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Veramente la Chiesa era stata contraria ai vaccini?

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Marco Rapetti Arrigoni - Breviarium - pubblicato il 21/01/21

All’inizio di ogni semestre, terminata la vaccinazione generale, chirurghi e medici condotti dovevano stilare un rapporto da trasmettere alla Commissione provinciale nel quale trascrivere i nomi di tutte le persone vaccinate nei precedenti sei mesi e segnalare «le cause che ostassero al prospero successo della vaccinazione», allegando l’elenco degli abitanti non vaccinati. La Commissione provinciale doveva a sua volta redigere una nota sul generale andamento della vaccinazione nella propria provincia da inoltrare alla Commissione centrale, facendo menzione delle persone distintesi «col loro zelo onde contribuire al buon esito dell’innesto vaccino» (art. 29, ivi, p. 110). Infine la Commissione centrale era tenuta ad inviare due volte all’anno alla Sacra Consulta una relazione riportante il numero delle persone vaccinate in tutto lo Stato Pontificio,

non che una esposizione delle cause che favoriscono o ritardano questa salutare pratica, manifestando al Governo i nomi di coloro che più si distinguono per il loro impegno onde promoverla, e propagarla.
Art. 30, ibid.

Sovvenzioni e trattamenti preferenziali per i vaccinatori

Per favorire ed incentivare l’adozione di una condotta massimamente diligente e scrupolosa da parte di medici e pubblici amministratori l’Editto prevedeva il conferimento annuale di sessanta medaglie d’argento e cinque medaglie d’oro

a quei Medici, Chirurghi, e Gonfalonieri, che più si saranno distinti per il loro zelo nel promovere la vaccinazione, e per il maggior numero di vaccinazioni che avranno eseguite

e parimenti garantiva ai medici vaccinatori più solerti un trattamento preferenziale da parte dell’amministrazione per le nomine nel settore sanitario in virtù dei

meriti che si saranno acquistati i Medici ed i Chirurghi nell’adempimento dei loro doveri concernenti l’importantissimo oggetto della vaccinazione,
Art. 31, ivi, p. 111

con ulteriore prelazione nell’assegnazione di nuove condotte, a parità di requisiti, per quei sanitari che, oltre a produrre l’indispensabile certificato di “competenza vaccinale” previsto dall’art. 20, avessero ottenuto dal Gonfaloniere del loro comune e dalla Commissione provinciale l’ulteriore certificato attestante l’avere «procurato con particolare zelo la propagazione dell’innesto vaccino» (art. 20, ivi, p. 108).

Sempre allo scopo di incoraggiare la popolazione a sottoporsi alla vaccinazione, abbandonando ogni ingiustificato timore e pregiudizio, il legislatore poneva come condizione essenziale per l’accoglimento delle petizioni avanzate per ottenere benefici, sussidi e premialità che esse fossero accompagnate dal «certificato dal quale risulti che il chiedente essendo padre di famiglia ha fatto praticare la vaccinazione». Era, al contrario, oggetto di esplicita censura e motivo di sfavore da parte della pubblica amministrazione la «riprensibile condotta» di coloro che avessero rifiutato di vaccinarsi: l’art. 32, infatti, stabiliva che tali soggetti, avendo trascurato

la vaccinazione onde preservare la propria prole, e gli individui della famiglia che essi governano, in parrità di meriti saranno posposti a quelli che l’avessero praticata con premura, in oggetti dipendenti da Sovrana beneficenza.
Ibid.

Le ultime norme dell’Editto fissavano le misure da adottarsi in caso di insorgenza di focolai di vaiolo per prevenire la propagazione del morbo, introducendo l’obbligo di denuncia dei sospetti di contagio alle autorità sanitarie a carico del capo famiglia o del medico curante che li avesse visitati, disponendo l’isolamento ed il confinamento in casa dei familiari e di tutte le persone venute a contatto con il contagiato e prescrivendo l’avvio della vaccinazione generale da eseguirsi nel comune in cui si fossero manifestate le infezioni.

L’abitazione in cui si sarà manifestato il Vajuolo umano come attaccata da contagio dovrà immediatamente assoggettarsi ad una rigorosa contumacia. Tutta la famiglia e tutti coloro i quali avranno avuta comunicazione col vaiuoloso saranno messi sotto rigoroso sequestro nella stessa di lui casa, donde non potranno escire se non dopo la guarigione o la morte dell’infetto, e dopo che saranno stati praticati gli spurghi alle persone ed agli effetti e masserizie contaminate. Le spese del sequestro e degli spurghi, decorsi tre mesi dalla pubblicazione del presente Editto, saranno a carico della famiglia del vajuoloso : nel caso che essa non sia in istato di sostenerle, lo che dovrà comprovarsi nelle forme legali, si pagheranno dalla Comune.
Art. 35, ivi, p. 112

Pio VII ed il card. Consalvi avevano dunque architettato un’avanzata ed articolata struttura amministrativa e sanitaria incentrata sulla vigorosa promozione della profilassi vaccinale universale e gratuita, da praticarsi fin dall’infanzia, la cui efficienza, in termini di adempimento ed implementazione, dipendeva però dalla solerte collaborazione del personale medico dello Stato e dal suo favorevole e fattivo accoglimento dal parte della popolazione. Purtroppo il Pontefice che aveva coraggiosamente e sapientemente affrontato la tempesta provocata dalla peste rivoluzionaria arrivando a subire per anni la privazione della libertà per difendere i diritti della Chiesa contro le prevaricazioni ed i soprusi napoleonici culminati nell’occupazione di Roma e nell’annessione dello Stato Pontificio all’Impero francese, nello scorcio finale del suo ministero si trovò a fronteggiare non solo il flagello del vaiolo ma anche le resistenze all’attuazione del suo lungimirante progetto di tutela della salute pubblica per l’immotivata ostilità al vaccino (nonostante la gratuità della sua somministrazione) da parte dei ceti popolari maggiormente segnati da ignoranza e «radicato pregiudizio», come lo aveva definito il Segretario di Stato.

Leone XII: accondiscendenza e fraintendimenti

Tale opposizione del senso comune al buon senso (per parafrasare Manzoni) finì per lasciare sostanzialmente inattuata l’ambiziosa legislazione sanitaria di Pio VII fino a quando a metà settembre del 1824, a circa un biennio dalla sua promulgazione, Leone XII si risolse revocare l’Editto del predecessore con una circolare legatizia che si limitava a rendere volontaria e facoltativa la vaccinazione ed a preservarne la gratuità.

Rimane obbligo a Medici e Chirurgi condotti di eseguirla gratuitamente, a quanti vogliano prevalersene, essendo questa la cura ed il preservativo di una malattia alla quale, come a tutte le altre, essi hanno l’obbligo di riparare.
Leone XII, Circolare legatizia, 15 settembre 1824

Lungi da certa narrazione caricaturale di ispirazione anticlericale volta a raffigurare Leone XII come un implacabile nemico del vaccino jenneriano, la decisione del Papa, nel disporre il ritorno alla “libertà vaccinale”, sembrerebbe essere stata dettata da una bonaria ancorché eccessiva indulgenza verso le rimostranze popolari. Dal dato testuale della norma risulta, infatti, evidente che non solo Leone XII non intese in alcun modo introdurre un divieto di vaccinazione ma, al contrario, riaffermò il dovere dei medici di vaccinare gratuitamente coloro che lo richiedessero per adempiere l’obbligo di cura derivante dall’esercizio della loro professione.

Lo stesso favore personale del Papa verso la vaccinazione, peraltro, emerge nitidamente dal riconoscimento, esplicitato nella circolare, del vaccino quale «cura e preservativo» della malattia che si ha «l’obbligo di riparare», considerazione che arduamente si sarebbe conciliata con la contrarietà alla misura. A suffragare tale ipotesi assume rilevanza anche la scelta del Pontefice di conferire proprio nel 1824 l’Ordine dello Speron d’oro, riservato a coloro abbiano contribuito alla gloria della Chiesa, al dottor Luigi Sacco, massimo studioso e propugnatore italiano della vaccinazione jenneriana (e per questo bersaglio dell’ostilità dei no-vax del tempo) ma anche membro della massoneria, proprio in ragione dell’instancabile impegno personale profuso nella diffusione e nella promozione della pratica vaccinale gratuita e per l’omaggio di 108 copie del suo “Trattato di vaccinazione, con osservazioni sul giavardo e sul vajuolo pecorino” che il celebre clinico aveva inviato al Pontefice e che furono distribuite presso gli uffici del dicastero di sanità.

Ma proprio perché, come osservava il contemporaneo prof. Tommasini,

gli uomini in generale (e questi e non i pochi compongono la massa delle popolazioni), sono di tal pasta anche in questa età boriosamente detta illuminata, che è vano lo sperare saper essi spontaneamente appigliarsi al bene e scostarsi dal male, comecchè l’uno e l’altro siano da tutti per chiari segni conosciutissimi,

la libertà di vaccinazione venne erroneamente interpretata dalla popolazione come legittimazione o quantomeno tolleranza dello Stato nei confronti di comportamenti imprudenti e negligenti che finivano per trascurare la responsabilità morale di sottoporsi alla vaccinazione, contribuendo in tal modo all’insorgere di nuove e gravi epidemie di vaiolo nel successivo decennio.

Fu Gregorio XVI, attraverso la riforma dell’amministrazione sanitaria, a dare un nuovo forte impulso alle campagne di vaccinazione, recependo larga parte della legislazione pio-consalviana precedentemente abrogata ed istituendo nel 1834 la Congregazione speciale di Sanità

incaricata del regime sanitario per tutto ciò che concerne la garanzia della salute pubblica dai pericoli che possano sovrastarlo non meno dall’esterno che nell’interno dello Stato […]. La medesima poi prenderà in esame, risolverà e deciderà di tutte le materie sanitarie, ed emetterà tutti quei provvedimenti che le circostanze richiederanno, e saranno espedienti a tutelare la pubblica salute.
Editto istitutivo della Congregazione speciale di Sanità, Titolo I, artt. 1 e 3, 20 luglio 1834 in Raccolta delle leggi e disposizioni di Pubblica amministrazione nello Stato Pontificio dal 1 gennaio al 31 dicembre 1834, Volume II, Roma, 1835 pp. 97-99

Nel 1841, a seguito di nuove ondate epidemiche, il Papa affidò al card. Mario Mattei, segretario degli affari di Stato interni, prefetto della Sacra Consulta e presidente della Congregazione speciale di sanità, il compito di emanare una notificazione rubricata “Disposizioni ordinate a prevenire e minorare i funesti effetti del vaiolo arabo”, atta a sistematizzare la disciplina normativa vigente in materia vaccinale nello Stato Pontificio2.

Essa accoglieva molte delle misure dell’Editto del 1822 aggiornandole ed integrandole con le prescrizioni successivamente intervenute, affidando «l’alta vigilanza sull’andamento della vaccinazione nello Stato pontificio» (art. 1, ivi, p. 129) alla Congregazione speciale di Sanità, vertice della struttura amministrativa che aveva nelle commissioni provinciali, a livello intermedio, e nelle deputazioni comunali, alla base dell’impianto organizzativo, le proprie ramificazioni territoriali gerarchicamente ordinate.

Il provvedimento, palesando la preoccupazione di garantire l’accesso all’assistenza sanitaria alle persone più vulnerabili a causa delle loro condizioni di precarietà esistenziale, imponeva ai medici e chirurghi di enti caritativi, orfanotrofi, ospizi e ricoveri per bisognosi

l’obbligo di eseguire la vaccinazione sopra quegl’individui che vi sono ricevuti, quando questi non esibiscano il certificato o di essere stati inoculati, o di avere avuto il vaiolo arabo, o non ne portino le impressioni
Art. 2, ibid.

e disponeva «la vaccinazione pubblica e gratuita» per i poveri non ospitati in tali strutture in due sessioni annuali, primaverile, nei mesi di aprile e maggio, ed autunnale, nei mesi di settembre ed ottobre (art. 3, ibid.).

In vista dell’obiettivo di raggiungere la copertura vaccinale su tutto il territorio statale la notificazione si premurava di assicurare un costante approvvigionamento di scorte di vaccini tali da garantirne ai medici una sempre sicura e sufficiente reperibilità, incaricando la Congregazione speciale e le commissioni provinciali di provvedere ai necessari rifornimenti secondo le rispettive attribuzioni (artt. 4 e 6, ivi, p. 130). Alle commissioni provinciali era inoltre attribuita la competenza relativa alla «vigilanza e direzione della vaccinazione delle rispettive delegazioni» (art. 6, ibid.).

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