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73 milioni di aborti all’anno: come possono essere una “cura”?

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Mopic | Shutterstock

Universitari per la Vita - pubblicato il 25/01/21

Il rapporto dell’OMS Preventing Unsafe Abortion ci mostra dei dati preoccupanti, pur sempre celati sotto la maschera del best interest. Scopo dell’articolo è quello di analizzarne alcuni punti salienti e riflettere sulla realtà di alcuni termini propri del linguaggio della cultura abortista.

Di Sara Sanna

Media annua degli aborti nel mondo

Oltre 73 milioni [1]questa la media di aborti stimata dall’OMS per ogni anno dal 2015 al 2019. Ogni persona dotata di onestà intellettuale e conoscenza rudimentale della biologia dovrebbe inorridire davanti a questa cifra. Secondo alcuni studi l’Auschwitz nazista, analogamente alla Kolyma comunista, (un’industria sovietica che sfruttava lavoratori ridotti a schiavi e in condizioni climatiche e generali invivibili, nutrendo quella terra gelida e inospitale di cadaveri, Ndr) ha contato circa 2 milioni e mezzo di vittime [2]. Per quanto ogni sterminio sistematico di esseri umani innocenti sia da condannare, indipendentemente dal numero delle sue vittime, bisogna prendere coscienza del fatto che in questo momento stiamo assistendo al più grande genocidio della storia dell’umanità.

Come una nazione che sparisce nel silenzio

Settantatré milioni. Per comprendere meglio la portata di questa cifra basti pensare che l’Italia conta circa 60 milioni di abitanti: ogni anno nel mondo un’intera nazione scompare nel silenzio. Ecco proprio nel silenzio, perché queste non sono morti così interessanti da suscitare l’interesse dei media, da figurare in un bollettino delle vittime al TG delle 20, da meritare dibattiti televisivi in ogni fascia oraria. Sono morti troppo politicamente scorrette, offensive per i più sensibili, irritanti per i più cinici.

Qual è allora il nemico invisibile? È un nemico che opera dietro porte chiuse, con i guanti bianchi e il sorriso di chi vuole rassicurarti che tranquillo, va tutto bene, è per il tuo interesse. Un nemico che si avvale delle frivolezze di questo mondo per distrarti e non farti neppure accorgere della sua presenza. Un nemico che rende invisibili le sue vittime, innocenti privi di una voce, ma ne fa avvertire la mancanza nelle nostre piazze, nei nostri parchi, nelle nostre scuole. L’ideologia mortifera è il nemico contro cui combattere.




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Ideologia di morte e linguaggio

Il rapporto dell’OMS è un sublime esempio di come il linguaggio possa essere utilizzato per confondere, per nascondere la realtà delle cose, da utilizzare come strumento dell’ideologia mortifera, in questo caso declinata in ideologia abortiva.

Aborto sicuro, per chi?

L’OMS fa distinzione tra un “safe abortion” e un “unsafe abortion” osannando il primo come grande esempio di civiltà e screditando il secondo come un orrore barbarico. Ovviamente ciò che realmente si intende non è una distinzione tra “safe” ed “unsafe”, quanto piuttosto tra legalizzato e illegale. L’aborto, procedura il cui fine ultimo è uccidere, per sua intrinseca essenza non può essere sicuro. Davvero poi dovremmo pensare che i detentori dell’ideologia abortiva abbiano a cuore la salute delle donne che abortiscono clandestinamente, dopo aver ignorato 73 milioni di vittime annuali?

L’aborto una cura?

Altra grande menzogna, il riferirsi all’aborto come “care”, cura. In quest’ottica va da sé che la malattia da sconfiggere è la gravidanza e che gli obiettori di coscienza diventano il nemico, l’ostacolo alla “guarigione”.

Educazione sessuale a servizio dell’ideologia di morte

Tra i provvedimenti necessari, secondo l’OMS, a prevenire il così detto “aborto non sicuro” c’è, ovviamente, l’educazione sessuale. Un tipo di educazione sessuale figlia anch’essa dell’ideologia abortiva, in cui ogni tabù può essere svelato, eccetto il fatto che la sessualità ha intrinsecamente un fine procreativo, che anzi va rifuggito ad ogni costo. Per cui diviene giusto scombinare il perfetto equilibrio ormonale di una donna sana per renderla un oggetto consumabile senza rischi. Stessa logica per la profilassi maschile. Non illudiamoci infatti che la riduzione a oggetto di consumo faccia differenze di genere, qui non si vuole offendere nessuno.

Il vero tabù è la procreazione

Una sintesi visiva di come il consumismo sia entrato nell’intimità delle persone ce la offre Richard Hamilton nelle sue opere. In “Just what is it that makes today’s homes so different?” nella versione del 1992 (qui in copertina) ci viene presentata una realtà tremendamente attuale. Un uomo e una donna, distanti l’uno dall’altra, ognuno nel proprio mondo. Lei, che per affermarsi sembra dover imitare a tutti i costi un certo stereotipo di mascolinità, tiene in mano un cartello in cui campeggia la scritta “STOP CHILDREN”; lui schiavo del lavoro e probabilmente sull’orlo della disperazione. L’unica scena d’amore è quella di un bacio che passa in tv. Attenzione però, perché non si tratta di due persone, ma di due androidi. È un tipo di amore finto, robotico, asettico, non fertile, che non unisce, ma anzi divide l’uomo e la donna. L’idea di “amore” che passa dall’educazione sessuale che ogni giorno ci bombarda tramite film, video musicali, riviste di moda, pornografia e che organizzazioni come l’OMS esaltano e incentivano.

Un’educazione sessuale figlia della Rivoluzione che, come cantava Leonard Cohen in Diamonds in the Mine, istruisce le donne ad uccidere i bambini nel grembo.

Rimettere ordine tra i veri diritti della persona

Diritti fondamentali e inalienabili dell’uomo sono il diritto alla vita, alla libertà e alla salute (inteso come diritto ai servizi per la preservazione e promozione della salute , Ndr), esattamente in quest’ordine. Non stupiamoci quando ci viene presentato un modello di salute perverso, come quello che soggiace all’idea di “diritti riproduttivi”, o quando la nostra libertà viene calpestata. In un sistema di valori che non ha a fondamento il diritto alla vita necessariamente ogni altro diritto crolla e ogni valore è capovolto. La libertà, quella vera, che viene dal perseguimento del bene tramite la conoscenza della verità, non può esistere in una struttura fondata sul diritto alla morte, che al contrario può offrirci solo liberalismo: una schiavitù mascherata da libertà.

Cosa possiamo fare noi davanti a tutto questo?

Fondamentale è non disperare e soprattutto non guardare dall’altra parte facendo finta di niente. Ognuno di noi deve impegnarsi in questa battaglia a difesa della vita informandosi e informando, partecipando alle marce, pregando con costanza.

Ispiriamoci a Davide che con coraggio si è battuto contro Golia il Filisteo; a Giuditta che con astuzia si è introdotta nell’accampamento del generale Oloferne. Per quanto l’avversario possa sembrare temibile e noi possiamo apparire disarmati, abbiamo Dio dalla nostra parte e questo ci dà la certezza che prima o poi la testa del nemico, della Rivoluzione, sarà nelle nostre mani.




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[1] La cifra non può tenere conto di tutti gli aborti avvenuti a causa di pillole anticoncezionali, della così detta contraccezione d’emergenza e di tutti gli embrioni perduti nei processi di fecondazione artificiale.

[2] Eugenio Corti, Medioevo e altri racconti, p. 9

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA UNIVERSITARI PER LA VITA

Tags:
abortopro life
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