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L’idea di Nzambi Matee: quando lo scarto diventa pietra angolare

NZAMBI MATEE, BRICKS

UN Environment Programme | Youtube

Annalisa Teggi - pubblicato il 10/02/21

Gli scarti possono diventare mattoni: in Kenya la giovane ingegnere Nzambi Matee dà nuova vita ai rifiuti in plastica che non possono essere più riciclati e dà lavoro a un centinaio di persone.

A Nairobi, in Kenya, la giovane Nzambi Matee ha fondato un’azienda che produce mattoni, la Gjenge Makers. C’è dietro qualcosa di più di una pur encomiabile opera di genio femminile. E anche l’etichetta di impresa ecosostenibile è riduttiva. Il motto di questa giovane donna – ingegnere dei materiali – è:

Uso un problema per risolvere un altro problema.

Dagli scarti degli scarti, cioè dai rifiuti in plastica che le industrie non riescono più a riciclare, nascono mattoni la cui resistenza supera quelli in cemento.


NIGERIA, ESEOSA, ORFANOTROFIO

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Dallo spreco un enorme guadagno

A Nairobi si producono 500 tonnellate di rifiuti in plastica ogni giorno, il resto del mondo non è distante da questo dato inquietante. Per quanto il mantra del riciclo sia diventato compagno di nostra vita, a volte come puro ritornello, ci sono scarti inevitabili. Quelli che hanno attraversato molti percorsi di riciclo:

“Ci sono rifiuti in plastica che non possono più essere riciclati. Noi partiamo da quelli” racconta Matee (Reuters)

C’è dunque un problema di partenza: la mole mastodontica di rifiuti in plastica che si accumula di giorno in giorno. Ma c’è anche un altro problema: per le aziende è un costo liberarsi degli scarti di plastica che non possono più essere riciclati. E c’è un paese in cui guadagnarsi da vivere è un grosso problema. Il genio di Nzambi Matee sboccia qui, non inventa niente ma guarda con occhio creativo la situazione:

Di fatto le aziende devono pagare per liberarsi dei rifiuti non più riciclabili, noi abbiamo risolto loro un problema. E questi rifiuti sono la materia prima che arriva a noi a costo zero. Mescoliamo la sabbia con gli scarti di plastica, che fanno da legante. […] La plastica è fibrosa e quindi l’effetto finale è un mattone che è molto più resistente alla forza di compressione. Vi sembrano scarti?
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Mattone su mattone

Da tre anni a questa parte il progetto di Nzambi Matee è cresciuto ed è stato premiato a livello internazionale. Anche la progettazione delle macchine per la fabbricazione di questi nuovi mattoni in plastica è frutto del suo talento e delle competenze ingegneristiche.

I risultati?

Partiamo dal prodotto. Oggi la Gjenge Makers produce dai 1000 ai 1500 mattoni al giorno. Pesano la metà di un mattone in cemento,  questo riduce i costi di trasporto e li facilita. Per ora sono stati usati per opere di pavimentazione, ma sta cominciando anche la produzione di mattoni per l’edilizia.

Con la sua idea Nzambi è riuscita a fondare un’impresa che oggi dà lavoro a 110 persone. Si calcola che dalla fondazione dell’azienda  20 tonnellate di scarti di plastica siano state riciclate in mattoni.

Costruire con un perché

A me piace dire che bisogna essere sinceri sul “perché”. Perché lo fai? Qual è la motivazione che ti muove? Per quel che mi riguarda, io ero stanca di stare ad assistere all’invasione della plastica. Ho fatto un salto senza paracadute, era un po’ come se lo costruissi mentre precipitavo … ma non è così che nascono le grandi imprese?


Ha ragione Nzambi Matee, innanzitutto sul perché. Non si parte venerando «l’Ambiente», ma sentendosi parte di una casa da curare. Chiedersi le ragioni di una scelta, di un’intuizione, è ciò che fa dell’uomo un giardiniere della Creazione anziché un mero attivista della green economy. E può fare la differenza quando, immedesimandosi nelle circostanze, si è capaci di guardarle con l’occhio “libero” di chi osa vedere occasioni tra i rifiuti.

Ma ha ragione anche sul tuffarsi senza paracadute, o meglio sul costruirlo mentre si vola. Non è uno slancio folle. Quando il perché è solido, il resto può esporsi alle incognite. Non è una pianificazione eccellente che ci mette al riparo da ogni inciampo. Non sono i calcoli preventivi che ci proteggono dalla fatica di stare dentro un’impresa che merita di essere fatta.

Sarà un paracadute migliore quello che s’imbastisce mentre ci si tuffa, fatto della stoffa di chi sente la forza del vento sulla pelle. Il rischio è diverso dall’azzardo, non è lanciarsi alla cieca. È fare un passo deciso, avendo messo sul tavolo uno scopo e non una sfilza di simulazioni per non correre pericoli.

La casa di scarti

Quello che più mi ha colpito nell’incrociare la storia di Nzambi Matee è che non si parlava di scarti, ma di scartissimi (… mi sia concesso questo superlativo assoluto come licenza poetica). Pensare agli scarti degli scarti, cioè a quelle rimanenze di plastica che non hanno più accesso al riciclo, è emblematico. Anche grazie al Papa, il nostro tempo sta guardando allo scarto con un rinnovato interesse, c’è molto fermento sulle idee legate al recupero. Stiamo diventando bravi a valorizzare i rifiuti, quando sono oggetti. Per dire: si fa un ottimo brodo con gli scarti che restano quando puliamo le verdure.


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Sull’umano siamo un po’ più zoppicanti. Quando lo scarto ha il volto di una fragilità poco fotogenica, di una vita piena di effetti collaterali considerati prevaricanti … ecco, il nostro zelo a coinvolgerci con queste presenze è ancora fiacco. Perciò l’idea di una casa costruita con mattoni fatti di scartissimi ha qualcosa che parla dell’anima e non solo di edilizia. Chi edificherebbe su ciò che è scartato anche da chi usa gli scarti? Chi scommetterebbe su una pietra angolare così invisibile, inutile, sgradevole? Sì, pensando alla facciata rivolta al mondo c’illudiamo di stare in piedi grazie a quella manciata di spicci che chiamiamo competenze. Ma che benedizione poter dire che le fondamenta stanno altrove.

Se mi guardo, non è questo quello di cui posso ringraziare? Di essere raccolta da un Padre che ricomincia da capo ogni giorno il suo cantiere, e tira su muri portanti prendendo di me quello che io ho già buttato nell’indifferenziato (peraltro schiacciandolo bene).

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