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Può diventare santo chi ha commesso peccati gravi come l’omicidio?

Jacques Fesch

STF | AFP

Jacques Fesch, in cammino verso gli altari nonostante il passato da assassino. La storia della sua conversione è straordinaria.

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 05/02/21

«La sua morte ha contribuito in maniera decisiva all’abolizione della ghigliottina», commenta don Ennio.

Jacques è morto da martire, da esempio di un uomo che ha subito una incredibile conversione. «Il suo è stato un passaggio da agnosticismo schietto a fede profonda e documentata – aggiunge l’esperto di cause dei santi – parlava come i mistici, come il cardinale Newman, di cui non conosceva gli scritti».

John Henry Newman
Public domain

John Henry Newman.

Le condizioni per la canonizzazione di Jacques Fesch

Don Ennio ricorda che per una canonizzazione sono tre gli elementi di cui si tiene conto. «La vita vissuta, la fama, cioè cosa il popolo di Dio pensa di quella persona; cosa ha seminato; il miracolo, che, come ha ricordato Papa Benedetto XVI è considerato un segno di Dio, una sorta di garanzia. Per miracolo non si intende solo una guarigione, ad esempio, ma un atto fuori norma, collegabile alla preghiera e rivolto verso Dio. Nel caso di Jacques Fesch è stato incredibile il suo misticismo, collegabile solo ad una profonda fede».

Santi peccatori: il caso di Sant’Ignazio

Nella storia dei santi peccatori, poi convertiti, c’è sicuramente un caso più noto di Fesch. E’ quello di Sant’Ignazio di Loyola, che prima di essere il fondatore dei gesuiti, era uomo d’armi, soldato di ventura, combattente. «Amava leggere, ma libri per così dire “leggeri”, romanzi rosa e cavallereschi. Poi un giorno inizia a leggere libri religiosi solo perché non ne ha di diversi. La conversione, come nel caso di Fesch attraversa solo la seconda parte della sua vita».

LOYOLA
Facebook-Santuario de Loyola
Sant'Ignazio.

I martiri francesi

Durante la rivoluzione francese, poi, «sono stati arrestati numerosi cattolici in flagranza di colpa, molti dei quali colti in case chiuse con delle prostitute. Altri sono stati torturati e hanno bestemmiato. Di contro gli è stata rifiutata la confessione, facendogli balenare l’idea della condanna a morte con la dannazione. Era un modo per fargli rovinare la fama, per ricattarli, eppure loro non hanno ceduto e sono morti da martiri, quindi sono beati, senza mai rinunciare a vivere la propria fede».


SAINT MARY OF EGYPT

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Il “peso” degli ultimi tempi vissuti

Questo, aggiunge don Ennio, «per dire che se fino all’ultimo si dice di credere in Dio, se l’atto di fede è così profondo, grande è anche la Misericordia di Dio E nella beatificazione assume un aspetto prioritario proprio l’Amore verso di Dio e una fede esemplare. Il peccato è sempre remissivo, e lo ricorda spesso anche Papa Francesco. Si può aver avuto anche una vita devastata, ma contano, in vista di un processo di beatificazione e canonizzazione, gli ultimi tempi vissuti».

La giustizia divina

Eppure sembra paradossale che i santi peccatori convertiti, vengano trattati alla stregua di chi ha vissuto una vita attenta, morigerata, di profondo legame con Dio.

«Ma la Giustizia di Dio è il suo Amore. Da un punto di vista “umano” l’obiezione è comprensibile, ma se si recupera la fede anche in extremis, Dio è pronto a bagnare con il suo Amore quella persona», evidenzia il sacerdote.




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Il peccatore in punto di morte

Al contrario se una persona ha vissuto nel segno della fede, di un profondo amore con Dio e magari sul letto di morte bestemmia, o vive nel peccato uno scorcio finale della sua vita, senza riabbracciare Dio, allora il processo canonico è escluso. «A meno che non si dimostri che il suo sia stato un cedimento temporaneo e che nella vita ha appropriato a sé le virtù cristiane». 

La dannazione è per nessuno

Va detto, prosegue don Ennio, «che la Chiesa si sente in diritto di proclamare i santi. Ma al contempo non ha mai evocato la dannazione per alcuno, finanche se satanista o pedofilo. Questo accade perché c’è un mistero di Misericordia che sfugge anche a noi. Sulla dannazione, sulla condanna, non si osa dire nulla, sin dall’antichità. La firma di Papa Vigilio per la condanna dei “Tre Capitoli”, l’editto dell’Imperatore Giustiniano contro presunti vescovi eretici, fu condannata dalla Chiesa e da tutti i vescovi».

D’altro canto anche il peccatore più incallito, sin dall’antichità, «in punto di morte aveva il diritto di ricevere l’Eucaristia, come a dire: “non si lascia questo mondo senza aver preso il Corpo di Cristo”»


OSTATNIE CHWILE FRYDERYKA CHOPINA

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Il santo che era stato scomunicato

La Chiesa non è solo clemente con i santi peccatori. E non esclude nessuno, neppure uno scomunicato. «In punto di morte, il parroco ha la potestà del Papa, per eliminare la scomunica stessa».

C’è un caso, ricorda don Ennio di uno scomunicato in vita proclamato poi santo: San Giovanni della Croce, due volte processato dall’Inquisizione e una volta condannato e messo in carcere per otto mesi, per un incidente accaduto in convento, nonché sospeso a divinis. Fu beatificato nel 1675 e proclamato santo da papa Benedetto XIII nel 1726.

San Giovanni della Croce - AVERE UNA GUIDA "Colui che vuole restare solo senza il sostegno di un maestro e di una guida, è come un albero solo e senza padrone in un campo, i cui frutti, per quanto abbondanti, verranno colti dai passanti e non giungeranno quindi alla maturità".


ŚWIĘTY JAN OD KRZYŻA

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peccatosanti e beati
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