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Cosa ci ha lasciato l’ateismo di Sigmund Freud?

SIGMUND FREUD

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Miguel Pastorino - pubblicato il 17/02/21

I cristiani sono lungi dall'aver assimilato la critica freudiana come purificatrice della fede

Uno dei pensatori atei che hanno avuto più influenza sulla cultura contemporanea è Sigmund Freud, il padre della psicanalisi. Leggere le sue opere fa avere un’idea della sua critica alla religione e di come molte delle idee che professava siano ormai di uso corrente, pur senza averlo letto. In genere, però, non appare nella lista dei filosofi atei nei manuali di divulgazione.

Il filosofo Paul Ricoeur, grande conoscitore di Freud, scrive che i cristiani sono lungi dall’aver assimilato la critica freudiana come purificatrice della fede. Dall’altro lato, chi vede la religione attraverso i testi di Freud senza conoscere molto la religione penserà che questa sia sempre una risposta arcaica che svolge le stesse funzioni di consolazione e che avrà successo finché non ci sarà un consistente sviluppo culturale e scientifico. Questa tesi che rende la religione una caricatura si è diffusa nel corso di un secolo nell’opinione di molti, nella maggior parte dei casi senza conoscerne le origini.

Dialogare con le opere di Freud permette di realizzare una critica della sua critica, di scoprire i suoi presunti errori ma anche di lasciarsi interpellare da alcune delle sue intuizioni, che colpiscono nel segno alcune forme patologiche di vivere la religione.

Una visione pessimista dell’essere umano

La teoria psicanalitica si basa su una visione antropologica pessimista non sempre esplicitata. Parte dal presupposto che l’essere umano sia un essere primario e istintivo, addomesticato dalla cultura e dalla religione nel corso della storia, un essere naturalmente diviso, spezzato, violento e conflittuale, che cerca di soddisfare se stesso e ha paura di chi è più forte di lui. Una visione che avevano anche altri pensatori prima di Freud e che attraversa tutto il suo pensiero sull’essere umano.

Anche se la sua visione antropologica non è una verità dimostrata ed è ben lungi dall’essere presentabile a livello scientifico, i suoi sospetti e le sue ipotesi non sono scartabili a priori in molti aspetti, e introduce una visione meno ingenua dell’essere umano che ha influito non solo sullo sviluppo della psicologia, ma anche su filosofia, musica, letteratura e cinema.

Come altri grandi pensatori atei, cerca di liberare l’uomo dal peso opprimente della religione, perché, privo della tutela religiosa, possa raggiungere maturità e libertà.




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La religione come repressione e consolazione illusoria

Tra le opere di Freud ci sono 14 scritti dedicati alla religione. È del 1907 la sua prima opera specifica sul tema, Azioni ossessive e pratiche religiose, in cui stabiliva un’analogia tra la religione e la nevrosi ossessiva. Nel 1912 ha poi pubblicato Totem e Tabù, in cui indicava la religione come la “nostalgia del padre”, generatrice di senso di colpa. Nel 1927, ne L’avvenire di un’illusione, identificava la religione con una reliquia del passato, derivante da una situazione di ignoranza.

Come ogni autore, Freud era figlio della sua epoca, e non si può dimenticare che lo scientismo, il positivismo e l’evoluzionismo hanno inciso sulla sua visione del progresso umano e sulla sua critica alla religione. Anche nella sua biografia, però, c’è una lunga serie di elementi che gli fanno avere una visione fortemente negativa contro la quale si è sistematicamente schierato, a partire dal rapporto conflittuale con il padre e con la religione in relazione all’ebraismo, come anche con i cristiani, dai quali sia il padre che lui subirono discriminazione a Vienna. Ebbe anche una tata cattolica che lo portava a Messa e venne poi licenziata per furto. Il suo conflitto con la religione lo portò a imporre alla moglie Marta di abbandonare la religione, cosa che lei recuperò dopo la morte di Freud.

Per Freud la religione è un’illusione, una fonte di consolazione e di senso di colpa, una credenza generata da un desiderio, da una necessità che prescinde dalla realtà. Il dogma religioso è per lui un’idea delirante, simile al delirio dello psicotico, prodotto del desiderio di creare un mondo accogliente, ma al margine della realtà. La religione viene vista come “fuga totale” dalla realtà. Anche se le trova alcune funzioni positive, considera che la società matura e libera debba essere a-religiosa. In base alla sua visione, solo chi è ignorante o emotivamente debole aderirà in futuro alla religione, perché la considera un’universale infantile, troppo puerile per essere compatibile con la conoscenza scientifica. Come avremo già capito, molte delle sue idee sono oggi pregiudizi comunemente accettati da persone che non hanno letto Freud.

Credere dopo Freud

Freud non fa teologia né filosofia della religione, ma denuncia certe immagini di Dio che gli uomini forgiano nella propria mente per soddisfare certi desideri e in molti casi possono portare a manifestazioni deplorevoli della religione, generatrici di senso di colpa, false illusioni e repressione. Anche se, come in molti autori atei, la sua critica della religione non abbraccia tutte le forme religiose, neanche la totalità del cristianesimo o i suoi aspetti più essenziali, è illuminante e purificatore di forme di degrado della vita religiosa che possono estendersi a forme patologiche della religione.

Partendo da un’idea che nasce con Feuerbach, Freud porta nell’ambito psicologico l’idea che Dio sia una proiezione che l’uomo fa dei suoi desideri di pienezza, ed è un’affermazione diffusa che le persone religiose “inventano Dio perché hanno bisogno di credere in qualcosa”. Anche se è vero che i desideri umani non dimostrano l’esistenza di Dio, non dimostrano neanche che non esista. In questo senso, è un ateismo postulatorio che non dimostra nulla ma apporta una forte critica alla religione. La critica di Freud è un avvertimento nei confronti delle creazioni oppressive e infantilizzanti che noi esseri umani facciamo del divino.




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Speranza, fiducia, fanatismi e fondamentalismi

Non tutte le persone credono in Dio perché hanno bisogno di consolazione, o perché devono fuggire dalla realtà o hanno la necessità di “aggrapparsi a qualcosa” nella vita. Tutto questo si può verificare in alcuni, ma non si può generalizzare, perché le prove contrarie sono schiaccianti e i cammini religiosi sono tanti quanti le persone. Come tutto ciò che riguarda l’essere umano, non è esente da ambiguità. La religione come fatto umano può offrire senso e orientamento alla vita, ma può anche portare a fuggire dal mondo e alla paralisi esistenziale. Può offrire valori fondamentali per una vita umanizzante e piena, ma può anche creare mancanze di libertà e sottomissioni infantili. Può offrire speranza e fiducia nella vita, ma anche creare fanatismi e fondamentalismi.

Un teologo, filosofo e psicologo esperto in psicanalisi, Carlos Domínguez Morano, scrive al riguardo: “La religione è lì nel bene e nel male… Il fatto di credere e vivere l’aspetto religioso può costituire un fattore di equilibrio e maturità personale, può offrire un orizzonte di pienezza e sviluppo delle capacità del soggetto, e in certi casi può anche curare ferite e generare una compensazione che guarisca conflitti precedenti. Ma può anche allearsi con le forze più distruttive della persona, potenziare squilibri esistenti, finire per abbattere posizioni minimamente stabili, bloccare processi di crescita, e in definitiva trasformarsi in un fattore patogeno nell’insieme della personalità.

Non apporta nulla sul tema di Dio a livello filosofico o teologico

Da un punto di vista psicologico, bisognerebbe sottolineare che probabilmente nessun’altra dimensione culturale possiede un tale potere a livello di strutturazione, sviluppo e potenziamento dell’aspetto umano, e nessun’altra ha mostrato in modo così soddisfacente il suo potere di annichilimento e distruzione.

Alla luce dello sviluppo attuale della psicologia della religione, da diverse prospettive e correnti, l’apporto di Freud continua ad essere una critica che bisogna affrontare. Anche se non apporta nulla sul tema di Dio a livello filosofico o teologico, perché il suo ateismo in quanto tale appartiene a una caricatura della fede monoteista (giudaico-cristiana), con argomentazioni cariche di pregiudizi e analogie senza fondamento, bisogna tener conto dei suoi apporti sulle esperienze religiose e sulla loro ambiguità. Freud ha sottolineato le forme patologiche della religione e le ha generalizzate ed è anche caduto in forti riduzionismi che non comprendono la natura fondamentale dell’esperienza religiosa, ma sarebbe ingenuo non fare attenzione alle sue critiche.

Accogliere la critica di una religione magica, miracolosa, superstiziosa, che elimina il senso critico e la responsabilità di fronte alla vita, una religione che volta le spalle alla ragione e alla scienza, è un passo verso una fede più liberatrice e autentica, che porta alla maturità spirituale. Di fatto, l’autentica esperienza religiosa è dinamica e non dà sicurezze assolute, provocando sempre la ricerca, la tensione e il discernimento costante.

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