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La fatica derivante dalla pandemia può spegnere la gioia cristiana?

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Shutterstock | dissx

Benito Rodríguez - pubblicato il 11/02/21

Chiavi per mantenere la gioia cristiana anche in un momento difficile

“Mi sento esausta. Sono satura. In molti giorni sono triste. Questa situazione mi blocca”.

Forse vi identificate con questa frase. È reale. L’ha pronunciata una donna cristiana, madre di famiglia e lavoratrice che ha sempre spiccato per sorrisi e sensibilità. È una sensazione molto diffusa. È quella che gli esperti definiscono “fatica pandemica”, la stanchezza associata a una pandemia.

In questo esempio, la situazione è scoppiata quando la figlia le ha chiesto “Per favore, sii più allegra”. Come mantenere o recuperare l’allegria in una situazione complicata come quella che sta generando il coronavirus?

Abbiamo trovato cinque indicazioni offerte dagli ultimi tre Papi.

La gioia cristiana può convivere con la sofferenza

Secondo uno studio dell’Universidad de Comillas, una persona su tre nei Paesi colpiti dalla pandemia subisce questo affaticamento. Le aspettative non sono molto ottimiste. Per Antonio Cano, presidente della Società Spagnola per lo Studio dell’Ansia, “il fatto che il 2021 sarà un anno di pandemia, di mascherine e di distanziamento sociale ci provocherà affaticamento”. Come ha detto San Giovanni Paolo II, però, “caratteristica inconfondibile della gioia cristiana è che essa può convivere con la sofferenza”.

La gioia: un mandato e un atteggiamento

La gioia per il cristiano è un imperativo:

“Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi. La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino” (Fil 4, 4-5).

È un’esortazione di Paolo ai cristiani di Filippi che si estende anche ai giorni nostri. Un appello a cercare quell’allegria che è soggetta non a una vita facile senza difficoltà o ai cambiamenti d’animo, ma a un profondo atteggiamento che nasce dalla fede e dal fatto di sentirsi salvati da Cristo. Giovanni Paolo II offriva una chiave al riguardo:

“Dio non è lontano, ma vicino, non indifferente, ma compassionevole, non estraneo, ma Padre misericordioso che ci segue amorevolmente nel rispetto della nostra libertà: tutto questo è motivo di una gioia profonda che le alterne vicende quotidiane non possono scalfire”.

Durante l’omelia del 28 maggio 2018 a Santa Marta, il Papa ha definito la gioia cristiana “il respiro, il modo di esprimersi del cristiano”. La gioia, ha aggiunto, “non è una cosa che si compra o io la faccio con lo sforzo: no, è un frutto dello Spirito Santo”.

Nell’esortazione Amoris laetitia, Francesco parla del fatto di cercare quella gioia nella famiglia cristiana, un progetto affascinante che implica non solo sacrificio e dedizione, ma anche il fatto di accogliere gli altri. E questo è fonte di gioia, la gioia di saper amare e di sapersi amati. Un ideale che la famiglia cristiana realizza in modo pieno.

Come è bene educare i figli in un clima di rispetto e amore in casa, è bene educarli anche alla gioia. Una famiglia allegra è contagiosa, è attraente, è evangelizzatrice.

Cinque chiavi per trovare la gioia cristiana

Alla luce del magistero degli ultimi tre Papi, si possono enumerare alcune chiavi per raggiungere la gioia cristiana:

1 Chiederla allo Spirito Santo

Sia Francesco che Giovanni Paolo II insistono su questo. Non si tratta di un dono, ma – come dice Benedetto XVI – di un’aspirazione “impressa nell’intimo dell’essere umano”. È quindi un frutto dello Spirito, che è Colui che ci permette di saperci figli di Dio.

2 Identificare la tristezza come il grande nemico

Nel suo Messaggio per la Messaggio per la Giornata Mondiale della Gioventù 2012, Benedetto XVI diceva che “in un mondo spesso segnato da tristezza e inquietudini, è una testimonianza importante della bellezza e dell’affidabilità della fede cristiana”.

San Tommaso affermava che la tristezza ha “la sua origine nell’amore disordinato di se stessi”.

3 Entusiasmo per fare il bene

Benedetto XVI ci chiede di “essere utili al prossimo”, Francesco ci esorta a uscire dall’egoismo:

“Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore”.

Diceva Santa Teresa di Calcutta ricordando le parole di Gesù: “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere” (Atti 20, 35): “La gioia è una rete d’amore per catturare le anime. Dio ama chi dona con gioia. E chi dona con gioia dona di più”.

4 Cercare e valorizzare le “gioie semplici” che il Signore ci offre ogni giorno

Benedetto XVI ne enumerava alcune: “la gioia di vivere, la gioia di fronte alla bellezza della natura, la gioia di un lavoro ben fatto, la gioia del servizio, la gioia dell’amore sincero e puro. E se guardiamo con attenzione, esistono tanti altri motivi di gioia: i bei momenti della vita familiare, l’amicizia condivisa, la scoperta delle proprie capacità personali e il raggiungimento di buoni risultati, l’apprezzamento da parte degli altri, la possibilità di esprimersi e di sentirsi capiti…”

5 La regola d’oro: l’incontro personale con Cristo

I tre Papi concordavano sul fatto che l’anima del cristiano gode nell’incontro con il Signore. È fonte di gioia. Dio è amore eterno, gioia infinita.

Benedetto XVI riferiva come il Padre voglia donarci questa gioia:

“Nell’ora della passione di Gesù, questo amore si manifesta in tutta la sua forza. Negli ultimi momenti della sua vita terrena, a cena con i suoi amici, Egli dice: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore… Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Gv 15,9.11). Gesù vuole introdurre i suoi discepoli e ciascuno di noi nella gioia piena, quella che Egli condivide con il Padre”.

I Pontefici ricordano inoltre come il Vangelo sia pieno di esempi: Maria Maddalena e altre donne hanno riconosciuto Gesù risorto quando sono andate al sepolcro. Erano piene di “spavento e grande gioia”, e sono corse ad annunciare la felice notizia ai discepoli. Gesù è andato loro incontro dicendo: “Rallegratevi” (Mt 28, 8-9).

Giovanni Battista è saltato di gioia nel grembo di Santa Elisabetta sentendo la presenza del Verbo Incarnato (cfr. Lc 1, 45); i pastori sono andati a vederlo dopo che era stato annunciato loro “Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore” (Lc 2, 11); i Magi “si rallegrarono di grandissima gioia” (Mt 2, 10) rivedendo la stella che li guidava a Betlemme. E potremmo continuare parlando della gioia di paralitici, ciechi, lebbrosi e malati guariti da Gesù.

Sulla croce, ricordiamo la gioia del buon ladrone sapendo che quel giorno stesso sarebbe stato con Gesù nel Suo Regno (cfr. Lc 23, 42-43).

Cercare l’incontro personale con Cristo nella preghiera, in famiglia, nel prossimo, nella Parola, sarà sempre fonte di gioia cristiana. Quella che non si spegne.

Queste parole di San Josemaría vi aiuteranno a recuperare la gioia:

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