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Almeno 750 vittime nel massacro in una chiesa in Etiopia

Aksum Ethiopia; CHURCH

Andrzej Kubik / Shutterstock.com

Aiuto alla Chiesa che Soffre - pubblicato il 27/01/21

Una recente ondata di violenza nella regione del Tigrè ha provocato mille morti

Circa mille persone – inclusi sacerdoti e altri leader ecclesiali – sono stati uccisi in una serie di attacchi in Etiopia culminati nel massacro in una chiesa in cui si crede sia custodita l’Arca dell’Alleanza.

A seguito dei resoconti in base ai quali 750 persone sarebbero rimaste uccise in un raid contro la chiesa ortodossa Maryam Tsiyon ad Aksum, una fonte anonima ha parlato dal Paese con Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS).

La fonte ha riferito che l’attacco è stato l’ultimo in una lunga serie di assalti fatali contro persone innocenti, come parte del conflitto in atto nella regione del Tigrè.

“750 persone sono state uccise ad Aksum, 154 persone sono state assassinate a dicembre a Maryam Dengelat. Nella zona da cui provengo, il giorno di Natale in un villaggio sono stati uccisi 10 membri di una famiglia”.

“Più di 32 persone sono state uccise dalle truppe eritree a Irob, 56 a Zalambassa, 11 a Sebeya. Ho anche sentito di 32 persone, compresi dei sacerdoti, che sono state uccise in una chiesa a Gietelo, Gulemakada. Oltre a questo, in un’altra zona ho sentito dell’uccisione di 20 persone”.

I resoconti del massacro di Aksum sono emersi all’inizio di questo mese, quando lo European External Program with Africa (EEPA), un’organizzazione no-profit con base in Belgio, ha detto che la gente che si era nascosta nella chiesa è stata fatta uscire e uccisa nella piazza.

“Ho sentito che nella chiesa c’erano mille persone”, ha affermato la fonte di ACS. “Può essere che molti siano stati feriti e siano morti dopo. Sono state sicuramente uccise 750 persone”. “Ad Aksum c’è l’Arca dell’Alleanza. Forse le persone stavano proteggendo l’Arca. Sono state portate fuori e uccise”.

La fonte di ACSha sottolineato che il conflitto politico ha portato alla morte di molti cristiani e musulmani, ma ha aggiunto che la violenza non è provocata dalla religione.

“In Etiopia c’è un conflitto politico per via delle elezioni. Il Governo cessava il suo incarico a settembre, e si supponeva che dovessero esserci le elezioni a maggio. Poi è scoppiato il coronavirus, e le elezioni sono state rimandate ad agosto. È un problema politico, e stanno prendendo come bersaglio la gente della regione del Tigrè. È una situazione terribile”.

Nel novembre scorso sono scoppiati gli scontri nella zona del Tigrè dopo che il Primo Ministro etiope Abiy Ahmed aveva mandato le forze federali, sostenute da milizie ed esercito di Amhara, e truppe dell’Eritrea per combattere il Fronte di Liberazione del Popolo del Tigrè (Tigray People’s Liberation Front, TPLF), che accusava di svolgere elezioni illegittime.

“Francamente, il problema è che le truppe eritree sono state coinvolte fin dall’inizio”, ha indicato la fonte. “Il Governo [etiope] lo ha negato, ma a perpetrare i massacri nella zona orientale e nord-occidentale del Tigrè sono le truppe eritree”.

Questo articolo è stato pubblicato originariamente da Aiuto alla Chiesa che Soffre, ed è ripubblicato in questa sede per gentile concessione. Per conoscere meglio la missione di ACS in aiuto alla Chiesa sofferente, visitate il sito https://acs-italia.org/.

Tags:
chiesaetiopiaomicidistrage
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