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Pedopornografia: ma l’Europa da che parte sta?

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Shutterstock

Padre Maurizio Patriciello - pubblicato il 19/02/21

Tra il diritto alla privacy e il dovere della salvaguardia dei bambini dagli artigli dei pedofili non c’è, non ci può essere paragone.

Sempre mansueto e buono, quando gli toccano i piccoli, Gesù, diventa feroce.

Da sempre i bambini, proprio perché deboli e indifesi, sono stati fatti oggetto degli egoismi e di scelte aberranti degli adulti.

Le cose vanno cambiando lentamente. Con l’avanzare delle discipline sociologiche, mediche, psicologiche, oggi tutti si dicono concordi nel ritenere fondamentale la presenza attenta e amorevole degli adulti nell’educazione dei bambini fin dai primi mesi.

Tra i tanti soprusi, che lentamente vanno scomparendo (o meglio intorno ai quali c’è un grande impegno internazionale in merito. Purtroppo i bambini sfruttati nel lavoro sono ancora 152 milioni, NdR) – schiavitù, lavoro minorile, malnutrizione, maltrattamenti in famiglia, scarsa scolarizzazione -, lo scempio sessuale di cui tantissimi sono fatti oggetto da parte di adulti viziati, malati, osceni, anche – soprattutto? – nelle società economicamente e socialmente più avanzate, proprio non vuol morire.

Purtroppo se ne parla troppo poco, l’orrore è talmente forte che, volentieri, si discute d’altro.

Eppure è sotto gli occhi di tutti che ai poveri genitori – anche a quelli più attenti – vengono sempre di più sottratte le torri da cui tenere sotto controllo i nemici dei figli.

Nemici invisibili, che, “come leoni ruggenti” si aggirano in rete alla ricerca di innocenti da divorare.

Fantasmi di cui il comune mortale non conosce nemmeno i nomi e i volti. Spettri che sono invece persone in carne, ossa, portafogli, computer e agganci ideologici.

Aguzzini nelle cui mani i bambini sono tenere prede inermi, oggetti di piacere.


MOLESTOWANIE SEKSUALNE

Leggi anche:
La lotta alla pedopornografia è affare di tutti

Ci fu un tempo in cui i padri, a costo di farsi cavare gli occhi, difendevano i figli dall’insana e sozza libidine degli orchi che vedevano aggirarsi nei dintorni, anche se, va detto, non poche volte, all’interno delle stesse case avvenivano quegli orribili scempi.

La realtà virtuale ha reso il mondo un piccolo villaggio, dove tutti possono connettersi con tutti. Una realtà che è un’arma a doppio taglio, può fare tanto bene e tantissimo male.

Ancora una volta è l’uomo a fare la differenza; sono le cose che pubblica, che cerca, le proprie e le altrui intenzioni che vanno valutate.

È attraverso questi mezzi on line che la pedopornografia sta mietendo più vittime di quanto si possa ingenuamente immaginare.

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Getty Images/Flickr Open

Il discorso riguarda tutti e perciò tutti debbono rendersi conto che in ballo ci sono la vita e il futuro dei loro figli.

Il mondo on line ha reso un ottimo servizio ai pedofili, i quali sempre di più vanno affilando le loro armi avvelenate per individuare, catturare, stuprare, vendere le piccole vittime di cui vanno ghiotti.

Foto e filmati di bambini e bambine – sovente neonati – fanno il giro del mondo in poche ore. Il commercio sulla carne e sul sangue dei bambini caduti nelle loro grinfie ha raggiunto cifre da capogiro.

Costoro non si saziano mai, fagocitano il materiale in rete, lo archiviano, lo rivedono, lo scambiano, lo vendono.

Denaro, stupri, piacere sessuale, sovente fino alla morte del bambino.  Un’enormità da fare accapponare la pelle a un rinoceronte.

Tutti sappiamo tutto, eppure tutto tace, o, almeno, si sussurra a bassa voce.

In Italia, don Fortunato Di Noto e “Meter” l’associazione da lui fondata, sono instancabili nel denunciare centinaia di siti pedopornografici e tenere accesi i riflettori sul dramma.

Da soli, però, non ce la facciamo; questa guerra, spaventosa, impari, crudele, vigliacca, non la potremo mai vincere. Occorre che le autorità legittime prendano di petto la sfida, si armino, moltiplichino gli eserciti e, senza paura, si lancino apertamente nella nobilissima guerra a difesa dei bambini.

Per prima cosa, però, occorre che ognuno dica da che parte stia.

Ieri (il 17 febbraio NdR), su Avvenire, a riguardo, Luciano Moia ci ha dato una notizia dolorosa:

Il codice privacy blocca le indagini sui pedofili, le polizie postali non sono più in grado di operare. Se non si riuscirà a intervenire in tempi brevi, non sapremo più nulla o quasi, degli orchi in rete perché sarà azzerata la possibilità di individuarli. (Ibidem)


ABUSE

Leggi anche:
La “privacy” non difenda gli orchi che abusano dei bambini

Da non credere. Tra il diritto alla privacy e il dovere della salvaguardia dei bambini dagli artigli dei pedofili non c’è, non ci può essere paragone.

Nessuno si renda complice del male che viene fatto ai bambini. Nessuno porti acqua ai mulini dei pedofili. È lecito, allora, domandarci a riguardo: ma l’Europa da che parte sta?

Tags:
lotta alla pedofiliapedopornografia
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