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Brasile e Covid: fa male vedere un bimbo morire senza genitori

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Felipe Dutra-hias.ce.gov.br

Pablo Cesio - pubblicato il 11/03/21

La testimonianza di una pediatra in prima linea nella battaglia contro il coronavirus

Cinara Carneiro è pediatra presso l’Unità di Terapia Intensiva (UCI) di Covid-19 dell’Ospedale Pediatrico Albert Sabin di Fortaleza, nello Stato di Ceará (nord-est del Brasile). Non tutte le mattine sono uguali per questa donna, che da quando giunge sul posto di lavoro svolge la sua missione di prendersi cura di neonati, bambini e adolescenti che lottano per rimanere in vita a causa della pandemia.

Il dolore più grande di Cinara consiste nel non poter avere un rapporto più umano con i minori, visto che la barriera rappresentata da mascherine e strumenti di biosicurezza impedisce anche solo di mostrare un sorriso.

Cinara è la protagonista di un articolo recente pubblicato da BBC Mundo Brasil attraverso il quale

emerge chiaramente il difficile momento che vive il Paese sudamericano nella sua lotta contro il coronavirus.

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I bambini in terapia intensiva

“L’interazione con il bambino, con maschera e camice, è una cosa che ci fa soffrire. Nella nostra unità non permettiamo la presenza di familiari come prima, per il rischio di contaminazione. Non abbiamo abbastanza equipaggiamenti di protezione personale da mettere a disposizione dei genitori”, ha affermato.

Anche se in Brasile è già iniziato il processo di vaccinazione, finora sta procedendo in modo lento. Nel frattempo i casi aumentano, e in vari Stati si stanno diffondendo varianti della pandemia, aspetto che tiene sul filo la regione.

Quando gli effetti diventano tangibili su fasce della popolazione come i bambini, però, tutto acquista un’altra dimensione.

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