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Le donne dei papi: un libro brulicante di aneddoti

Antoine Mekary | ALETEIA

Denis Lensel - pubblicato il 12/03/21

La giornalista Bénédicte Lutaud evoca in “Femmes de papes” (Cerf) cinque stupefacenti figure femminili imprescindibili nella recente storia del papato.

La prima, Hermine Speier, è un’archeologa ebrea divenuta archivista d’avanguardia in Vaticano grazie a Pio XI e a Pio XII, che l’hanno sostenuta e protetta. La giovane religiosa bavarese Pascalina Lehnert è stata un’assistente intrepida (ma invadente) per papa Pio XII. La psichiatra Wanda Półtawska, figura della resistenza polacca e icona dei sopravvissuti ai Lager nazisti, fu in materia di etica famigliare consigliera ascoltatissima di Giovanni Paolo II. Madre Tekla ha favorito il dialogo tra Cuba e Roma alla fine del pontificato di Giovanni Paolo II. La femminista Lucetta Scaraffia ha creato il primo mensile femminile del Vaticano col sostegno prima di Benedetto XVI e poi di papa Francesco (prima di dare le dimissioni).

1L’intrepida Hermine Speier

La giovane archeologa ebrea Hermine Speier è stata assunta nel 1934 agli archivi fotografici del Vaticano col benestare di Pio XI. Cacciata dall’Istituto Archeologico Tedesco di Roma in seguito alle leggi razziali di Hitler, infatti, aveva bisogno di rifugio e protezione – che trovò in Vaticano.

A 36 anni la studiosa s’impegnò nella titanica creazione di un catalogo evolutivo delle foto dei musei, a fini di conservazione, di restauro e di ricerca. Arrestata a seguito delle leggi razziali italiane del 1938, ma rapidamente liberata grazie a un amico ufficiale, Hermine ottenne il sostegno di mons. Montini, il futuro papa Paolo VI, e del cardinal Pacelli, il futuro Pio XII, nonché la protezione di collaboratori di papa Ratti.

Giunse poi il momento della sua conversione: nel maggio 1939 la studiosa chiese il battesimo e ricevette la benedizione di Pio XII. Alla fine della guerra, nella primavera del 1946, fece una scoperta archeologica sensazionale, avendo identificato una testa di cavallo proveniente dal Partenone. Ne trasse una notorietà che in Vaticano avrebbe giovato sia alle donne… sia ai tedeschi.

2L’insopportabile madre Pascalina

Nel marzo 1939 Josefina Lehnert, la futura madre Pascalina, è la prima donna della storia della Chiesa ad assistere a un Conclave, per il più grave sconcerto della Curia: l’uomo sul quale veglia, il cardinal Pacelli, segretario di Stato del defunto Pio XI, viene eletto e assume il nome di Pio XII.

Religiosa tedesca, Josefina si era imposta come collaboratrice fin dall’epoca in cui il prelato era nunzio a Monaco: nel 1919 aveva tenuto testa a dei rivoltosi armati. Governante, infermiera e segretaria: si era resa indispensabile al futuro Papa… e simultaneamente insopportabile al suo entourage.

Nell’estate del 1943, esasperata dalle sue maniere, assestò una sonora sberla al cardinal Tisserant. Il porporato, basito, urlò a Pio XII: «Ecco cosa succede quando si introduce una donna in un mondo di uomini!». Poco dopo, però, la si vedeva sedersi al volante di un camion per portare viveri a dei rifugiati ebrei nascosti a Roma.

Un giorno interruppe il capo della diplomazia degli Stati Uniti per ricordare a Pio XII che era ora di pranzo. Alla morte del “suo” Papa le diedero ventiquattr’ore per lasciare il Vaticano.

3Wanda, l’anima gemella di Karol

Membro della Resistenza polacca a 19 anni, Wanda Półtawska fu deportata dai nazisti a Ravensbrück: subì esperimenti medici con terribili conseguenze. Liberata nel 1945, fece studi di medicina a Cracovia. Sposata a un giovane filosofo, incontrò il reverendo Karol Wojtyła, il futuro Papa polacco. Stretti da un’amicizia molto forte, i due avrebbero condotto una riflessione comune sul matrimonio e sulla sessualità. La loro corrispondenza contribuì alla “teologia del corpo” di Giovanni Paolo II.

Li univa una comune volontà di lottare contro l’aborto, volontà rinforzata in Wanda dal ricordo degli infanticidî commessi dalle SS nei Lager. Intransigente in materia di etica, avrebbe protestato contro il silenzio ecclesiastico in fatto di pedofilia. Dopo l’attentato contro Giovanni Paolo II, s’impose in Vaticano al suo capezzale. Gli doveva molto: nel 1962 il sacerdote aveva contribuito alla sua guarigione miracolosa da un cancro. Nel 2005 vegliò sugli ultimi momenti di quel Papa che amava come un fratello.

4Madre Tekla, la diplomatica

Religiosa napoletana divenuta badessa generale dell’Ordine di Santa Brigida, madre Tekla ottenne il sostegno di Fidel Castro per il proprio radicamento a Cuba nel 2003, cinque anni dopo la visita di Giovanni Paolo II, malgrado la persistente tensione tra il regime e una Chiesa perseguitata.

Fondò conventi in una decina di Paesi: alla testa di un vero “impero finanziario”, da lì attingeva i mezzi per la sua azione umanitaria.

5La giornalista Lucetta Scaraffia

Lucetta Scaraffia, accademica e giornalista, femminista sessantottina tornata alla fede cattolica, ha creato nel 2012 il primo mensile femminile del Vaticano, Donne, Chiesa, Mondo – con il sostegno e gli incoraggiamenti persistenti di Benedetto XVI dapprima, e poi con quello di Francesco.

Vi ha trattato con ardita franchezza temi brucianti sul posto delle donne nella Chiesa e sugli abusi di cui possono soffrire. Per via di persistenti ostruzionismi, nel 2019 ha rassegnato le dimissioni deplorando la tendenza a insabbiare le peggiori derive.

Essere donna in Vaticano è sempre una sfida “in un mondo di uomini”?

La copertina del libro

Bénédicte Lutaud, Femmes de papes, Parigi 2021, € 22.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

Tags:
donnedonne cattolichedonne nella chiesafemminilefemminismo
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