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«Papa Francesco ci porti sicurezza»: l’attesa da Alqosh, nella Piana di Ninive 

© I.MEDIA/Hugues Lefèvre

Hugues Lefèvre - pubblicato il 03/03/21

Nel nord dell’Iraq, i cristiani della cittadina di Alqosh restano sul chi vive sette anni dopo che la piana di Ninive, ai loro piedi, è stata invasa dall’Isis. 

Nella piana di Ninive, ricoperta da un manto verdeggiante, la primavera ha già scalzato l’inverno. Abbarbicata alla catena montuosa che attraversa il settentrione iracheno dall’Est all’Ovest e contro la quale si schiantano le immense distese fertili, la cittadina di Alqosh domina la pianura; fieramente. Si accede da un check-point gestito dalle forze curde: i cittadini sono tutti cristiani, ma le origini della popolazione risalgono all’VIII sec. a.C., ai tempi della fine dell’impero assiro. Lì si trova anche la tomba di Naum, uno dei dodici “profeti minori” della Bibbia, che aveva annunciato la caduta di Ninive e dell’Assiria.

A pochi km sotto il grande borgo si trova, come sospeso alle pareti rocciose, il maestoso monastero di Rabban Hormizd. Fondato verso il 640, è un capoluogo del cristianesimo iracheno, una delle sedi della Chiesa d’Oriente, donde vennero inviati missionari fino in India e in Cina.

© I.MEDIA/Hugues Lefèvre
Uno degli ingressi ad Alqosh

Al principio di questo mese di marzo, la dolcezza della stagione ha spinto alcuni abitanti del posto a inerpicarsi fino al monastero, oggi disabitato. Al fianco di numerosi Curdi venuti in tenuta tradizionale a contemplare la prodigiosa cittadina, si trovano alcuni cristiani, come Ghanem e Suha, una coppia di pensionati. Evocando la visita imminente di papa Francesco nella Piana di Ninive, gli occhi del vecchio si riempiono di lacrime. Difficile per quest’uomo contenere la propria emozione, tante sono la gioia e la fierezza di accogliere sulla propria terra il successore di Pietro: «È una novità assoluta in Iraq», insiste con un sorriso dimostrativo e contagioso. Una volta lui e la moglie abitavano a Mosul, ma nel corso degli anni la sicurezza dei cristiani in città si è deteriorata e i due hanno lasciato l’antica Ninive per installarsi ad Alqosh.

«Poter vivere in sicurezza», questo è il ritornello che i cristiani hanno in bocca quando si chiede loro cosa vorrebbero chiedere a papa Francesco. Bisogna dire che tutti restano traumatizzati dalla loro ultima prova, la cui data è – essa pure – sulla bocca di tutti: 2014. Sette anni fa, nella notte fra il 6 e il 7 agosto, circa 120mila cristiani sono dovuti fuggire in fretta e furia per trovare rifugio nel Kurdistan iracheno. Una a una, prive di difesa, le località sono cadute nelle mani degli islamisti, che le avrebbero occupate per più di due anni.

© I.MEDIA/Hugues Lefèvre
Athra, 31 anni, abitante di Alqosh e professore di lingua sureth

«Non Alqosh!», sottolinea Athra, 31 anni, abitante del villaggio di 5mila anime. E racconta:

Qui le famiglie sono partite per un mese mentre gli uomini sono rimasti a presidiare i luoghi. Quando abbiamo visto che l’Isis non sarebbe arrivato, le famiglie sono tornate.

Come mai la città non è finita preda degli islamisti? Le ipotesi sono numerose, stando ad Athra, ma la situazione geografica del luogo avrà certamente avuto una parte non trascurabile – gli uomini dell’Isis avrebbero dovuto impiegare molte energie per espugnare e mantenere questo territorio incastonato nel fianco della montagna. Il giovane professore di sureth, la lingua degli Assiri, indica poi un’altra ragione: «Non c’è alcun musulmano, qui, dunque non avevano una guida che li introducesse».

Come molti cristiani della Piana di Ninive, il giovane ritiene che la fiducia coi musulmani sia stata infranta:

Hanno cooperato con l’Isis – taglia netto –. Certo, ne hanno sofferto perché alla fine è un’organizzazione terroristica. Ma è difficile convivere con dei vicini che hanno tradito la tua fiducia.

© I.MEDIA/Hugues Lefèvre
La piana di Ninive vista dal monastero Rabban Hormizd

Insomma Alqosh non sarebbe mai stata disturbata dagli uomini dello Stato Islamico, ma il trauma permane. Alcuni cristiani continuano a non capire come la Piana di Ninive sia stata abbandonata dalle forze curde e irachene nel 2014, e allora – volendo mettere le mani avanti casomai si riproponesse una nuova idra islamista – alcuni propongono la costituzione di una provincia per i cristiani e gli yazidi nel nord dell’Iraq. Athra è uno dei militanti attivi, e assicura:

Questa provincia della Piana di Ninive ci permetterebbe di assicurare la nostra protezione con le nostre forze. Se riuscissimo a stabilire una simile provincia, le famiglie cristiane che tornerebbero dall’estero sarebbero non decine ma migliaia.

Questo progetto politico è, tuttavia, vivamente criticato da una larga porta dell’episcopato iracheno, a cominciare da Sua Beatitudine Louis Raphaël Sako, patriarca dei Caldei. Per molti, la volontà di stabilire un “Cristianistan” è un errore insieme politico e spirituale: «Non dobbiamo avere un esercito cristiano», dice seccamente un prete caldeo della diocesi di Alqosh. E insiste: «Non dobbiamo difenderci in quanto cristiani, ma in quanto Iracheni». Eppure, tutti si accodano nel dire che la debolezza attuale dello Stato non prevede di intravedere degli orizzonti migliori per delle minoranze che si sentono scoperte ed esposte alla mercé di nuove tragedie.

© I.MEDIA/Hugues Lefèvre
Il monastero di Rabban Hormizd

A poche decine di metri dalla casa di Athra, le campane della chiesa di San Giorgio suonano all’uscita dalla messa. Decine di fedeli escono, e uno è portato a cogliere l’occasione di evocare con loro la gioia di poter accogliere presto papa Francesco. Mentre però ci si aspetterebbe un entusiasmo straripante, da parte loro, si resta sorpresi da una certa cautela. Senza dubbio la punta di amarezza di non vedere il papa salire ad Alqosh si mescola ai dubbi più profondi che li abitano, quanto al loro avvenire in questa terra. La visita del papa potrà lanciare le basi di un futuro migliore per loro? In questa regione evangelizzata dall’apostolo Tommaso, alcuni vorrebbero poterci credere davvero.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

Tags:
cristiani perseguitati in iraqiraqpapa francescoPapa in Iraqviaggio papale
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