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La basilica di Santa Croce in Gerusalemme e le reliquie della Passione

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Antoine Mekary | ALETEIA

La chiesa appartiene al Patrimonio del Fondo Edifici di Culto - Ministero dell'Interno.

Marinella Bandini - pubblicato il 14/03/21

Rivivi l’antica tradizione quaresimale dei cristiani di Roma. Alla scoperta delle “chiese stazionali”

Il suo nome antico era semplicemente Hierusalem. La basilica di Santa Croce in Gerusalemme è celebre perché custodisce le reliquie della Passione di Cristo, portate a Roma nel 326 dall’imperatrice Elena, madre di Costantino, dalla Terra Santa. Si dice che avesse riempito una nave con la terra dei luoghi santi.

Questa terra fu deposta sotto il pavimento del “Palazzo Sessoriano”, che diventò la Cappella di Sant’Elena. Un suolo sacro, tanto che nel rifacimento del 1743 il pavimento della cappella non venne toccato e anche oggi per accedervi bisogna scendere diversi scalini. Un tempo erano conservate qui le Reliquie della Passione.

L’affresco absidale rappresenta il ritrovamento delle reliquie della Croce, secondo il racconto della Leggenda Aurea: sant’Elena toccò con i legni delle tre croci un uomo defunto, che al contatto con quello della Vera Croce risuscitò.

La basilica ha subito diversi rifacimenti, il suo aspetto attuale risale al Settecento. Durante i restauri del XV secolo fu ritrovato il “Titulus Crucis”, la tavoletta posta sulla croce di Gesù, con l’iscrizione voluta da Pilato. La tavoletta è scritta in caratteri ebraici greci e latini: “I. NAZARINVS RE[X IVDAEORVM]”.


POPE JOHN PAUL II RELIC

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Oggi le reliquie della Passione sono conservate in una cappella cui si accede da un corridoio in salita, simbolo dell’ascesa al Calvario. Nella teca sono custoditi tre frammenti della “Vera Croce”, due spine della Corona, un sacro chiodo e il “Titulus crucis”. Nel tempo si sono aggiunti frammenti della grotta di Betlemme, del S. Sepolcro e della colonna della flagellazione, il patibolo del Buon Ladrone e la falange del dito di San Tommaso.

Rallegratevi con Gerusalemme,
esultate per essa quanti l’amate
(Is 66,10)

* In collaborazione con l’Ufficio comunicazioni sociali del Vicariato di Roma

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