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India: decapita la figlia perché non approvava il suo fidanzamento

INDIA, GIRL, RED

Shutterstock

Annalisa Teggi - pubblicato il 09/03/21

L'uomo si è presentato alla polizia tenendo in mano la testa ancora sanguinante della figlia 17enne: uccisa per "motivi d'onore".

Un padre?

Dall’Uttar Pradesh si è sparsa in tutto il mondo la notizia di un delitto atroce. Un uomo è stato visto camminare per le strade del suo paese tenendo in mano una testa mozzata, la gente ha allertato la polizia. Ma lui si stava proprio recando al commissariato per denunciare di aver ucciso la figlia di 17 anni, decapitandola.

L’uomo, Sarvesh Kumar, si è costituto confessando di avere perso la ragione, per aver sorpreso la figlia assieme a un ragazzo che a lui non piaceva. (Da Ansa)

Violenza indicibile

Non si tratta di un caso isolato, neanche per l’efferatezza con cui è stato perpetrato. Siamo di fronte al cosiddetto “delitto d’onore” che nelle zone più rurali dell’India è all’origine di numerosi crimini che il più delle volte restano impuniti.

Nell’Uttar Pradesh, i crimini contro le donne sono cresciuti del 66% dal 2015. Il periodo coincide con l’arrivo al governo dello stato di del monaco fondamentalista indù Yogi Adityanath, al potere dal dal 2017. – Ansa

INDIAN GIRL,

La trama è simile a quella di altri casi: la vittima è sempre femmina, giovanissima; e l’aguzzino è maschio, spesso il padre. Il motivo? Un legame affettivo non approvato dalla famiglia, perché fuori casta o con una persona di religione diversa o semplicemente sgradita. Anche un stupro può essere occasione di condanna a morte per una giovane donna. Sì, oltre alla violenza carnale pesa sulla vittima anche l’onta di un presunto disonore che diventa il movente per un delitto di famiglia.

Non è stato diffuso il nome della ragazza decapitata, c’è invece un video in cui il padre confessa l’accaduto davanti alle forze dell’ordine. Ed è spiazzante che tutta la scena sia velata dall’idea che questa violenza indicibile parta da un presupposto considerato “giusto”. Come a dire: Sì, sono un padre che ha perso la testa, ma per colpa sua!

Nonostante il numero esistente di disposizioni legislative, solo pochi casi sono stati segnalati nell’ufficio competente. Gli episodi relativi a queste pratiche aumentano ogni anno, rappresentando un drammatico fallimento nell’attuazione della legge e dell’ordine nel Paese. I casi spesso non vengono segnalati e vengono soppressi o insabbiati dalla società stessa. – Aditideep Prakash

La foto con la testa decapitata

Un dettaglio che aggiunge un contorno ancora più macabro e angosciante a questa storia è la denuncia sporta nei confronti di un membro della polizia. E’ stato sorpreso a farsi una fotografia “impropria” con la testa della vittima.

Il corpo della donna. Su quanti slogan troviamo – in Occidente – questa rivendicazione orgogliosa di autodeterminazione femminile. Si dice il corpo della donna, ma il più delle volte è un mantello ideologico, una battaglia tutta spesa a suon di cipigli intellettuali.

Il poliziotto che si ritrae in un selfie con una testa mozzata ci apre le porte di un posto nel mondo in cui vilipendere un corpo è strumento di prevaricazione, sì questa volta bisogna dirlo chiaro e tondo, sulla donna. Il corpo-che-dà-la-vita viene non solo ucciso, ma fatto a pezzi e volutamente esibito come carne da macello. Un padre può essere capace di questo? Di uccidere una figlia con la volontà di punirla anche nel modo di dilaniare il suo cadavere?

Durante il periodo di spartizione tra India e Pakistan, si diffusero pratiche sociali dai connotati atroci. Diverse ragazze indù indiane furono costrette a sposarsi con uomini musulmani pakistani e viceversa. In seguito, i membri delle famiglie riuscirono a rintracciare queste ragazze e, considerate causa di disonore, esse furono uccise al fine di preservare e proteggere l’onore della famiglia. (da The Bottom Up)

La connivenza della famiglia

Non è un caso isolato, anzi se fossimo in una serie poliziesca ci verrebbe da dire che è un modus operandi. Siamo nella realtà dell’India più antica dove, è sufficiente fare ricerche molto basiche, non è insolito che una famiglia si rivolga a un parente macellaio per fare a pezzi il corpo di una figlia. Anche la decapitazione, che è un gesto non solo di violenza estrema ma anche simbolicamente chiaro, non è un unicuum.

Lo scorso ottobre un’altra ragazza di appena 16, rimasta incinta in seguito a uno stupro, ha subìto lo stesso destino atroce, sempre nell’Uttar Pradesh. E lascia senza parole vedere che la violenza sia perpetrata con la collaborazione di altri membri della famiglia. Non è un gesto nato da un momento di follia, ma una consapevole orrenda punizione:

La “vergogna” ricaduta sulla famiglia avrebbe spinto il padre a picchiare, strangolare e poi decapitare la giovane con l’aiuto di uno dei figli. (da Avvenire)

people walking on street
Photo by Sritam Das on Pexels.com

Occhio per occhio dente per dente

La mancanza di una legge specifica per affrontare questi crimini porta alla loro denuncia e eventuale giudizio in base a una miriade di leggi che rende impossibile una statistica affidabile per i delitti d’onore – Kathir Vincent (attivista per i diritti umani)

Le lacune della legge indiana e ancora troppo astratta della politica sono un ulteriore elemento amaro in questo contesto. A livello formale e di propaganda il “delitto d’onore” viene apertamente condannato in tutto il paese.

Quando, però, dagli slogan si passa alla realtà dei fatti ecco che connivenze, insabbiamenti, cavilli legali si frappongono a un processo di vera giustizia. Non manca certo chi fa la voce grossa. Già nel 2011 due giudici della Corte Suprema tuonarono contro l’ondata di violenza contro le donne indiane. E le loro dichiarazioni eloquenti:

“Tutte le persone che stanno pianificando di perpetrare un delitto d’onore sappiano che li attende la forca”- hanno dichiarato i giudici Markandeya Katju e Gyan Sudha Mishra. (da BBC)

Punire la morte con un’altra morte. Un pessimo cortocircuito. È invece solo a partire da un’idea di custodia della vita che si può iniziare a incrinare la logica di morte che talvolta dà all’uomo l’ebbrezza di poter dimostrare il suo potere. Non c’è alcuna vera forza nella cornice dell’antico “occhio per occhio, dente per dente”, anzi. C’è semmai una voragine di sconfitte sempre peggiori.

La voce di una madre che grida

E’ di fronte ai casi eclatanti come questi che si mostra ancora più rivoluzionaria e feconda l’opera di Santa Teresa di Calcutta. Certe sue frasi sull’amore, sull’accoglienza, sul fare piccoli giganti passi quotidiani suonano bene anche alle nostre latitudini e paiono soffusi di una calda luce rosata. Furono invece parole intinte nel sangue, pronunciate da occhi che vedevano corpi e anime trattate come bestie, peggio di bestie. Forse le pronuciò con un filo di voce, ma stava urlando come fa una madre che ama disperatamente il figlio smarrito e disperato.

L’amore comincia in casa. Ogni cosa dipende da come vicendevolmente ci amiamo. – Santa Teresa di Calcutta

Tags:
donneindiaomicidio
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