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Afghanistan: qui i poveri si affollano per vendere un rene

Di Alexandros Michailidis|Shutterstock

Paola Belletti - pubblicato il 08/02/21

A Herat l'ospedale attira continui potenziali "donatori" di organi, reni soprattutto, spinti dalla miseria più nera e illusi di potersi risollevare. Quasi sempre invece diventano ancora più poveri e disperati di prima. Ne parliamo oggi, 8 febbraio, giornata mondiale contro la tratta di esseri umani. Santa BakHita, interceda per tutti noi.

Il dottor Ejaz e gli ufficiali sanitari sottolineano la dura logica della povertà. “Il popolo afghano vende i propri figli e le proprie figlie per soldi. Come puoi paragonarlo alla vendita di reni? ” chiese. “Dobbiamo farlo perché qualcuno sta morendo.” (New York Times)

In questo disordine gerarchizzato, almeno, resta il fatto che un figlio intero valga di più di un solo organo. Ma in qualche modo noi sappiamo che in ogni nostra parte ci siamo tutti, per intero.

In Afghanistan il traffico di organi sembra essere sempre più florido, obbedendo, come si fa quanto ci si piega alle leggi del mercato, alla crescita della domanda e alla relativa crudele offerta che questa genera.




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Il trapianto dei reni, una crudele eccellenza

Gli organi più venduti e meglio trapiantati sono i reni.

Perché con un rene, in linea di principio, si può continuare a vivere; è la dura sorte degli organi gemelli; eppure tra i tanti miserevoli uomini che acconsentono a lasciarsi espiantare un organo per darlo a chi ha dei soldi da dare e una salute da recuperare, molti sono quelli che non riescono a superare la convalescenza o che restano tanto indeboliti da non poter più riprendere a lavorare, e la fame che li ha spinti a tanto torna più cattiva di prima.

Allora un rene venduto, anziché fune disperata cui aggrapparsi per risalire dalla povertà più nera, diventa il cappio al collo di uomini ancora più disperati e deboli.

Sul New York Times e in Italia su La Stampa si parla di questo fenomeno che prosegue imperterrito, refrattario all’emergenza globale coronavirus, persino incoraggiato forse; incurante di tutti gli appelli a diventare migliori, a stringersi come un’unica vera famiglia. Qua le famiglie sono spesso numerose e affamate e in questa terribile asta al ribasso di umanità gettano sul piatto loro stessi, qualche parte di loro, e accettano di finire come sono pensati: persone di serie B ma dotate di pezzi di ricambio interessanti.

Siamo a Herat e davanti all’ospedale c’è un via vai di persone: non sono diversi solo per le patologie che le portano lì, ma perché alcuni sono lì a vendere altri a comprare. Si guardano, si studiano, si scelgono.

Il business illegale dei reni è in forte espansione nella città occidentale di Herat, alimentato da baraccopoli tentacolari, povertà della terra circostante e guerre senza fine, un ospedale imprenditoriale che si pubblicizza come il primo centro di trapianto di rene del paese e funzionari e medici che chiudono un occhio su traffico di organi.

In Afghanistan, come nella maggior parte dei paesi, la vendita e l’acquisto di organi è illegale, così come l’impianto di organi acquistati da medici.Ma la pratica rimane un problema mondiale, in particolare quando si tratta di reni, poiché la maggior parte dei donatori può convivere con uno solo. (New York Times)

Venditori e acquirenti

Fuori dalla struttura, l’ospedale Loqman Kakim, tra i tanti si aggira Ahmed Zain Faqiri: è un insegnante ed è in pena per il padre gravemente malato. Gli serve un rene. Forse quel giovane robusto potrebbe fare al caso suo? E’ un contadino, il raccolto gli è andato in malora e ha scoperto che esiste questo commercio che potrebbe fruttargli qualcosa per dare da mangiare a sé e alla sua famiglia.

Ma sarà un’illusione: ciò che aspetta questi sciagurati “fornitori di reni”, una volta che l’organo sarà stato loro espiantato e si saranno consumati i brevi giorni di degenza post operatoria, sono malsani tuguri che non riusciranno a riscaldare e nei quali il cibo sarà in breve tempo troppo scarso e i farmaci assenti. Per molti, aggiunge il NYT, sarà come la discesa ad un nuovo livello di miseria. Aggravato da uno stato di salute peggiore e da una minora capacità di lavoro.

Un grande affare

Nei racconti di chi guadagna entrate e prestigio da queste pratiche, il trapianto di reni è un fiore truce all’occhiello dell’ospedale:
(…)si vantano di aver eseguito più di 1.000 trapianti di reni in cinque anni, attirando pazienti – o meglio clienti? Ndr- da tutto l’Afghanistan e dalla diaspora afghana globale. Offre loro operazioni a prezzi scontati a un ventesimo del costo di tali procedure negli Stati Uniti, in una città con una fornitura apparentemente infinita di organi freschi.
Di fatto si tratta di questo: se l’essere umano non è riconosciuto indisponibile sempre e comunque ciò che lo fagociterà inevitabilmente sarà la ragion di mercatura. Non sei un bene ma hai dei beni, allora vendili, se trovi chi li paghi. E si tratta “solo” di reni; allo stesso modo funziona, a ingranaggi ben oliati il traffico di uteri e bambini là dentro realizzati (che orrore parlarne così; eppure è questo il senso, si tratta solo di un processo produttivo).
E così commentò anche una politica italiana – Emma Bonino, proprio per difendere la liceità morale dell’utero in affitto: come doni un rene, così disponi del tuo utero; si sa che certi slogan si sono fatti pensiero dominante (l’utero è mio e lo gestisco io).
Invece la cosa resta illecita oltreché immorale e contro l’espandersi di questi mercati si levano voci, leggi, istituzioni, richiami di leader religiosi e non.
In Afghanistan il mercato nero continua a crescere e va di pari passo con il livello di miseria del suo popolo: la povertà , secondo la Banca Mondiale, riguarda oltre il 70% della popolazione Le maggiori entrate sono gli aiuti internazionali, i poveri non hanno tutele, non esiste alcuno stato di diritto. Per questo diventano facili preda di sfruttamento.

Vendere i reni perché non si hanno alternative

Nel profondo del labirinto di strade sabbiose nei bassifondi di Herat, Mir Gul Ataye, 28 anni, si rammarica ogni secondo della sua decisione di vendere il suo rene. Un operaio edile che aveva guadagnato fino a 5 dollari al giorno prima della sua operazione lo scorso novembre, ora non è in grado di sollevare più di 10 libbre, e a malapena. (NYT)
Come lui migliaia di persone; Herat attrae come un paese dei balocchi versione horror; non hanno scelta, la guerra e la mancanza di lavoro li umilia a tal punto da pensare che vendere parti del proprio corpo sia una soluzione; e non lo è mai, per loro. Lo è solo per chi glieli scippa. Ne provano vergogna, come le vittime di abuso; sono invece i carnefici che dovrebbero cospargersi di cenere il capo fino a che campano, magari grazie a un rene altrui o ai soldi ricavati da questo sporco traffico.

“Sto soffrendo e sono debole”, ha detto. “Sono stato malato e non posso controllare la mia pipì.” Quattro bambini si rannicchiavano davanti a lui sul pavimento di cemento nella stanza spoglia e non illuminata. Ha detto che sostiene 13 membri della famiglia in tutto e ha accumulato circa $ 4.000 di debito.

“È stato difficile, ma non avevo scelta. Nessuno vuole cedere una parte del proprio corpo a qualcun altro “, ha detto. “È stato molto vergognoso per me.”

Per il suo rene, il signor Ataye ha ricevuto $ 3.800. Erano passati appena tre mesi. È ancora indebitato, incapace di pagare l’affitto o la bolletta della luce.

Ha detto di provare “tristezza, disperazione, rabbia e solitudine”. Una notte aveva un dolore così forte, ha sbattuto la testa contro il muro e si è fratturato il cranio. (Ibidem)

In memoria di Santa BakHita

E’ stato proprio Papa Francesco che ha proclamato beata la giovane donna vittima di schiavitù che arrivata in Italia incontra quel Paron tanto buono, nostro Signore!, a istituire la Giornata Mondiale di preghiera contro la tratta di esseri umani e tutti gli orrori annessi, nella crudele fantasia dello sfruttamento umano: prostituzione, sfruttamento di manodopera, abusi, narcotraffico e non ultimo proprio il traffico di organi. Per questo è dovere di ogni cristiano pregare Dio, che in ognuno dei suoi figli ha impresso la propria immagine e da tutti attende si compia appieno la somiglianza, perché tutta la famiglia umana si ribelli a queste antiche e inaccettabili nefandezze.




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Francesco: serve un impegno concreto contro la tratta di esseri umani”

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