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Cosa chiede Gesù a quelli che sceglie?

STATUE OF JESUS

Brett Jordan | CC BY 2.0

padre Carlos Padilla - pubblicato il 25/01/21

È una chiamata irresistibile che riempie tutti i vuoti e trabocca, una vocazione grande per sempre

Gesù invita quanti lo seguono ad essere pescatori di uomini:

“«Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò”.

Non smetteranno di essere quello che sono, né di fare quello che sanno fare. Sanno pescare. Calcolano quando i pesci saranno più disposti a lasciarsi pescare. Di notte si addentrano nell’oscurità con le reti pronte.

Il pescatore conosce il mare, conosce la vita dei pesci, le loro abitudini, le loro necessità. Se vogliono pescare uomini dovranno conoscere l’uomo, conoscerne le inquietudini, le paure e le angosce.

Vuole che loro siano così, conoscitori del cuore umano. È quello che Gesù farà con loro, per questo li invita ad andare con Lui in qualsiasi luogo e a vivere sempre al Suo fianco. È questo il mistero del cristianesimo.

Una chiamata irresistibile

Gesù si abbassa sull’uomo per attirarlo con la Sua presenza. Lo fa innamorare, lo lega al Suo cuore. Gesù mi conosce nelle mie necessità più profonde, e rispetta il mio modo di essere.

Questo basta perché l’invito attiri quei pescatori. Potranno continuare ad essere se stessi. E allo stesso tempo la loro vita cambierà per sempre. Il loro mare diventerà più grande. E la loro pesca sarà più miracolosa. Per questo rispondono con prontezza:

“Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui”,

Pietro, Andrea, Giovanni e Giacomo si mettono immediatamente in cammino. La forza della chiamata e la rapidità della risposta mi emozionano.

Mi ha sempre colpito il loro “Sì” allegro e convinto. Hanno lasciato il loro lavoro, quello che sapevano fare, per vivere senza una casa seguendo Gesù ovunque. La loro risposta mi fa innamorare.

Una vocazione che riempie tutti i vuoti

Mi piacerebbe essere come loro. Rispondere come loro all’unisono e senza pausa, senza paura. Hanno lasciato subito tutto e Lo hanno seguito. Si sono messi in cammino, hanno rinunciato ai loro sogni passati.

Hanno rinunciato ai loro amori del momento. Hanno lasciato le reti e intrapreso una nuova avventura. Questa vocazione dei discepoli mi colpisce sempre.

Non avere paura di restare senza niente. È come se la certezza della chiamata eclissasse tutto intorno a loro. Non contava nient’altro che la vita che si giocava nel presente per mano di Gesù.

Hanno smesso di fare calcoli. Di misurare il tempo. E si sono fidati di una chiamata che prometteva di riempire tutti i loro vuoti.

A cosa chiama Gesù?

Vorrei vedere sempre Gesù nella mia vita che mi chiama a stare con Lui. È la vocazione di ogni cristiano. Una chiamata a lasciare le reti dei miei legami, delle mie paure e schiavitù. Lasciare le reti delle mie passioni disordinate, delle abitudini che mi fanno perdere.

La chiamata di Gesù è una chiamata ad amare bene, ad amare gli uomini, ad amare i sogni e la vita. Dio mi chiama ad amare come Egli mi ama. Vuole che impari ad amare. Commentava padre Josef Kentenich:

“Ti amo in Dio, ti amo attraverso Dio, o amo Dio attraverso di te e ti amo per Dio. Ancor di più: ti amo pienamente e amo Dio pienamente. In te amo pienamente Dio e amo pienamente Dio in te. Questa dissociazione tra amore per Dio e gli uomini mi risulta assolutamente inconcepibile. Rendiamolo nuovamente semplice: amiamo, e basta! Dio non ci ha chiamati dal nulla perché ci tormentiamo e ci torturiamo a vicenda, perché abbiamo paura dell’amore!”

Dio integra nella mia vita l’amore per Lui e l’amore per gli uomini. Vuole che quel pescare uomini nella mia vita abbia a che vedere col fatto di amarli.

Non vuole che li porti dove non vogliono andare, ma che li ami come Gesù li ha amati, nella verità. Che li ami rispettandoli, prendendomi cura di loro, lasciandoli essere quello che sono. È questa è la forma di pescare di Gesù.

Mi ama in modo tale che la mia risposta d’amore è immediata. Non Lo amo come un obbligo, come un dovere. Non Gli voglio bene perché Egli mi ha voluto bene per primo e mi sento obbligato a corrispondere.

Amore espansivo

L’amore di Dio provoca il mio amore, lo risveglia. E allora vado come Lui incontro agli uomini per amarli. Pescare è come amare e dare la vita per coloro che Dio mette sul mio cammino. Divento responsabile di quello che amo:

“Diventi responsabile per sempre di ciò che hai addomesticato” (Il Piccolo Principe).

La parola “pescare” non esprime la vocazione a cui mi chiama Gesù. Significa che Egli vuole che continui ad essere me stesso nella mia dedizione a Dio. Che continui ad amare, ma ora a partire da Dio.

Sono pescatore di uomini come lo era Gesù. Pesco a Suo modo, ma partendo dalla mia verità. Pesco amando, cercando, curando, accompagnando.

È la pesca miracolosa che Dio fa con la mia vita quando sono capace di amare al di sopra delle mie paure e dei miei limiti. Solo Dio lo rende possibile. E in me scoppia un cambiamento che mi trasforma dentro. Egli mi insegna ad amare.

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