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Questo patrono dei giornalisti è l’intercessore di cui il mondo ha bisogno oggi

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Antoine Mekary | ALETEIA

Larry Peterson - pubblicato il 02/02/21

Il beato Manuel Lozano ha vissuto 100 anni fa, ma il suo è un messaggio atemporale

Lo scorso anno si è celebrato il 100° anniversario della nascita di un patrono dei giornalisti, il beato “Lolo”. Soffriva di paralisi e cecità, ma non ha mai perso di vista il suo Signore e Salvatore, ed è un’ispirazione per tutti coloro che prendono carta e penna (o usano la tastiera del computer).

Si chiamava Manuel Lozano Garrido, ma tutti lo chiamavano “Lolo”. Era nato a Linares, in Spagna, il 9 agosto 1920 in una famiglia con sette figli. Il padre era morto presto, e la madre era rimasta sola ad occuparsi della prole. Quando Lolo aveva 15 anni era morta anche lei. Lui, i suoi fratelli e l’unica sorella, Lucia, rimasero insieme, con il più grande che faceva del suo meglio per provvedere alla famiglia.

Già durante l’infanzia, Lolo dimostrò un’evidente spiritualità e un profondo amore per Gesù. A 11 anni si unì all’Azione Cattolica (AC), e da quel momento il suo amore per la fede e per ciò che significava per lui fu di primaria importanza. Sarebbe stato membro dell’AC per tutta la vita.

Quando nel 1936 scoppiò la Guerra Civile Spagnola, Lolo si incaricò di portare segretamente la Santa Comunione agli abitanti dei villaggi. Aveva appena 16 anni. Portò avanti questo ministero segreto finché venne arrestato, due anni dopo, perché era “troppo cristiano”. Dovette trascorrere la notte del Giovedì Santo in prigione, ma per lui era facile farlo: aveva nascosto l’Eucaristia in un piccolo mazzo di fiori, e la consumò nella sua cella. Trascorse quella notte adorando il Signore che aveva trascorso il Giovedì Santo in una cella. Venne rilasciato il giorno dopo, il Venerdì Santo, e trascorse la Pasqua con i fratelli e la sorella.

Lolo mostrò il suo talento di scrittore fin da molto giovane. Amava leggere varie pubblicazioni e libri di ogni tipo. La casa in cui viveva con i suoi fratelli era situata proprio dall’altro lato della strada rispetto alla parrocchia. Dal balcone, Lolo poteva scorgere il tabernacolo all’interno della chiesa, e guardava sempre il suo Signore quando leggeva e scriveva. L’Eucaristia era la sua fonte di ispirazione.

Quando aveva 22 anni, Lolo venne colpito da una malattia insidiosa chiamata spondilite. Un medico la spiegò dicendo: “Immagina di avere uno spillo fissato in ogni millimetro della tua pelle, e che quella non sia la portata della sofferenza. Il dolore attacca il collo, la schiena, le vertebre, e alla fine provoca la paralisi”. La prognosi era incerta.

La malattia di Lolo iniziò ad aggredirgli la vista. In poco tempo divenne totalmente cieco. La grande ironia è che quello in cui la malattia lo rese disabile fu il periodo più produttivo della sua vita.

Alcuni dicono che Lolo non abbia vissuto realmente 51 anni ma solo 28 – perché gli ultimi 28 anni della sua vita, quando era cieco e in sedia a rotelle, sono stati quelli in cui ha vissuto pieno di una gioia incontenibile e innegabile. Era attribuita soprattutto alla forza della sua fede, che viveva come parte dell’Azione Cattolica. Era lì che la sua fede era stata modellata e rafforzata, aiutandolo ad amare Gesù e la Madonna ogni giorno di più.

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giornalistipatronosanti e beati
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