermo che voglio seppellire mio figlio di così poche settimane”.

Non assecondate mai questi pensieri, ma andate dritti per la vostra strada. Il giorno della sepoltura, quando abbiamo riaccompagnato don Marco dopo essere stati al cimitero, don Alberto, il parroco, è sceso a salutarci e ci ha detto: “come è andata? domanda retorica, come potete stare. Però sappiate una cosa: quello che avete fatto oggi è una cosa importantissima, Pio Maria non è sparito, la sua vita non è cessata con la morte, lui sarà vostro per sempre e voi lo ritroverete in Cielo”. Le relazioni non cessano con la morte, Dio non ce le ha donate per la durata del percorso terreno, perché altrimenti che Padre sarebbe? ma per l’eternità. Avere questa certezza, che Pio Maria ci appartiene e che noi apparteniamo a lui è una grande, grandissima consolazione.


Questa è la lettera che Marianna ha scritto per il loro bambino pochi giorni dopo il raschiamento, che trabocca di parole d’amore e di speranza.

Figlio dolcissimo, Pio, è difficile non perdermi tra i pensieri di ciò che sarebbe potuto essere. Ti immagino a occhi aperti, immagino il tuo volto, i tuoi occhi, le tue manine che stringono forti le mie. Il mio sguardo è fermo su quel battito veloce, che si è impresso nel mio, mi sembra di sentirlo ancora. Lo so, mi stai dicendo di non essere triste, perché tu stai bene, che sei con Gesù. È dura questa prova, piccolo mio, nessuno è come te, nessuno potrà mai essere te, nessun figlio del mondo. Ti ho accompagnato oltre me stessa, oltre le mie paure, oltre… consolami tu, figlio dolcissimo. Voglio ricordarmi di te, per sempre… come un incontro a cui non voglio mancare, non come una vecchia foto ingiallita. Perché tu non sei quel battito, sei nel Cielo infinito, sei quel Cielo infinito che ogni giorno mi guarda e mi conforta.

Sulla tomba di Pio Maria Lucio e Marianna hanno scelto di incidere un versetto della prima lettera di San Paolo agli Efesini:

Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti.

(1 Cor 1-27)
TOMBA DI PIO MARIA,
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aborto spontaneotestimonianze di vita e di fedetomba
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