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Testimonial felice della RU486, il pesticida umano

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Di GaudiLab|Shutterstock

Paola Belletti - pubblicato il 11/03/21

Alice Merlo, di Genova, è il volto della campagna UAAR per la diffusione e normalizzazione dell'aborto chimico. Ma anche per l'abolizione dell'obiezione di coscienza. Si dice vittima degli attacchi degli anti abortisti. "Io lotto per i diritti di tutti, anche per il diritto alla felicità".

Lei vive, suo figlio non più.

No, non va bene questo attacco perché suscita l’istantanea irritazione di chi ha importanti obiettivi da perseguire in tema di aborto farmacologico ma anche di aborto tout court.

Demitizzano la maternità, non l’aborto

E basta con questa lagna della “donna poverina che sceglie l’aborto in modo straziante e doloroso” come fosse una cosa sempre estrema e lancinante! (mi ricordo un tweet molto partecipato su quanto la donna soffrisse sempre e comunque a compiere questa scelta e sono quasi sicura che non fosse “dei nostri”. Compariva sul profilo della ineffabile Monica Cirinnà, senatrice che si diverte a declinare la famiglia in tutti i modi, in tutti i laghi, in tutti i luoghi e a dire quanto sia esecrabile una vita Patria, Dio e famiglia).

Da remoto, on demand

L’aborto è una prestazione medica come le altre e dovremmo considerare in proposito le magnifiche possibilità offerte dalla telemedicina con fattivo entusiasmo. Non era la burocrazia stessa un cancro da debellare? via allora. Un bel kit spedito per posta, un bugiardino piegato in 8 parti che spiega il come dove e quando e la gravidanza si interrompe. Come per magia (?). (Ricordatemi di farvi rileggere gli effetti collaterali della molecola del principio attivo presente nella pillola e anche l’elenco dei soggetti a cui è caldamente sconsigliata l’assunzione.)

Alice Merlo, testimonial dell’aborto farmacologico

Alice Merlo si è fatta coinvolgere al punto da salire sul carro dei provvisoriamente vincitori, quelli che non sono mai contenti e l’Italia è fanalino di coda e guardate un po’ in Europa come sono avanti.

Con un fare un po’ da martire della verità, eccola, sorridente e, ci assicura, serena – che più serena non potrebbe essere – che compare con la sua faccia pulita sui manifesti concavi dei camion vela.

E’ una campagna ambiziosa, quella dell’Unione Atei e Agnostici Razionali, poiché si propone di nobilitare e promuovere l’aborto ma anche di de-stimgatizzarlo e, in calce, di abolire l’obiezione di coscienza.

Lo rifarei eccome, sostiene sicura Alice, nonostante le reazioni social che giudica scomposte e insultanti. Ne ho lette diverse; non so se ha cancellato i commenti peggiori, nel caso ha fatto bene; ma quelli che ho visto erano dei moniti a pensare alla sua futura infelicità, a considerare che la vita di un innocente non può mai essere soppressa e qualcuno assicurava preghiere per lei e la sua anima.

Non mi sento in colpa è che mi ci dipingono

 I«maggiori problemi legati all’IVG sono le dinamiche colpevolizzanti, la riprovazione sociale per aver fatto quella scelta, l’imposizione del senso di colpa e del dolore». Lo raccontava proprio Alice su Facebook, diario a cielo aperto che raccoglie confidenze e indecenze. Al grande Algoritmo ha deciso di consegnare la sua coraggiosa – così la definiscono – testimonianza. Sei sicura, Alice, che il dolore e il senso di colpa vengano tutti da fuori? E’ colpa della società brutta e cattiva che ti fa sentire inadeguata o non c’è piuttosto anche in te la segreta consapevolezza che ciò che hai fatto è definitivo e davvero ti segnerà per sempre?

«Ho scelto di interrompere volontariamente una gravidanza con la terapia farmacologica. L’ho potuto fare in tutta sicurezza. La Ru486 evita il ricovero ospedaliero e l’intervento chirurgico: una scoperta scientifica meravigliosa per la salute delle donne».

Ritiene di servire una causa buona (ad ingrassare il già ben pasciuto reparto liberal-progressista) che ha come fine addirittura la felicità, o meglio il diritto alla felicità della donna, che passa per la cosiddetta salute riproduttiva e la ricerca medica.

La campagna UAAR

Il 15 febbraio è partita da Roma, promossa dall’Unione Atei e Agnostici Razionali

«I concetti-chiave attorno a cui ruota la nostra nuova campagna sono autodeterminazione, libertà e scienza», spiega Cinzia Visciano, coordinatrice del circolo Uaar di Roma e responsabile nazionale dei circoli territoriali.

blog UAAR

Solita artiglieria con un quasi nuovo arruolamento, La Scienza. Ciò che vogliono smantellare sono le classiche e secondo loro clericaleggianti connotazioni fissate a forza su un vissuto che invece dovrebbe essere considerato una semplice opzione, una cosa neutra e assai normale.

Ciò che fanno, invece, è sostituire un’ideologia, la loro, alla libertà di pensiero e alla possibilità di dissenso ad una legge che non vincola la coscienza poiché è radicalmente ingiusta.

Per il diritto naturale, infatti, e non per quella curiosa minoranza etnica di zitelle prolife, sopprimere una vita è sempre sbagliato.

Non importa, loro hanno il volto giusto a cui far raccontare tutta la volitiva serenità di una donna che decide del proprio corpo.

Decidere del proprio corpo, cosa significa?

Ma che espressione è “decidere del proprio corpo”? Non vi sembra quasi un sintomo o almeno una stranezza? Ogni volta che la sento pronunciare passo rapidamente dal sorriso all’angoscia. Mi viene in mente qualcuno affetto da paralisi generale che però, grazie ad un sofisticato esoscheletro, riesce a muovere il proprio corpo come fosse un macchinario. Non descrive una vera esperienza comune e condivisa poiché io non ho un corpo da gestire ma lo abito, lo animo, esso mi condiziona e viceversa. Fa anche pensare a chi, sul proprio corpo, decida di infierire. Gestirlo, farne ciò che si vuole non è un atteggiamento psichicamente sano.

E non è l’unica inesattezza ripetuta da decenni al punto da non sembrare più discutibile. Ce n’è un’altra, che è ancora più grave. La censura dell’altro, il bambino; e anche del padre. Un figlio non germoglia da solo in un utero, non è fatto solo dell’impasto materno, c’è anche l’uomo. E a interrompere una gravidanza si interrompe sempre quella gravidanza e si sopprime quel bambino.

«Per questo abbiamo chiesto ad Alice di esserne il volto: perché il suo sguardo e le parole da lei scelte per raccontare la propria esperienza di aborto medico testimoniano proprio tutto ciò: la capacità di ogni donna di scegliere per se stessa, l’irrinunciabilità di decidere del proprio corpo e della propria vita, l’importanza della ricerca scientifica in materia di salute sessuale e riproduttiva».

Fa sorridere amaramente riflettere sul fatto che questi paladini de La Scienza non la vogliano affatto ascoltare quando si azzardasse a dire cose riguardo l’inizio della vita, il suo continuum non divisibile, l’intelligenza dell’accrescimento embrionale e fetale governata imperiosamente dallo sviluppo nervoso e cerebrale.

Obiettivi

Questa campagna, a cui la povera Alice presta il volto, non vuole solo incoraggiare l’accesso alla RU486 e il consumo di aborti a domicilio. Ecco come prosegue il blog dell’associazione

«Con questa campagna vogliamo dire basta ai paternalismi e basta alle stigmatizzazioni», spiega ancora Visciano. «Ma sarà anche occasione per ribadire alcuni degli obiettivi della nostra associazione in materia, come l’abolizione dell’obiezione di coscienza nei reparti di ginecologia degli ospedali pubblici (che devono garantire premura e tempestività nei confronti di chi chiede di abortire e che dovrebbero inibire l’accesso agli attivisti ideologicamente orientati) e l’imposizione di sanzioni ai farmacisti che “obiettano”. Speriamo inoltre che sia un modo per decostruire il mito dell’aborto come scelta per forza drammatica e sofferta. E per ribadire l’importanza di una legge (la 194 del 1978) senza la quale ripiomberemmo nel dramma – quello sì, sempre tale – dell’aborto clandestino».

Obiezione di coscienza: al bando ginecologi e farmacisti

L’obiezione di coscienza non si può abolire; non è un diritto positivo ratificato per maggioranza quando andava per la maggiore costringere le donne a partorire; è un diritto fondamentale riconosciuto (non costituito) e difeso dall’articolo 2 della nostra Costituzione in quanto fondato sui diritti umani inviolabili.

La legge 194 dovrebbe tutelare la maternità

Il riferirsi alla legge 194 nei termini sopra riportati e anch’esso improprio e a voler guardare controproducente, per le loro cause, poiché la ratio di quella legge, smentita poi nella pratica, è proprio la tutela della maternità e del suo valore sociale e la concessione dell’aborto come extrema ratio, quando proprio non è possibile fare altrimenti.

Nei paesi evoluti aumentano i casi sospetti

Se proprio vogliamo sapere come andrà quando l’accesso alla pillola abortiva diventerà ancora più semplice e ancora più incentivato basta guardare oltremanica: nel Regno Unito, il paese più liberal in tema di accesso all’aborto, l’uso della pillola abortiva è stato esteso dal governo Jhonson durante i lockdown e questo ha causato anche un aumento dei decessi per sepsi o emorragia. Su Avvenire di agosto 2020 si legge

L’invito alla cautela arriva dagli stessi operatori sanitari che, come trapelato da un’email «urgente» del 21 maggio intercettata dall’associazione pro-life Christian Concern, segnalano il «rischio crescente» delle pillole abortive domiciliari. La comunicazione sintetizza le preoccupazioni già condivise dalla Care Quality Commission, autorità britannica per i servizi di cura e assistenza, con le direzioni sanitarie regionali, e segnala che ben 13 casi di aborto farmacologico sono finiti sotto inchiesta nelle ultime settimane. Tra i casi più gravi a cui lavorano le autorità di pubblica sicurezza ci sarebbe la morte di un bambino sopravvissuto all’aborto e di due donne che hanno perso la vita per effetto delle complicazioni insorte (sepsi ed emorragia).

Avvenire

Le campagne finiscono, la verità resta

Al di là di tutto, cara Alice, passato il circo dei camion vela, delle ospitate, delle pagine di giornale (Repubblica edizione di Genova, non proprio prima linea nazionale…), quando gli sciami social si sposteranno sotto altri post, resterai tu, da sola con ciò che sai che è accaduto e che resta tale qualsiasi atteggiamento pubblico decidi di mantenere al riguardo. Non credo ti basterà continuare a dire che va bene così, che lo rifaresti, che non ha lasciato traccia, che sei stata libera nel farlo e ora ancora di più. Ed è un augurio benedetto non una maledizione: l’inquietudine è un ottimo indicatore di vitalità interiore. E se presto o tardi tremerai di sgomento davanti alla scoperta che quello era il tuo bambino e lo hai voluto togliere ti auguro di trovare il Signore che solo salva e perdona.

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