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Il sindaco di Qaraqosh invita i cristiani esiliati a rientrare

Isam Dabul, sindaco della città di Qaraqosh

Hugues Lefèvre - pubblicato il 07/03/21

«Certo che li invito a rientrare qui a Qaraqosh», ha dichiarato ad i-Media Isam Dabul, il sindaco della grande città assiro-cattolica della piana di Ninive riferendosi ai cristiani fuggiti per rifugiarsi all’estero. Mentre si appresta a ricevere papa Francesco, egli chiede l’aiuto di Paesi come la Francia per tessere gemellaggi al fine di sostenere le scuole della città.

Oggi, domenica 7 marzo 2021, Isam Dabul riceverà papa Francesco nella sua città, che piano piano dalla liberazione della fine del 2016 rinasce. Dopo un passaggio a Mosul, ex capitale dello Stato Islamico in Iraq, il successore di Pietro si fermerà un’ora nella più grande città cristiana d’Iraq, nel cuore della piana di Ninive. Lì pronuncerà un discorso e reciterà l’Angelus. Sono attese fra le 30mila e le 40mila persone, per accogliere il pontefice – che tuttavia non dovrebbe giungere a contatto diretto con la folla. 

Nel suo vasto ufficio al municipio di Qaraqosh, Isam Dabul fuma una sigaretta dopo l’altra. Il primo cittadino – di un comune che conta oggi 25mila abitanti, mentre ne contava 50mila fino all’arrivo dell’Isis – non nasconde il suo piacere evocando l’imminente arrivo del pontefice argentino. «Ancora cinque anni fa pensavamo che non saremmo mai tornati qui», dice essendo stato egli stesso esule due anni, in Francia, dal 2015 al 2017. La visita del papa a Qaraqosh era allora inimmaginabile: «È come un sogno che si avvera», esclama il sindaco, al settimo cielo. 

«Se gemellassimo le nostre scuole con degli istituti in Francia…» 

Grazie all’aiuto massiccio delle ONG straniere, nonché dei fondi ottenuti dal governo di Baghdad (circa quattro milioni di dollari negli ultimi due anni), la città – della quale erano state bruciate case e chiese – è stata ampiamente restaurata… ma resta ancora molto da fare. «Dopo la ricostruzione – insiste il sindaco, ingegnere di formazione – la sfida è quella di dare lavoro alle persone che sono tornate». 

Se tanti negozi hanno potuto riaprire, alcuni settori – che pure una volta facevano la ricchezza della città – restano menomati. È il caso dell’allevamento: «Le nostre attività nel settore del pollame sono calate del 50%», deplora spiegando di fare fatica ad attrarre investitori per rilanciare l’economia. 

Altra difficoltà sollevata dal sindaco: quella dell’educazione: «Il livello della scuola è meno buono, qui, rispetto ad Ankara», osserva Isam Dabul riferendosi al quartiere cristiano della città di Erbil, nel Kurdistan iracheno, dove si erano rifugiati a decine di migliaia abitanti della piana di Ninive. «Se gemellassimo le nostre scuole con degli istituti scolastici francesi… la cosa potrebbe contribuire ad aiutarci» – propone il sindaco. 

Dimostrare che a Qaraqosh la vita è di nuovo possibile 

Crescita economica e istruzione, questi sono i pilastri su cui Isam Dabul vuole appoggiarsi per convincere i cristiani esuli all’estero a rientrare. Ma la sfida è considerevole, visto quanto è costato a quelle migliaia di famiglie fuggire dall’Iraq e ricominciare una nuova vita altrove. Dopo tutti i loro sforzi, in tanti giudicano impensabile l’idea di ritornare in una regione dove l’economia è ibernata e dove l’avvenire resta incerto sul piano della sicurezza. 

Eppure il sindaco di Qaraqosh si rallegra che la visita del papa possa contribuire a cambiare l’immagine di un paese tradizionalmente emarginato dalla comunità internazionale. «I cristiani partiti all’estero non concepiscono l’idea che la vita sia di nuovo possibile, qui», considera il sindaco, che spera nella visita di papa Francesco per contribuire a dimostrare il contrario.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio] 

Tags:
cristiani perseguitati in iraqiraqPapa in Iraq
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