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Malattie autoimmuni, a rischio le ovaie: serve diagnosi precoce

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Wavebreakmedia - Shutterstock

Paola Belletti - pubblicato il 10/03/21

Lo "stile" di azione delle malattie autoimmuni è di sbagliare bersaglio e anche di non accontentarsi di un solo tessuto o organo ma di continuare a sbagliare. Per le donne affette da disturbi simili il rischio per le ovaie è molto alto, ma una diagnosi e una terapia tempestive possono preservare il bene prezioso della fertilità.

Il numero di marzo della rivista BenEssere, la salute con l’anima affronta con equilibrio e professionalità una grande varietà di temi, senza lasciare che il tema della pandemia e di tutto l’indotto di sofferenze e rischi aumentai che essa comporta occupi come un monolite tutta la nostra attenzione. La vita, anche in situazioni così particolari, resta un caleidoscopio di esperienze, bisogni, e soprattutto bellezza possibile. Per questo, quando si parla di salute, non possiamo cadere nella necessaria semplificazione emergenziale che divide tra Covid e non Covid.

La salute e la fertilità della donna

L‘apparato genitale femminile può essere soggetto a diverse patologie alcune delle quali secondarie, in qualche modo indotte o favorite da un’altra patologia. E spesso è anche la sentinella che ci manda segnali. Mai sottovalutare, ad esempio, l’irregolarità del ciclo mestruale o affrettarsi a pseudo normalizzarla. Ogni sintomo è una richiesta di aiuto e va innanzitutto ascoltato. Ecco cosa scrive una lettrice che si rivolge alla Prof.ssa Graziottin per un consiglio professionale:

Da ragazzina il ciclo era irregolare, fin dall’inizio. Non mi sono preoccupata. A 25
anni ho cominciato a mettere su peso, senza mangiare di più. Sarà lo stress degli
esami, mi dicevano in famiglia… Quando il medico mi ha fatto fare le analisi, si è
accorto che la tiroide funzionava poco, per una “tiroidite autoimmune”, malattia che neanche conoscevo. Ho cominciato a prendere le pastiglie, stavo meglio, il peso è tornato normale. Solo il ciclo restava irregolare. Per tre anni mi hanno prescritto la pillola. Il ciclo era perfetto. L’ho smessa 6 mesi fa, per vedere che cosa succedeva. Quando il ciclo mi è saltato sono tornata dalla ginecologa che mi ha fatto fare gli esami ormonali: tragedia! Sto andando in menopausa! A neanche trent’anni! E senza un figlio! Che cosa può esser successo? Può essere solo sfortuna? Sono disperata. E adesso che cosa faccio? (Benessere, Marzo 2021, p. 38)

Caterina B. (Arezzo)

Le malattie autoimmuni e i loro bersagli

Nel rispondere alla giovane donna, la professoressa Alessandra Graziottin,
direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia medica San Raffaele Resnati, spiega come una malattia autoimmune possa presto o tardi volgere il suo terribile fuoco amico proprio contro i tessuti ovarici.

Gentile Caterina, capisco lo shock! No, non è sfortuna. La questione è tutt’altra. Quando compare una malattia “autoimmune”, nel suo caso la tiroidite, significa che il
nostro sistema immunitario, il nostro esercito, ha cominciato ad attaccare i nostri stessi tessuti, invece che i nemici, batteri o virus che siano. E quando comincia a sbagliare bersaglio, tende a sbagliare sempre di più.
Quale che sia la prima malattia autoimmune, tiroidite, celiachia, sclerosi multipla, artrite reumatoide, neurite ottica o quant’altro, noi medici dovremmo subito allertarci su quali potrebbero essere i futuri bersagli di un esercito… che ha attivato un vero e proprio fuoco amico. In altre parole, che ci sta sparando addosso. Il corpo ci dà segnali di allarme preziosi.

Ibidem

La ragioni del corpo

Il sistema immunitario, l’esercito che sbaglia bersaglio, dopo aver attaccato la tiroide, spesso va a mordere e ovaie. Con anticorpi e altri proiettili lesivi (citochine infiammatorie) attacca le ovaie, le ferisce, provocando una “ovarite autoimmune”, inizialmente silenziosa. I follicoli ovarici, che contengono gli ovociti, le cellule riproduttive femminili, vengono attaccati: molti soccombono, a un ritmo superiore alla fisiologica riduzione del loro numero con l’età.

Ibidem

Le malattie autoimmuni e i riflessi sulla salute femminile e procreativa

A causa di questo serrato fuoco amico contro il tessuto ovarico la nostra riserva di cellule riproduttive va riducendosi in modo precipitoso e non fisiologico e graduale come in un soggetto sano che entra in menopausa di solito intorno ai 50 anni.

La menopausa precoce

L’ovarite autoimmune dà fuoco alle polveri provando una rapida distruzione della riserva ovarica che può esaurire il nostro patrimonio follicolare e di ovuli prima dei 40 anni.

Altri sintomi a cui “alzare il volume”

Altri sintomi “sottili” da cogliere con attenzione, soprattutto in età giovane, includono le alterazioni del sonno, con risvegli precoci o frequenti, vampatine, spesso durante il ciclo, tachicardie notturne, dolori articolari

Le malattie autoimmuni non sono gli unici nemici della nostra riserva ovarica; ci sono anche le cure oncologiche: chemio e radio terapia. Ma in quei casi il rapporto costo-benefici, per quanto doloroso, pende a favore della cura con i suoi pesanti effetti collaterali.

Le ragioni della psiche

Anche un turbamento psicologico o psichico può influire sulla regolarità del ciclo, ma la grande differenza sta nella temporaneità dell’ammenorrea in caso sia causata da stress elevato. In quel caso lo stress manda in tilt la plancia di comando che invia segnali ormonali, l’ipotalamo che a sua volta condiziona l’ipofisi e quella le ghiandole periferiche.

Lo stress non fa danni permanenti

E’ uno stop senza particolari conseguenze, una fase silente dell’attività ovarica che però lascia perfettamente integro il tessuto. Una volta rimossa la causa, ovvero quando lo stress se ne va, l’ovaio si risveglia e riprende progressivamente a lavorare riattivando una fertilità che non era mai stata compromessa.

Nell’ovarite autoimmune, invece, i livelli degli ormoni Fsh e Lh prodotti dall’ipofisi si alzano perché cercando di sovrastimolare le ovaie che rispondono sempre meno fino a giungere ad una vera e propria menopausa.

Diagnosi tempestiva e cura personalizzata



Ecco perché compare l’amenorrea da menopausa, definitiva, a meno che non si faccia una terapia ormonale sostitutiva personalizzata. In sintesi, una diagnosi ormonale accurata e tempestiva è essenziale per individuare in tempo le strategie di cura migliori!

(Ibidem)

Quali esami fare?

1Dosaggi ormonali

Tireostimolante, Tsh; Follicolostimolante, Fsh; Luteinizzante Lh; 17 betaestradiolo, testosterone, Deidroepiandrosterone (Dhea), meglio se il prelievo
è eseguito tra il 3° e il 5° giorno del ciclo; se le mestruazioni mancano da più di un mese (escludendo la gravidanza!), ogni giorno va bene.

2Dosaggio dei marcatori della riserva ovarica

ormone anti mulleriano, Amh, e Inibina B: più sono bassi, più sono ridotte la riserva ovarica e la fertilità con ovociti propri.

3Dosaggio degli autoanticorpi, che attaccano i nostri stessi tessuti

Ecografia pelvica-ginecologica, per misurare le ovaie:
più sono piccole, minore è la riserva ovarica, minore è la fertilità residua.

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