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Twitter ha mantenuto pedopornografia infantile dicendo che non violava le sue “politiche”

PORNOGRAFIA

Stenko Vlad | Shutterstock

Francisco Vêneto - pubblicato il 26/01/21 - aggiornato il 26/01/21

Adolescente di 13 anni vittima di pedofili ha dovuto ricorrere alla Giustizia perché Twitter eliminasse video e foto degli abusi sessuali

Twitter ha mantenuto materiale pedopornografico infantile dicendo che non violava le sue “politiche”. Il caso che suscita indignazione è riferito in un processo giudiziario aperto la settimana scorsa negli Stati Uniti contro l’impresa. Secondo le accuse, la piattaforma ha rifiutato di eliminare immagini e video di un adolescente che era rimasto vittima di traffico sessuale, anche quando quelle scene sono state ampiamente condivise nella rete sociale e la vittima aveva già chiesto varie volte che l’impresa prendesse delle misure per eliminarle.

L’impresa ha risposto alla vittima di “non aver riscontrato una violazione” delle sue “politiche” al riguardo, e che per questo non avrebbe eliminato il materiale. Le informazioni sono delNew York Post, sulla base del processo giudiziario aperto nel Distretto Nord California il 20 gennaio. I protagonisti del processo sono la vittima e sua madre, sostenuti dal Centro Nazionale per lo Sfruttamento Sessuale e da due uffici legali. Sostengono che Twitter abbia guadagnato con video di un adolescente di 13 anni sfruttato sessualmente. Oggi il ragazzo ha 17 anni.

Da nudo a ricatto

I pedofili che hanno ricattato l’adolescente si sono fatti passare per una compagna di scuola di 16 anni. A quanto sembra, la ragazza avrebbe proposto all’adolescente uno scambio di foto in cui apparissero nudi. Questa pratica è ampiamente nota nelle reti sociali (e lascia senza parole il fatto che migliaia di persone, sia adolescenti che adulte, non pensino alle ovvie conseguenze del fatto di condividere su Internet le proprie immagini senza veli pensando che non verranno diffuse a nessun altro).

Dopo che l’adolescente ha inviato le foto in cui appariva nudo, la conversazione con la presunta compagna di scuola si è rivelata falsa e si è trasformata in ricatto: i criminali hanno minacciato di inviare le fotografie del ragazzino a “genitori, allenatore, pastore” e a sempre più persone nel caso in cui non avesse condiviso nuove foto e video a stampo sessuale. Spaventato, l’adolescente ha inviato altri video compromettenti. Non soddisfatti, i delinquenti lo hanno persuaso a coinvolgere un altro bambino nelle registrazioni.

Nel 2019 i video sono apparsi in due account di Twitter che, secondo il processo giudiziario in corso, sarebbero già stati noti per la condivisione di materiale legato ad abusi sessuali infantili. Questi video sarebbero stati denunciati a Twitter in almeno tre occasioni a partire dal 25 dicembre 2019, ma l’impresa non ha fatto nulla.

Sempre secondo il processo, l’adolescente ha saputo che le sue immagini venivano condivise perché i compagni di scuola lo hanno avvertito. Da quel momento è iniziata una serie di atti di “assedio e crudele bullismo” che secondo l’azione giudiziaria hanno portato a pensieri suicidi.

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pedopornografiatwitter
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