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Religiose in rete: la prostituzione è tratta, e non costituisce una liberazione

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Doidam 10 | Shutterstock

Esteban Pittaro - pubblicato il 22/02/21

Suor María Laura Roger presenta su Aleteia la Red Kawsay, un'iniziativa contro la tratta di esseri umani avviata in Perù e diffusasi in altri Paesi

La Rete Kawsay (Red Kawsay) è uno dei frutti degli sforzi dell’Unione Internazionale Superiore Generali (UISG) per unire l’impegno delle varie famiglie di vita consacrata nell’attenzione alle vittime della tratta di esseri umani. Come tante volte nella storia della Chiesa, congregazioni e istituzioni lavorano insieme raggiungendo obiettivi insperati, e fanno sì che una rete di religiose affronti con coraggio potenti mafie.

Aleteia ha parlato con suor María Laura Roger, della Red Kawsay di Buenos Aires, addentrandosi in una manifestazione della Chiesa in cui i vari carismi sono chiamati a esprimersi in modo congiunto di fronte a istanze di potere e anche culturali che sostengono la schiavitù moderna.

MA LAURA ROGER
@redkawsaybuenosaires

Il nome e l’origine

Perché si chiama Kawsay?

La Rete Kawsay è nata nel 2010 in Perù. Il nome della rete, “Kawsay”, deriva da un termine quechua che significa “Vita subito, vita ora”, e che implica il desiderio che tutte le persone possano avere o recuperare – nel caso delle vittime della tratta – una vita piena di senso, di progetti, di pienezza, in armonia con la natura e con tutti gli esseri.

Storicamente, vari carismi della Chiesa si sono dedicati a guarire le ferite delle vittime della tratta, a evitarle. Cos’ha motivato l’inizio di Kawsay?

L’origine della Rete si ritrova quando la UISG, organismo internazionale che associa tutte le religiose alla guida delle loro congregazioni, ha scelto come priorità il fatto di prendersi cura della realtà della tratta degli esseri umani, un problema gravissimo che affligge molte sorelle e molti fratelli in tutto il mondo. Per affrontare questa priorità, la UISG ha invitato le conferenze di religiosi e religiosi dei vari Paesi ad associarsi nella lotta contro la tratta di esseri umani.

Nata in Perù, com’è arrivata in Argentina?

La CONFAR – Conferenza Argentina di Religiose e Religiosi – ha accolto la richiesta della UISG e ha inviato due suore Oblate a partecipare a una formazione realizzata con la collaborazione dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni delle Nazioni Unite. Da lì sono state convocate le congregazioni religiose e si è formato il nucleo iniziale, che ha iniziato a operare a Buenos Aires. La Rete si è poi estesa ad altre zone dell’Argentina, e continua a svolgere uno sforzo permanente per giungere in tutto il Paese.

RED KAWSAY
@redkawsaybuenosaires

Sensibilizzare

Attualmente Kawsay è una Rete Internazionale di Vita Consacrata impegnata nella costruzione di una società senza tratta di esseri umani, promuovendo attraverso azioni concrete la dignità, la giustizia e la solidarietà. Per questo, la rete si propone come obiettivo quello di articolare risorse e azioni della Vita Consacrata nella sensibilizzazione sulla tratta di esseri umani nei vari ambiti della società, per evitare che altre persone vengano coinvolte e assistere chi ci è già dentro.

Kawsay non è l’unica rete esistente…

Se ci pensiamo, la Chiesa è una rete di reti, e questo costituisce la sua identità più profonda. Abbiamo quindi una lunga e ricca esperienza che possiamo mettere al servizio della nostra causa. Dall’altro lato, anche le mafie funzionano come reti che promuovono il crimine e la violazione dei diritti umani, e questo le rende molto potenti. È quindi necessario lavorare in rete di modo da condividere risorse e saperi, sviluppare vere sinergie, sostenerci nella preghiera e nella mistica comune.

Ancora oggi pensiamo alla tratta di esseri umani collegandola a immagini associate alla vecchia schiavitù, della popolazione bianca che sottomette quella nera… Com’è la tratta oggi?

In base alla legislazione argentina, Legge nº 26.842, la tratta si riferisce all’offerta, alla captazione, al trasferimento, alla recezione o all’accoglienza di persone a fine di sfruttamento, dentro il territorio nazionale o da o verso altri Paesi. I fini della tratta sono lo sfruttamento della prostituzione altrui o altre forme di sfruttamento sessuale – noti come tratta a fini di sfruttamento sessuale –, pedopornografia, lavori o servizi forzati – noti come tratta a fini di sfruttamento lavorativo –, schiavitù o pratiche simili, servitù, estrazione di organi, matrimoni forzati.

Dove trovano le loro vittime le reti di tratta?

Le persone vittime di tratta sono in genere persone captate approfittando di qualche necessità che hanno e che le rende vulnerabili. La tratta fa gravi danni nei settori più poveri, che si tratti di famiglie, bambine, bambini, adolescenti e soprattutto donne. Nessuno, però, è esente dall’essere captato. Se manca il dialogo o l’attenzione dei genitori, se non si cura il tipo di amicizie dei figli, se si lasciano navigare in rete senza alcuna supervisione o attenzione…, tutte queste situazioni sono un brodo di coltura per la tratta di esseri umani. Anche lo Stato assente che non rispetta le sue responsabilità di formazione e protezione o che favorisce la corruzione e l’alleanza con gli agenti della tratta è un agente importantissimo.

RED KAWSAY
@redkawsaybuenosaires

Combattere la tratta

Alcuni indizi a favore della famiglia già stanno sorgendo, come l’attenzione alla navigazione in rete o alla vulnerabilità delle famiglie più povere. Su quali fronti bisogna combattere la tratta di esseri umani?

Per combattere la tratta di esseri umani ci sono vari approcci possibili. Da un lato c’è quello educativo, e consiste nello sviluppare compiti che abbiano a che vedere con la sensibilizzazione e la formazione. La nostra Rete si concentra soprattutto su questo approccio.

Dall’altro lato c’è l’attenzione alle vittime, che consiste nella cura, nell’assistenza e nella restituzione dei diritti alle persone che sono cadute vittime della tratta. È un ruolo che anche se può essere svolto dalle organizzazioni della società civile è specificatamente dello Stato. È sua responsabilità fondamentale occuparsene. D’altronde, è lo Stato che ha le risorse necessarie per svolgere bene questo compito.

C’è infine anche un approccio politico, che implica la denuncia, il reclamo di fronte alle autorità, la vigilanza per far sì che gli organismi statali compiano i loro doveri e in generale si rispettino le leggi sulla tratta, che nel nostro Paese sono uno strumento fondamentale della lotta al crimine della tratta.

Educazione

Diceva che vi concentrate sull’approccio educativo, come si concretizza?

L’attenzione della nostra Rete si concentra sulla sensibilizzazione e sulla formazione. Cerchiamo di far sì che tutti siano consapevoli del dramma della tratta per poter agire di conseguenza. Per questo offriamo laboratori in scuole, comunità, parrocchie… Diffondiamo anche attraverso le reti. Quest’anno del Covid-19, in cui la nostra Rete dell’Argentina ha compiuto dieci anni, abbiamo sviluppato una serie di seminari web prendendo in considerazione aspetti diversi della problematica della tratta: giovani e tratta, arte e tratta, abolizionismo, reti che in America lottano contro la tratta… La nostra Rete ha anche l’obiettivo di articolarsi con altre organizzazioni, e realtà ad esse associate, e “richiedere davanti alle autorità” (diritto sottolineato nella nostra Costituzione Nazionale) di rispettare i loro doveri riguardo al crimine della tratta.

L’approccio educativo si confronta a volte con idee o concetti radicati nella cultura che ostacolano l’azione?

Vogliamo spezzare gli schemi culturali ancestrali che vedono come naturale cose come la prostituzione o il fatto che le famiglie, anche con figli piccoli, vengano trasferite con inganni e menzogne a lavorare temporaneamente nei campi.

Come percepiscono questo tipo di schemi culturali rispetto alla prostituzione?

Noi donne non siamo in vendita. La prostituzione è essenzialmente comprare una donna per un po’ per usarla come oggetto di dominio. Bisogna intenderlo come una chiara espressione del patriarcato maschilista, uomini che pensano di poter usare le donne come usano un’auto o un televisore o come scelgono i vestiti da indossare quel giorno.

Come può essere che la prostituzione venga vista in modo tanto naturale?

In Argentina e in altre parti del mondo ci sono gruppi finanziati dalle mafie internazionali per instillare l’idea che la prostituzione sia un cammino di liberazione femminile. Maneggiano molto denaro e cercano di comprare volontà. La prostituzione è la porta d’ingresso della tratta, o meglio, la prostituzione è tratta. E non rappresenta alcuna liberazione. L’obiettivo di questa “lobby” è far sì che i Paesi dettino leggi che regolino la prostituzione come se fosse un lavoro. Nessuno, potendo avere un’altra opzione, sceglie di prostituirsi. Potete immaginare cosa significherebbe il fatto di avere leggi che favoriscano o legittimino la prostituzione. Se in Argentina, essendo un Paese abolizionista – ovvero che proibisce la prostituzione altrui e in cui i postriboli sono proibiti –, c’è tanto crimine di tratta, cosa succederebbe se la legge avallasse la prostituzione?

Tornando al funzionamento della Rete, come convivono i diversi carismi?

Realizziamo il nostro lavoro insieme a laiche e laici, con cui condividiamo la spiritualità che deriva dal Vangelo. Ogni congregazione ha un carisma particolare, che nasce dalla sequela di Gesù, ad esempio quando Gesù insegna, quando annuncia il Regno, quando ha compassione, quando si prende cura, quando denuncia. È come se ogni congregazione volesse essere una pagina viva del Vangelo.

RED KAWSAY
@redkawsaybuenosaires

Lasciarsi guidare dallo Spirito

Stare in rete significa mettere in azione e in intercomunicazione tutti questi carismi. È una forza molto potente. Lasciandoci guidare dallo Spirito possiamo realizzare grandi cose. Senza il Suo aiuto non potremmo avanzare molto.

Vi concentrate sull’educazione, sul fatto di stare con la vittima, sulla denuncia, ma anche sulla spiritualità. Ci confessa che cercate di lasciarvi guidare dallo Spirito…

Lo Spirito ci regala la fede, perché crediamo nella dignità di tutti e di ciascun essere umano come figli, e figli molto amati dal buon Dio. Ci incoraggia nella speranza che un mondo più giusto e più fraterno sarà possibile sradicando la tratta in tutte le sue forme. Ci ispira l’amore, con cui vogliamo arrivare a tutti e in base al quale lavoriamo e lottiamo nella nostra Rete.

Tags:
prostituzionereligiosesuoretratta delle persone
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