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San Giuseppe, il più grande santo della cristianità (8/9) 

Manuel Cohen / Aurimages

Saint Joseph, chapelle St Joseph de la cathédrale Notre-Dame d'Amiens.

Joseph-Marie Verlinde - pubblicato il 22/01/21

Fondatore e priore della comunità monastica della Famiglia di San Giuseppe, padre Joseph-Marie Verline ci introduce alla grande figura di san Giuseppe, a cui papa Francesco ha consacrato un anno speciale in occasione del 150º anniversario della sua proclamazione a patrono universale della Chiesa. Come Giovanni Battista, Giuseppe si eclissa perché Gesù sorga in piena luce. Dopo Maria, egli è incontestabilmente il più grande santo della cristianità, ed era il candidato naturale ad essere proclamato patrono della Chiesa universale.

I Vangeli non ci dicono alcunché sugli ultimi istanti di vita terrena si san Giuseppe, il quale scompare con discrezione dalla scena del racconto. Conveniva, in effetti, che egli si eclissasse perché tutti gli sguardi si concentrassero su Gesù, poiché è in lui che possiamo vedere il Padre (Gv 14,9). L’età media degli uomini palestinesi del I secolo superava di non molto i 50 anni. Nell’ipotesi per cui Giuseppe si sia sposato, come il Talmud avrebbe consigliato, verso l’età di vent’anni, egli sarebbe giunto al mezzo secolo quando Gesù ebbe una trentina d’anni. Non è dunque impossibile che Nostro Signore abbia atteso la dipartita del padre per cominciare il suo ministero pubblico. La discrezione di san Giuseppe nei Vangeli è importante: a immagine del Padre celeste, che ci rimanda al Figlio, «effigie perfetta della sua Sostanza» (Eb 1,3), Giuseppe resta in silenzio e scompare al sorgere del Verbo incarnato che ci rivela «il suo e nostro Padre, il suo e nostro Dio» (cf. Gv 20,17).

«L’ombra del Padre»

Chi meglio di lui ha conosciuto l’Immacolata, sua moglie, e Gesù, il Figlio divino affidatogli? Il cuore di Maria è strettamente unito a quello del Figlio, ma lo è pure a quello del marito, Giuseppe; donde consegue che il castissimo cuore di Giuseppe batta all’unisono coi cuori di Maria e di Gesù, come ha ben visto chi in Brasile ha recentemente espresso una devozione (il vescovo di Itapiranga l’ha riconosciuta). Giuseppe ha perfettamente estinto in sé ogni movimento di volontà propria per sottomettersi interamente alla volontà di Dio e diventare così fedele collaboratore del suo disegno di salvezza, al punto che lo si può chiamare anche “l’ombra del Padre”. Di chi altri può predicarsi la gloria di aver nutrito col pane terreno colui che è il Pane Celeste? Di aver iniziato alle Scritture colui che è la Parola di Dio fatta carne? Di aver salvato dalle mani di Erode il Salvatore degli uomini?

Patrono della Chiesa universale

E poiché «i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili» (Rom 11,29), san Giuseppe continua ad esercitare dal Cielo quei ministeri in favore delle membra del Corpo di Cristo, così come fece per il Capo. Ecco perché, su richiesta dei padri del Concilio Vaticano I, papa Pio IX proclamò san Giuseppe patrono della Chiesa universale (decreto Quemadmodum Deus dell’8 dicembre 1870). Mezzo secolo dopo, Benedetto XV invitava tutti i cristiani, specialmente i lavoratori e gli agonizzanti, a prendere san Giuseppe come modello e patrono, poiché

attraverso Giuseppe noi andiamo direttamente a Maria, e, attraverso Maria, all’origine di ogni santità, Gesù, il quale consacrò le virtù domestiche con la sua obbedienza a Giuseppe e a Maria.

Benedetto XV, Motu proprio Bonum sane, del 25 luglio 1920

In tutti i canoni eucaristici della Messa

Papa Francesco ha inaugurato il suo pontificato il 19 marzo 2013, giorno della solennità di san Giuseppe, ravvisandovi «una coincidenza assai pregna di significato»; egli ha iscritto nelle sue insegne pontificie, accanto a Gesù e a Maria, un fiore di nardo «che simbolizza Giuseppe», secondo una tradizione sul “bastone di Giuseppe” diffusa nei paesi ispanici – dove il fiore di nardo dice purità e amore (Ct 1,12; 4,13-14; Mc 14,3; Gv 12,3); il 5 luglio 2013 consacrò la Città del Vaticano a san Giuseppe, e il 1º maggio 2013 aveva già fatto pubblicare dalla Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti un decreto per il quale si chiedeva

che il nome di san Giuseppe, sposo della Vergine Maria, venisse senz’altro aggiunto ai canoni della terza editio typica del messale romano, dopo il nome della Beata e Sempre Vergine Maria.

Questo gesto è lungi dall’essere anodino, perché la lex orandi – che dice la lex credendi – non si cambia certo tutti i giorni. Con quest’atto, straordinario in senso proprio e stretto, la Chiesa sembra voler riconoscere sempre di più il posto veramente unico di san Giuseppe nell’economia dell’Incarnazione.




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[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

Tags:
riforma liturgicasan giuseppe
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