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Spiritualità
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Cosa ci può insegnare San Tommaso sul fatto di avere fiducia in noi stessi?

FATHER, CHILD, HAND

Davide Angelini | Shutterstock

padre Michael Rennier - pubblicato il 25/01/21

Quest'unica cosa che faceva può fare davvero la differenza

Rilascio dichiarazioni ispiratrici sulla vita, o almeno l’idea è questa. Se mi conosceste, sapreste quanto sia ironico che mi sia stato affidato il compito di dire cose sagge e dare consigli assennati. Sono una persona normalissima. Mi piace guardare le partite di football e fare la lotta con i miei figli.

A volte perdo la pazienza e dico cose di cui mi pento, o dimentico di recitare le mie preghiere. In certi giorni mi comporto in modi che mi rendono orgoglioso, altre volte in modi che mi imbarazzano. Sono una persona nella media in qualsiasi cosa. Ogni mattina, però, metto la tonaca e salgo sull’altare per celebrare la Messa. A metà, vado al pulpito e pronuncio un’omelia che dovrebbe offrire profondi spunti spirituali ai presenti. L’idea è che queste omelie dovrebbero essere semplici ma anche meditate, confortanti ma anche esigenti, vere ma gentili. È un compito arduo. Cerco di fare del mio meglio, ma sospetto che i risultati siano quantomeno altalenanti.

Nell’elaborazione di un’omelia c’è una certa quantità di fiducia all’opera. Devo confidare nel fatto che quello che sto dicendo abbia un valore e che Dio lo userà per incoraggiare e ispirare le persone. Le parole non arrivano facilmente, e ci sono dei giorni in cui dubito veramente di me stesso. Dubitare è forse una reazione sana. Mi rende onesto e mi fa pensare con attenzione alle parole che pronuncio, senza pensare che qualsiasi cosa dica sarà automaticamente profonda. Nella maggior parte dei casi non lo è, il che è il motivo per il quale le mie omelie attraversano un processo di varie redazioni e revisioni (se pensate che la versione finale sia mediocre avreste dovuto vedere la prima!)

Quando si tratta di scrivere, comunque, ho almeno la possibilità di pensare bene e di modellare i miei pensieri. Che dire dei genitori che devono trovare le parole esatte da dire al momento giusto per confortare i propri figli quando attraversano una crisi, o che devono dare loro un consiglio decisivo con le parole giuste che possano arrivare e colpire nel segno? E che dire di tutte le volte in cui un amico vi ha chiesto un consiglio e non sapevate cosa dire? Non potete semplicemente scrollare le spalle, ma non volete neanche dire la cosa sbagliata. Serve molta fiducia in se stessi per rispondere a quelle situazioni. Ma bisogna farlo. Dopo tutto, è quello che fanno i genitori, ed è quello che fanno gli amici.

Quando stavo imparando a confidare nel fatto di essere adatto al compito della predicazione, ricordo di aver letto una storia su San Tommaso d’Aquino che mi ha aperto gli occhi su quanto il dubbio sia pervasivo e come si possa superare.

Nell’Europa del XIII secolo, l’Aquinate era ben noto per la sua intelligenza. Era particolarmente ammirato per la chiarezza del suo insegnamento circa la complicata questione dell’Eucaristia. All’epoca c’era una grande controversia su come definire l’Eucaristia: era solo un simbolo? Rimaneva pane anche dopo che il sacerdote l’aveva consacrata? Cosa significa dire che contiene la Presenza Reale di Gesù? San Luigi, re di Francia, invitò l’Aquinate ad andare all’Università di Parigi per esprimere il suo parere su quell’argomento che teneva banco tra insegnanti e studenti.

Il compito dato a Tommaso, in altri termini, era dire qualcosa che fosse così incredibilmente ispiratore da convincere una folla che amava discutere a smettere di farlo. Anche se era un uomo brillante, iniziò a preoccuparsi del fatto che niente di quello che avrebbe potuto dire sarebbe stato sufficiente brillante da convincere tutti. Era come cercare di districarsi in una stanza piena di gatti, o – nel contesto medievale – probabilmente come cercare di far sì che tutti gli angeli ballassero sulla punta di un ago. È uno scenario che non favoriva il successo, e il dubbio dell’Aquinate era pressante.

Mi piace particolarmente quello che ha fatto in seguito. Anche se stava sperimentando il dubbio di sé, è andato avanti e ha preparato i suoi pensieri nel modo migliore possibile, e poi ha pregato e ha digiunato per tre giorni. Mentre era seduto in cappella, ha messo il suo trattato scritto sull’Eucaristia sull’altare, mettendolo simbolicamente nelle mani di Dio. In seguito, quando ha presentato la sua posizione all’università, è stata accettata all’unanimità.

L’Aquinate andò avanti scrivendo di una serie di complicate questioni teologiche, ma mi chiedo se il dubbio su se stesso lo abbia mai del tutto abbandonato, visto che anni dopo era ancora una volta in preghiera in cappella e Dio colse l’opportunità di incoraggiarlo. Il crocifisso al muro iniziò a brillare, e Gesù divenne vivo e parlò dicendo: “Hai scritto bene di me, Tommaso. Cosa vorresti come ricompensa?” L’Aquinate scoppiò in lacrime e replicò: “Nient’altro che Te, Signore”.

Chiunque lotta con il dubbio, anche gente da cui non ce lo aspetteremmo. Persone di grande successo, intelligenti e rispettate hanno gli stessi dubbi di tutti gli altri. Ci chiediamo tutti se siamo abbastanza validi, se abbiamo detto la cosa giusta o se siamo davvero adatti ai nostri compiti quotidiani. Mi viene da pensare che se davvero la pensiamo tutti in questo modo non c’è troppo da preoccuparsi. L’esempio di San Tommaso mi sembra un modo particolarmente semplice ma efficace di far fronte al dubbio relativo a se stessi – fate del vostro meglio e poi offrite tutto a Dio.

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