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Può diventare santo chi ha commesso peccati gravi come l’omicidio?

Jacques Fesch

STF | AFP

Jacques Fesch, in cammino verso gli altari nonostante il passato da assassino. La storia della sua conversione è straordinaria.

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 05/02/21

Sembra paradossale...ma la risposta è affermativa. L'esperto di Cause dei Santi cita alcuni esempi di santi dalla vita sregolata, violenta e dall'istinto omicida

Un nostro lettore ci chiede se possono diventare santi anche peccatori gravi, che poi si sono convertiti. Di seguito il testo della sua domanda.

Una persona che nella vita abbia compiuto peccati mortali (da quelli gravi come il divorzio, atti omosessuali ecc.. a quelli gravissimi come satanismo, pedofilia) una volta pentitosi di cuore, e aver condotto una vita da quel momento in poi “santa”, (definiamola così), potrebbe un giorno essere dichiarato santo? Parlo proprio a livello di canonizzazione. Oppure i loro precedenti atti, pur perdonati, invalidano per sempre tale possibilità. E’ una cosa che mi sono sempre chiesto!”.

«La risposta secca è “sì” – sentenzia don Ennio Apeciti, responsabile dell’Ufficio per le Cause dei Santi della diocesi di Milano e rettore del Pontificio Seminario Lombardo – ma sono inevitabili una serie di considerazioni su come si arriva alla sua santità».

Santi peccatori: il caso di un donnaiolo assassino 

Tra i santi peccatori convertiti, c’è un iter di beatificazione emblematico in corso. Si tratta del Servo di Dio francese Jacques Fesch, ultimo ghigliottinato in Francia l’1 ottobre 1957.

«E’ un caso emblematico – dice Don Ennio – perché il suo processo di beatificazione è in dirittura d’arrivo presso la Congregazione delle Cause per i Santi. Per lui molto probabilmente si prospetta un futuro da beato. E poi si proseguirà con la canonizzazione. Jacques incarna a pieno il peccatore moderno. Ha una vita sregolata, problemi in famiglia, si sposa ma tradisce continuamente la moglie, si separa. E’ un donnaiolo. ha un figlio illegittimo, è finanche un assassino. Eppure sarà santo».  

JACQUES FESCH YOUNG SAINT
©Public domain

Una famiglia complicata

In effetti la vita del parigino Jacques ha dell’incredibile. Con il padre ha un rapporto difficile. Lui è un dirigente di banca, si occupa poco del figlio e non pensa alla sua educazione. Jacques cresce così legato ad una madre. Che dal canto suo non è una donna capace di prepararlo alla vita. Frequenta un collegio privato cattolico, ma senza combinare nulla. Dopo il servizio militare sposa Pierette, una ragazza di Saint-Germain, di origine ebrea. Ha una figlia, ma presto litiga con il suocero e lascia moglie e lavoro.




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L’omicidio del poliziotto

Il ragazzo da quel momento inizia una vita vissuta tra donne, la ricerca disperata di soldi. Fino al punto di diventare un ladro. Il 25 febbraio 1954 arriva persino ad aggredire a Parigi, con un martello, un cambiavalute: prende del denaro e fugge.

Di santi peccatori ce ne sono diversi, ma Jacques si comporta come un vero e proprio criminale. Rivoltella in pugno, si copre la fuga ferendo un passante. Il poliziotto Georges Vergnes gli dà la caccia fino al Boulevard des italiens. Il bandito, sul punto di essere preso, spara all’agente e lo uccide. Anche se c’è chi sostiene che il colpo sia partito accidentalmente mentre cadeva a terra. Qualche ora dopo, l’autore della rapina e dell’omicidio è catturato e assicurato al carcere.


JACQUES FESCH

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Il cappellano

Il processo è rapido e la condanna scontata nonostante si fa difendere da un avvocato importante chiamato dal padre. Tra le sbarre della “Santè”, il penitenziario della capitale francese, conosce il cappellano a cui inizialmente dichiara di essere un senza-Dio, per poi stringere con lui un rapporto più aperto.

Il prete gli dice di scrivere un diario in cui “confessarsi”, raccontare la sua vicenda e gli lascia dei libri sulla vita di santa Teresa d’Avila e “Storia di un’anima” di santa Teresa di Gesù Bambino, che ancora ragazza, convertì con la sua preghiera ardente il criminale Pranzini, poche ore prima della ghigliottina. Jacques legge, medita e si affascina a Gesù. 

STF / AFP
Jacques fesch, 24 ans, fils de banquier, accusÈ d'avoir assommÈ un agent de change de la rue Vivienne le 25 fÈvrier 1954 pour lui dÈrober 300 000 F et d'avoir tuÈ un gardien de la paix, s'apprÍte ‡ rencontrer le juge d'instruction le 4 mars 1954 ‡ Paris. Il sera condamnÈ puis guillotinÈ le 1 octobre 1957. / AFP / STF

L’incontro con Dio

Dopo il primo anno di detenzione scrive: «Mi ha percosso un intenso dolore dell’anima che mi fatto molto soffrire; bruscamente in poche ore, ho posseduto la fede, una certezza assoluta. Ho creduto e non capivo più come facevo prima a non credere. Gesù mi ha visitato e una grande gioia si è impossessata di me, soprattutto una grande pace. Tutto è diventato luce in pochi istanti. Era una gioia fortissima».




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Un altro uomo

Comincia da quel momento una conversione impressionante. Si confessa, prende la Comunione tutti i giorni. e intanto il cappellano, che è anche insegnante di religione, inizia a raccontare il suo caso. Jacques scrive ai suoi studenti, diventa incredibilmente il loro “apostolo”. Poi si riavvicina alla moglie, le dice di sentire Dio accanto. E’ un altro uomo.




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“Apostolo” per i giovani

Al contempo, il processo va avanti. Viene condannato in appello e Cassazione, e il presidente della Repubblica non firma la grazia richiesta dal suo avvocato. Il suo è ormai un caso nazionale. Qualche ora prima della condanna a morte scrive l’ultima frase sul diario: “Attendo nella notte e nella pace. Attendo l’Amore“.

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Tags:
peccatosanti e beati
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